Black Velvet ha una missione preziosa: restituire al pubblico le opere di Guido Crepax.
Vien riproposto così, nelle librerie specializzate, Valentina e la lanterna magica, in un volume da 112 pagine (cm: 19,5 x 26,5, Brossura con bandelle, € 10,90) che si aggiunge a quel piccolo gioiello del maestro, intitolato Jekyll e altri classici della letteratura. La casa editrice punta forte su Valentina, il personaggio più celebre di Crepax, andando a stampare una tra le storie più amate di sempre, un racconto in grado di riassumere alla perfezione “tutti temi e le caratteristiche del lungo viaggio narrativo durato trent’anni.” Basta il titolo per comprendere che si tratta di un’esperienza quasi onirica, dove non servono troppe parole per esprimere un erotismo quasi esplosivo, ben rappresentato dalle parole di Gillo Dorfles il quale invita a «constatare la simultaneità degli atti, il taglio inconsueto e paradossale delle scene, la spregiudicata frammentarietà di certe sequenze».
Guido Crepax non ha bisogno di troppe presentazioni. Sin da giovane fu subito apprezzato da grandi case editrici come Mondadori, Vallardi, Rizzoli, Loescher, Sonzogno, Ricciardi. Il suo primo romanzo a fumetti risale al 1965, quando sul secondo numero di «Linus», rilasciò La curva di Lesmo, una storia dove fece la sua prima apparizione proprio la sexy fotografa Valentina Rosselli. Tra le altre sue opere ricordiamo: Belinda (1967); Bianca (1968); Anita (1972-80); L’uomo di Pskov (1977); L’uomo di Harlem (1979); Giulietta (1989-90); Francesca (1990); gli adattamenti di diversi classici della letteratura (Dr. Jekyll e mr. Hyde [1987], Dracula [1987]), e dell’erotismo (Histoire d’O [1975], Emmanuelle [1978]).

Black Velvet ha rilasciato in fumetteria due prodotti che invitano i lettori più grandi a tornare bambini e trascinano i lettori più giovani in mondi fatti di quella allegria e spensieratezza che dovrebbero essere il loro pane quotidiano.
E’ il momento di introdurvi Mumin e la cometa di Tove Jansson e i più celebri Puffi di Peyo. Black Velvet ha proposto la storia di Tove Jansson in un volume in bianco e nero da 120 pagine al prezzo di € 22,00. All’interno sono state inserite ben cinque storie dei Mumin, la simpatica e bizzarra famiglia con la passione di visitare mezzo mondo per conoscere personaggi di ogni genere. Tra le storie proposte troverete una nel Far West ed in particolar modo “l’adattamento a fumetti del primo vero successo dei Mumin, quel romanzo dal titolo Caccia alla cometa che li lanciò come successo a livello mondiale.” I Mumin vengono considerati uno dei gioielli dimenticati del fumetto mondiale, un’opera raffinata ed incantevole partorita negli anni Cinquanta da Jansson per le pagine di un quotidiano inglese. Black Velvet ha allegato anche una esclusiva guida a tutti i libri dei Mumin!
La Satrapi non apprezzerà tanto Peyo ed i suoi Puffi, ma tutti noi riconosciamo il valore di una serie geniale, indirizzata forse ad un pubblico giovane, con un linguaggio semplice, ma in grado di affrontare i problemi sociali e ben rappresentare il mondo che ci circonda. In fumetteria è stato rilasciato il volume Il puffo Quattrocchi cerca guai (48 pagine a colori, € 9,90), realizzato dallo studio Peyo. Questo è il secondo volume della “Collana Rossa”, dedicata alla pubblicazione delle “storie autoconclusive di una pagina” dei Puffi, materiale praticamente quasi del tutto inedito per l’Italia. Per la sinossi cliccate subito continua!
