
Il divario tra fumetto e videogioco si sta rapidamente assottigliando e, grazie anche a case editrici come la IDW Publishing, abbiamo spesso assistito a delle trasposizioni a fumetti di videogames che mai avremmo pensato potessero diventare, col tempo, dei bellissimi comics!
Questo è il caso di Prototype, videogames del 2009 ideato dalla Radical Entertainment e pubblicato da Activision nel 2009 che, già in passato, aveva ottenuto una bella trasposizione a fumetti (ma non dalla IDW). Ora, invece, con l’uscita del secondo capitolo della saga, la IDW Publishing ha rilasciato un fumetto che tratterà, nei dettagli, quello che è successo tra il primo e il secondo Prototype, approfondendo in maniera più ampia tutti gli aspetti “oscuri” della trama. E, per parlarci del fumetto di Prototype 2, abbiamo interpellato l’editor Dave Marshall e l’autore Dan Jolley (ritratto nella foto qui a sinistra) che, gentilmente, hanno risposto a tutte le nostre domande!
Se siete anche voi fans di Prototype 2 e volete saperne di più, vi rimando subito dopo il salto dove, come detto, troverete l’intervista a Marshall e Jolley.
Continua a leggere: IDW Publishing: Prototype 2 - Comicsblog intervista Dave Marshall e Dan Jolley

Si conclude il nostro appuntamento speciale con Kepher, la serie di fantascienza in otto numeri che Star Comics sta pubblicando in edicola e che dimostra che è necessario credere negli autori italiani, nel loro talento e nella loro capacità di essere al passo con i tempi.
Kepher, di cui attendiamo il numero 5, Missione di Sangue - che inaugura la seconda parte - è una storia affascinante, elegante, ricca di cultura ed azione. Non c’è nulla di scontato nell’avventura di un soldato tutto speciale, sopravvissuto alla morte grazie ad un processo misterioso e che verrà svelato nelle prossime uscite! Abbiamo tra le mani una delle miniserie più belle prodotte da Star Comics, un’opera in grado di sorprendere numero dopo numero, grazie alla forza narrativa di un duo come Roberto Cardinale e Stefano Nocilli che hanno messo la loro esperienza e la loro passione al servizio di un’avventura composta dal giusto equilibrio tra sensualità, azione, horror, mistero. Il simbolismo è il collagene di tutti questi elementi indispensabili per un salto di qualità che il pubblico italiano troppo spesso va a cercare fuori dai nostri confini.
Comicsblog ha avuto la fortuna di ascoltare i protagonisti di questa grande avventura, gli autori, e di farvi leggere alcune interviste che ci hanno rilasciato in esclusiva. Cliccate qui per leggere la nostra chiacchierata con Davide Fabbri, autore delle cover di Kepher. Qui, invece, per ripassare la prima parte del nostro speciale, con gli interventi di Vito Rallo (illustratore del 1°albo di Kepher :”Limbo.” e di cui vi abbiamo mostrato gli studi preparatori), Lucilla Stellato (illustratrice del 2°e del 7° albo di Kepher : “Lo sguardo di Ra.” e “Ombre su Titano.”), Giacomo Pueroni (illustratore del 3° albo di Kepher : “Djed.”), Fabio Piacentini (illustratore del 4° albo di Kepher : “Resurrezione.”). In questo ennesimo appuntamento concludiamo la carrellata di interviste, presentandovi Matteo Giurlanda (illustratore del 5°albo di Kepher: “Missione di sangue.”), Antonello Becciu (illustratore del 6° albo di Kepher: “Antiche memorie.”), Sergio Ponchione (illustratore dell’8° albo di Kepher : “Quantum.”). Il contorno di questo articolo è delizioso: gli studi preparatori delle cover del disegnatore internazionale Davide Fabbri! Cosa volete di più? Un sentito grazie a tutti gli autori da Comicsblog!
Matteo Giurlanda ( illustratore del 5°albo di Kepher :”Missione di sangue.”)
CB: Come sei stato coinvolto nel progetto Kepher della Star Comics, scritto e sceneggiato da Cardinale e Nocilli?