Continua a leggere: Black Velvet - Mumin e i Puffi in fumetteria
In Germania il fumetto sta vivendo un periodo felicissimo, che dura da tempo ma è tuttora in rapida crescita ed espansione. Il fenomeno deve molto al processo di riunificazione nazionale e ad oggi la grande maggioranza degli autori più attivi e rappresentativi provengono proprio dall’ex Repubblica Democratica Tedesca. Il panorama è tanto vasto quanto eterogeneo, con una particolare concentrazione di graphic novel, molte delle quali sono state tradotte per il mercato italiano dall’editore Black Velvet. Si calcola che nel 2010 sono state 120 le case editrici che hanno pubblicato in tutto 2.601 titoli (tra cui 320 ristampe) e molti editori confermano di voler produrre nel 2011 ancora più libri. Una vera e propria exploitation, insomma, che ha suggerito alla direzione del Goethe Institut una serie di iniziative volte a diffondere anche in Italia il nuovo fumetto tedesco.
Tra gli eventi una mostra itinerante, Comics, Manga & Co. La nuova cultura fumettistica tedesca, che nel corso del 2012 sarà esposta a Terni, Torino e Trieste. L’idea è di Matthias Schneider, berlinese curatore e esperto di fumetti. La mostra consiste in 55 facsimili di opere grafiche, disegni e informazioni aggiuntive sugli artisti. In essa vengono esposti i lavori di Arne Bellstorf (Baby’s in black. The story of Astrid Kirchherr & Stuart Sutcliffe), Martin tom Dieck (Der unschuldige Passagier), Sascha Hommer (Vier Augen), Line Hoven (Liebe schaut weg), Mawil (Action Sorgenkind), Anke Feuchtenberger (Die Hure H zieht ihre Bahnen), Flix (Faust), Jens Harder (Alpha – Directions), Reinhard Kleist (Cash. I see a darkness), Isabel Kreitz (Die Sache mit Sorge), Christina Plaka (Yonen Buzz), Henning Wagenbreth (Cry for help) e Ulf K. (Sternennächte). Il catalogo completo della mostra è disponibile in rete a questo indirizzo.
Il Goethe Institut ha deciso di aprire anche una finestra esclusiva per Reinhard Kleist, l’autore più rappresentativo del graphic journalism tedesco e autore di successo a livello internazionale. Una mostra dedicata al suo lavoro è ospitata presso il Foyer del Goethe-Institut di Roma. E’ stata inaugurata l’8 marzo e resterà aperta fino al 5 aprile. Di Kleist la nostra Black Velvet ha pubblicato il suo reportage in due parti su Cuba, raccolto nei volumi Habana. Un viaggio a Cuba e Castro. In programma c’è anche un laboratorio di fumetto per ragazzi tra i 13 e 17 anni con il fumettista Mawil.
Nel 1924 la città di Hannover, in Germania, fu sconvolta da un’efferata serie di sparizioni e omicidi. Il colpevole, Fritz Haarmann, passerà alla storia come il più famoso serial killer tedesco, e denominato “il macellaio di Hannover”. La sua figura è stata al centro, tra gli altri, di un famoso saggio del medico e scrittore Theodor Lessing, mentre la storia ispirò al regista Fritz Lang uno dei suoi massimi capolavori, M. Il mostro di Düsseldorf. Peer Meter e Isabel Kreitz ricostruiscono l’intera vicenda in un graphic novel, Haarman, pubblicato in questi giorni dall’editore Blackvelvet.
La storia si snoda in un periodo quanto mai significativo per la Germania, messa in ginocchio dalla prima guerra mondiale e con in serbo i germi della distruzione prossima ventura. Nei vicoli della Città Vecchia la gente è terrorizzata da una serie di misteriose sparizioni: da mesi le persone finiscono nel nulla e nessuno riesce a spiegarsi dove e perché. Un giorno però vengono ritrovati nel letto del fiume Leine le ossa e i crani perfettamente ripuliti di molti giovani, il panico inizia a diffondersi. Ben presto comincia a delinearsi la presenza in città di un terribile assassino che, dopo aver ucciso le sue vittime, toglie loro la carne dallo scheletro per gettarne i resti nel fiume.
Peer Meter ha sceneggiato la storia di Haarman con particolare attenzione allo spirito del tempo, concentrandosi su quella insensata quanto metodica violenza in cui si profilano i prodromi della barbarie nazista, come se la figura di Haarman fosse non soltanto quella del classico assassino seriale psicopatico, ma anche un simbolo, un presagio e una maledizione del tempo. Isabel Kreitz (La scoperta della currywurst e La storia di Sorge, entrambe pubblicate Black Velvet) illustra la storia in un bianco e nero livido e graffiato.
L’editore francese Casterman ha pubblicato il nuovo libro del disegnatore tedesco Reinhard Kleist, Castro. La storia è ambientata nella Cuba della rivoluzione castrista. Nel 1958, il giovane giornalista tedesco Karl Mertens intraprende un viaggio a Cuba - in cui governo filo-americano si trova a fronteggiare un esercito di guerriglieri - per scrivere sulla ribellione politica e militare in corso e dell’uomo che ne ha preso il comando, Fidel Castro. Presto, il giornalista è affascinato dal movimento rivoluzionario, al punto che ne diventerà uno dei testimoni chiave, ma forse è ancor più interessato alla personalità carismatica dell’uomo che guida la guerriglia cubana.
La storia personale di questo giovane giornalista a Cuba e la storia di Fidel Castro stesso si intrecciano in un ambizioso graphic novel in bianco e nero, che annoda insieme i fili della finzione e della biografia storica attraverso molti flashback, con una grande potenza evocativa.
La descrizione dell’isola e della sua capitale, L’Avana, risulta estremamente veritiera, nutrita com’è del viaggio compiuto dall’autore nel 2008. L’editore Black Velvet, che di Reinhard Kleist ha pubblicato Cash e Habana, ha già annunciato che porterà a breve anche questo volume nelle librerie italiane.
Uscirà fra pochi giorni il monumentale e attesissimo Hicksville di Dylan Horrocks, lunga storia segreta e immaginaria dei fumetti, di cui presto torneremo a parlare. Nel frattempo, l’editore Blackvelvet - a cui si deve la meritoria iniziativa di portarlo finalmente anche in Italia - pubblicherà sul suo sito lo spin-off del graphic novel, scritto e disegnato dallo stesso Horrocks, dal titolo Sam Zabel e la penna magica.
La storia sarà pubblicata a puntate ogni lunedì a partire dal 9 gennaio, con una prima puntata eccezionalmente in cinque pagine. Si può ben dire che Hicksville rappresenti non solo l’opera più importante di Horrocks, ma anche la sua più personale e duratura ossessione. Infatti, accanto a questo spin-off, che ha per protagonista uno dei personaggi principali dell’opera originale, e realizzato nel corso di due anni, l’autore sta preparando da tempo - e in gran segreto - il vero e proprio sequel, dal titolo Atlas, in cui si esplora la vita e la terra del disegnatore immaginario Emil Kópen.
Blackvelvet sta cercando insomma di lanciare con un grande sforzo comunicativo questo graphic novel, pubblicato in America dalla prestigiosa Fantagraphics. Lo dimostra anche il concorso a tema - indetto in collaborazione con Lo Spazio Bianco - “I fumetti vi spezzeranno il cuore”, che prende il nome da una frase di Jack Kirby che ha molto a che fare con Hicksville. C’è tempo ancora fino al 9 gennaio per inviare il proprio elaborato e vincere una delle tre copie del fumetto in palio.
Black Velvet Editrice ha deciso di approntare l’edizione italiana del cult book Hicksville, il lungo romanzo a fumetti sui fumetti scritto e disegnato da Dylan Horrocks, e di cui a breve torneremo a parlare. L’opera sarà in libreria a gennaio 2012, ma nel frattempo, in attesa dell’evento, l’editore, in collaborazione con Lo Spazio Bianco, ha indetto un concorso con in palio tre copie della nuova e definitiva edizione di questo capolavoro del fumetto internazionale.