MG: Alcuni mesi fa ho ricevuto una telefonata di Roberto Cardinale che mi chiedeva se ero interessato a realizzare un albo di KEPHER. Non conoscevo molto bene il progetto ma quel poco che sapevo mi aveva incuriosito. Diciamo che dopo una lunga chiacchierata con Roberto ero più che convinto!
Ancora Kepher su Comicsblog, la serie di fantascienza in otto numeri che Star Comics sta pubblicando in edicola e di cui attendiamo il numero 5, Missione di Sangue, che inaugura la seconda parte di una storia affascinante, elegante, ricca di cultura ed azione.
Stiamo parlando di una delle miniserie più belle prodotte da Star Comics, forse la più riuscita, ideata, scritta e sceneggiata dal duo Cardinale e Nocilli che in ogni numero hanno dimostrato un impegno fuori dal comune per creare una storia tutta italiana basata su un genere sempre difficile da raccontare. Comicsblog, oltre alle promesse interviste (cliccate qui per leggere quella rilasciata da Davide Fabbri, autore delle cover di Kepher) ha contattato anche Vito Rallo illustratore del 1°albo di Kepher :”Limbo.”), Lucilla Stellato (illustratrice del 2°e del 7° albo di Kepher : “Lo sguardo di Ra.” e “Ombre su Titano.”), Giacomo Pueroni (illustratore del 3° albo di Kepher : “Djed.”), Fabio Piacentini (illustratore del 4° albo di Kepher : “Resurrezione.”), Matteo Giurlanda (illustratore del 5°albo di Kepher: “Missione di sangue.”), Antonello Becciu (illustratore del 6° albo di Kepher: “Antiche memorie.”), Sergio Ponchione (illustratore dell’8° albo di Kepher : “Quantum.”). In questo spazio leggerete gli interventi dei primi quattro autori, mentre il seguito sarà rilasciato prestissimo, con allegata la nostre recensione del quarto numero intitolato Resurrezione. Infine, prima di passare alle interviste, facciamo presente che tutti i disegni della gallery sottostante ci sono stati concessi da Vito Rallo in esclusiva, il quale ha voluto mostrarci i suoi studi preparatori. Un sentito grazie a tutti gli autori da Comicsblog!
Vito Rallo ( illustratore del 1°albo di Kepher :” Limbo.”)
CB: Come sei stato coinvolto nel progetto Kepher della Star Comics, scritto e sceneggiato da Cardinale e Nocilli?
1) Sono stato contattato da Roberto Cardinale e, dopo alcune conversazioni telefoniche, nel giro di pochissimi giorni stavo gia’ facendo i primi layout e gli studi grafici sul mondo che circonda questo personaggio.
CB: 2) Non è facile inserire Kepher in un genere ben determinato, spaziando in maniera disinvolta dal fantascientifico, al mistico fino a sfruttare elementi storico-politici determinanti per la struttura stessa della trama. Quale è il genere fumettistico attraverso il quale riesci ad esprimere meglio la tua arte?
2) Non so se tanto con un genere preciso quanto piuttosto con delle situazioni particolari, in cui i personaggi sono messi psicologicamente alla prova. E Kepher ne è, appunto, un esempio calzante. Però in generale non disdegno il “fantastico”, che finora ho affrontato in diverse ambientazioni.
CB: 3) Svelaci un aspetto dell’opera che ti ha sorpreso particolarmente. Cosa è che ti ha convinto maggiormente sia del progetto globale, sia del singolo numero che ti è stato affidato?
3) Beh, sentendo, dalle parole di Roberto, di cosa trattava la serie, istintivamente l’ho trovata interessante… poi leggendo la sceneggiatura di “Limbo” ho apprezzato molto i dialoghi asciutti, sarcastici, inseriti in un contesto che mi faceva pensare ad un certo tipo di film storico/epici.
CB: Cerca, in poche parole, di offrire un’analisi sullo stile e sulle tecniche di sceneggiatura del duo Cardinale e Nocilli. Il loro approccio con i disegnatori ha qualcosa di speciale rispetto ad altri professionisti del settore?