Le modalità di partecipazione sono molto semplici. Il concorrente è chiamato a scrivere in un massimo 1000 battute su un episodio personale in cui, nella propria vita, “i fumetti gli hanno spezzato il cuore“, per poi spedire il breve testo alla casella email press@blackvelveteditrice.com. Per chi conosce il libro, salterà subito all’occhio che questo concorso si ispira alla frase di Jack Kirby che introduce alla storia, “I fumetti vi spezzeranno il cuore”. Per chi non lo conosce e non lo ha mai letto, ecco una possibilità di assicurarsene una copia gratuitamente condividendo con gli altri la propria esperienza di lettore “forte” di fumetti.
I testi migliori, a insindacabile giudizio delle redazioni de Lo Spazio Bianco e Black Velvet Editrice, saranno annunciati martedì 10 gennaio 2012. Avete quindi tempo fino alla mezzanotte di lunedi 9 gennaio 2012 per mandare le vostre prove! Tutti i testi inviati potrebbero essere pubblicati sui rispettivi siti internet.
Venerdì 14 ottobre presso l’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte in Piazza San Marco a Roma, sarà presentato al pubblico il libro edito da Black Velvet sulla vita e l’opera di Andrea Pazienza. Alla presenza dell’autore, Franco Giubilei, si parlerà quindi di questa biografia, dal titolo Vita da Paz, che ripercorre la vita del grande disegnatore attraverso il racconto degli amici: Sergio Staino, Milo Manara, Michele Serra, Vincino, Vincenzo Sparagna, Marcello Jori, David Riondino, Jacopo Fo, Filippo Scòzzari e tanti altri.
Presentare Andrea Pazienza come la rockstar del fumetto italiano, come fa Black Velvet nella scheda del libro, è perfino riduttivo. Pazienza è stato non solo un autore simbolo della sua generazione, un genio prematuramente scomparso e mai abbastanza compianto, ma anche e sopratutto un maestro del fumetto tout court, ingiustamente e per troppo tempo associato alla scena bolognese del 77 e all’underground piuttosto che alla satira o alla serie di Zanardi. Sono moltissimi i titoli che l’editoria italiana ha dedicato a Pazienza negli ultimi anni, ma anziché recuperare uno sguardo complessivo sulla sua opera e sulla sua figura, tentare di storicizzare ma anche attualizzare la sua arte, spesso questi libri sono stati scritti sull’onda di una riscoperta modaiola, dividendosi tra raccolte di disegni inediti, ristampe dei classici e agiografie aneddotiche.
Il libro di Giubilei non sembra sottrarsi a questa corrente, presentando l’autore attraverso le testimonianze e i ricordi dei personaggi più o meno noti che lo hanno conosciuto e frequentato. Contestualmente però Black Velvet recupera e pubblica sul sito un interessante reperto audio inedito: una lunga intervista a Andrea Pazienza, condotta nei giorni in cui l’autore completava Pompeo, registrata nel 1986 da Stefania Scateni e Marco Petrella. Un’ora di conversazione - potete ascoltare le tracce in fondo all’articolo - in cui Pazienza parla del suo testamento a fumetti, Pompeo, all’epoca poco compreso anche dal suo pubblico di riferimento. Si tratta di un documento molto interessante, che dimostra quanto negli ultimi anni l’autore vivesse una crisi profonda che riguardava anche la sua crescente allergia verso le mode e i circuiti culturali in cui egli stesso era coinvolto.
Pazienza esprime qui tutta la sua amarezza verso un mondo che non ama più, quello urbano e delle correnti di maniera, delle manifestazioni e del presenzialismo. E rivendica la sua scelta di abbandonare la pubblicità, il design, i facili guadagni per ritirarsi in campagna e realizzare quell’opera miliare, difficile e dolorosa, disegnata in modo apparentemente sciatto su fogli sparsi. All’epoca disorientò molti. Pompeo uscì 25 anni prima de La Mia Vita Disegnata Male e oggi è considerato un capolavoro.
Lo confesso, ho tirato un sospiro di sollievo quando ho alzato dal bancone della mia fumetteria di fiducia il nuovo libro di Bastien Vivès. Avevo una paura tremenda che si trattasse dell’infelice progetto che l’autore aveva annunciato qualche tempo fa, e cioè quello di adattare a fumetti il romanzo (?) di Federico Moccia, Tre metri sopra il cielo. E’ vero che l’enorme talento del fumettista francese è un po’ limitato dai toni sentimentali e adolescenziali delle sue storie, ma tutto sommato si tratta di una falsa limitazione. Uno pensa: è un autore molto giovane, questo è il suo mood e nonostante tutto è strepitoso, chissà cosa sarà in grado di fare da grande, quando affronterà tematiche diverse e magari anche dure. E poi nelle storie di Vivès non c’è leziosità alcuna, è tutto molto contenuto. Come diavolo gli sarà saltato in testa di far sue le storie improponibili di Moccia?
Bene, mi dico, così nel frattempo Vivès ha fatto altro, forse - magari - ha pure abbandonato l’infelice progetto, ché per me che sono suo fan sarebbe uno sgarbo imperdonabile quello di vedermi rifilare Moccia: non si può passare dalla piscina de Il gusto del cloro ai lucchetti di Ponte Milvio, proprio no. Che fortuna quindi leggere un titolo diverso, Polina, che ha anche un suono bellissimo, e scoprire nella storia di questa ballerina - ispirata alla figura di Polina Semionova - e della sua crescita umana e artistica, una conferma dell’eccezionalità di questo giovane autore.
Dopo la parentesi di Nei miei occhi, storia d’amore narrata in soggettiva e disegnata con i pastelli, Vivès torna al suo metodo usuale, quello del disegno interamente fatto con il computer e la penna grafica. Stilizza di più rispetto al virtuosismo di Il gusto del cloro, adotta una bicromia nero/caffè e libera ancora una volta il suo talento. Un talento che si esprime in primo luogo nella grande capacità di osservare e riprodurre gesti, pose naturali, espressioni anche fugaci e punti di vista con un’abilità che nel non ha eguali. Abbasso Moccia, viva Vivès, lo ribadisco!
Black Velvet torna in libreria con due distinti graphic novel dedicate ai fab four. Il primo è Il piccolo libro dei Beatles di Hervé Bourhis, libro composito che riesce a condensare in 168 pagine la storia del gruppo, tutte le cose più importanti da sapere a riguardo e una giuda all’ascolto dell’intera discografia, album per album. Bourhis mescola fumetto, illustrazione, fotografia, riproduzioni di stampe e locandine dell’epoca per restituire l’immaginario beatlesiano in tutte le sue sfumature, ottenendo una completezza d’insieme notevole. L’arco di tempo preso in esame non si limita al periodo che va dalla formazione allo scioglimento del gruppo, ma inizia nel 1940 per arrivare fino ai giorni nostri, a dimostrazione delle ambizioni di Bourhis.
Ancora più interessante però è il secondo titolo. Si tratta di un graphic novel firmato dal giovane e talentuoso Arne Bellstorf, Baby’s in black, storia d’amore tra la fotografa Astrid Kircherr e Stuart Sutcliffe, primo bassista dei Beatles. Dando un’occhiata al sito ufficiale del fumetto si nota l’estrema accuratezza con cui Arne ha cercato di restituire il clima di un’epoca. Interessante perché l’opera si sofferma sul primo periodo del gruppo ed è una sorta di focus sulla nascita, anche fortuita, di un immaginario fra i più potenti e duraturi del mondo musicale. Nascita che passa anche dal contributo di personaggi secondari, meteore che hanno attraversato quei luoghi e quegli anni lasciando il segno, per essere poi offuscati e dimenticati.