4) Non so se l’approccio e’ diverso… magari c’e’ un rapporto telefonico piu’ intenso rispetto a quello avuto con altri sceneggiatori, ma indispensabile quando si deve creare un mondo come quello di Kepher. L’aspetto della sceneggiatura che mi è piu’ congeniale è il fatto che i personaggi sono psicologicamente ben caratterizzati e la cosa fa si’ che io mi diverta a farli recitare e a renderli credibili in funzione della storia.

Dopo aver presentato la casa editrice Mantis Studio, abbiamo fatto un passo in più!
Ci siamo messi in contatto con l’intero gruppo responsabile di questa nuova realtà editoriale che ha fatto il suo esordio con un progetto dalle tinte decisamente horror chiamato A Season in Hell. Il team formato da Leonardo Colapietro, Valentina Marucci, Andrea Michelsanti, Marco Pagnotta e Massimiliano Veltri si è messo a disposizione per svelarci alcuni segreti di Mantis Studio ed informarci sui loro movimenti futuri. Cinque domande per cinque autori che ci hanno trascinato nel loro inferno chiamato A Season in Hell, un fumetto formato da due storie da brivido: Kicking Destiny e Little Red Riding Hood. La figura chiave delle due avventure è Sara la Nera, nota per essere la Santa venerata dagli zingari. La sua presenza basta per far inebriare di paura il lettore, che viene trascinato in due racconti diversi, ma simili, dove viene messa in risalto la malvagità di questa presenza femminile leggendaria, trasformata in un incubo senza via di fuga per i protagonisti. Little Red Riding Hood, infatti, è una storia d’amore di quelle che ti segnano per sempre l’esistenza. Provate a chiedere a Bill il camionista di spiegarvi cosa significa entrare nelle grazie del male o provate a farvi narrare da Adeline (segretaria del detective André, protagonista di Kicking Destiny) la sua missione di salvataggio. Le loro anime non avranno alcuna risposta, ma vi indirizzeranno verso la lettura di un albo stilisticamente curato - sotto ogni punto di vista - per affrontare un pubblico universale e coraggioso. Mantis Studio ha proposto un fumetto maturo, violento, dove non c’è spazio per la misericordia e dove testi/soggetto/disegni/chine sembrano essere stati ispirati da un tocco decisamente “darkhorsiano”.
Ogni autore ha risposto ad una domanda. Più sotto troverete anche una breve biografia dei singoli componenti del team (cliccate qui per visitare il blog ufficiale), per conoscere meglio il loro percorso professionale.
Continua a leggere: Mantis Studio - Intervista agli autori di A Season in Hell
Continua con questa seconda parte conclusiva la chiacchierata con Daniele Caluri. Succose anticipazioni su Nirvana e Don Zauker nonché riflessioni interessanti sul mondo del fumetto. Buona lettura.
Nirvana è una miniserie?
Nirvana nasce come miniserie bimestrale. Si alterna a Rat-man ed esce nei mesi dispari per 6 numeri. Sia da parte nostra che da Panini è un esperimento. Rat-man è un successo consolidato e meritatissimo, anche perché è fenomenale. Esiste da diversi anni e si è costruito nel tempo la sua fetta di pubblico. Nirvana è un prodotto assolutamente nuovo e destinato a tante persone che non ci conoscono. Don Zauker è un caso editoriale però tutto sommato è nato circoscritto alla Toscana (pubblicato su Il Vernacoliere dal 2003 al 2010); grazie al sito www.donzauker.it si è esteso al territorio italiano, però ha acquisito un’identità diversa con i due albi autoconclusivi pubblicati da Double Shot (ne faremo almeno altri 2, quando avremo tempo). Ma ora parte del pubblico di Don Zauker è anche nuovo e grazie a internet e al passaparola ne è venuto a conoscenza. Nirvana quindi potrebbe piacere per l’impatto, per la novità. Potrebbe però anche scandalizzare e respingere perché è un tipo di umorismo forte, grottesco e sopra le righe per cui tanti potrebbero trovarlo sgradevole. E’ un rischio che ci siamo assunti sia noi come autori che la Panini come editore. Se c’è un merito è questo: hanno avuto il coraggio di investire su larga scala su una cosa rischiosa. Non ci sono tanti editori in giro disposti a rischiare così. Si sono cautelati mettendo il codice rosso in quarta di copertina dal punto di vista legale, rimane però il rischio economico. In realtà Nirvana non è tanto differente da quello che si vede in televisione o al cinema. Il fatto è che il fumetto è percepito ancora da tanti, troppi, come un prodotto per l’adolescenza o l’infanzia o per una nicchia in cui permane l’innocenza. Un modo di comunicare storie tutto sommato innocuo, carino, per bene, mentre invece è un mezzo di espressione come gli altri, come il cinema, come la letteratura, per cui si possono raccontare cose tranquille, soavi ma anche cose grottesche, con un linguaggio adeguato ai tempi. E’ chiaro che se due criminali si rincorrono non si chiamano più come negli Anni ‘50 “lestofante” o “canaglia” ma “carogna”, “pezzo di merda”, “figlio di puttana”. Non è una cosa di oggi, sono decenni che il linguaggio si è adeguato ai tempi, agli altri mezzi di comunicazione. Mentre invece nel fumetto i personaggi si danno ancora del voi. Non ci piace l’idea che debba valere per tutti i fumetti, quindi abbiamo questa volontà di scuotere almeno il fumetto umoristico.
Quindi per Nirvana è già previsto un finale?
Sì, ora che ritorno a Livorno finisco d’inchiostrare il quarto numero che è quello che uscirà a maggio. I primi tre sono già finiti, mancano però gli extra del terzo, dato che abbiamo preteso negli accordi con Panini che nelle restanti pagine (il fumetto è di 46 e l’albo di 64 pagine) non ci fossero solo dei riempitivi e abbiamo proposto l’idea di creare degli extra all’episodio raccontato. Spesso ci divertiamo più a fare gli extra che la storia stessa. E’ un’estensione dell’universo raccontato che ci fa divertire. Nel terzo numero ci sarà una particolare vicenda nel mondo dell’estetica, del body care e del benessere psicofisico e anche lì ci saranno extra a tema.
In occasione del recente Salerno Comicon, approfittando che era ospite, ho avuto una piacevole e lunghissima chiacchierata con Daniele Caluri, padre, assieme a Emiliano Pagani, di Don Zauker e del recentissimo Nirvana. Non solo si è parlato dei suoi fumetti ma anche di fumetto in generale. Di seguito la trascrizione della conversazione.
Il nome di battaglia deriva dalla fusione dei cognomi, ma vi sentite un po’ come il Paguro Bernardo o era una trovata così?
Era una cazzata detto tra noi! Era nato come la dissacrazione dei Wu Ming, il collettivo di scrittori del new italian epic. Ci piacciono e li stimiamo tantissimo però un po’ volevamo “dissacrarli”. Così, come esistono Wu Ming 1, Wu Ming 2, ecc. per non essere inferiori ci siamo chiamati Paguri 1 e Paguri A in modo da non essere uno secondo all’altro. Quindi era un gioco che però ha fatto subito presa e quindi è diventato il nostro nome artistico. Anche se non ci sentiamo come il Paguro Bernardo che sta tutto chiuso mentre noi cerchiamo di proporci verso l’esterno, di uscire dal guscio con i nostri modi sopra le righe. Semmai cerchiamo di portare gli altri nel nostro guscio, ahahah!
Com’è nato Don Zauker?
E’ nato in una notte di tregenda, pioveva ed eravamo in via della Madonna (è tutto vero, giuro) a Livorno, dove abitava Emiliano Pagani. Avevamo finito le rispettive serie a fumetti: io, Luana la bebisìtter e lui I punitori. Dato che ci frequentavamo già come amici decidemmo di buttare giù due idee per qualche futura serie a fumetti e venne fuori questo esorcista sopra le righe. Improvvisa poi la decisione di Emiliano che disse: “Ok, la scrivo io ma ti va di disegnarla?” e io accettai perché intuii subito che c’era la possibilità di tirare fuori parecchie cosette da questo personaggio. Ci convincemmo da subito che il potenziale era alto.
Continua a leggere: Intervista a Daniele Caluri, disegnatore di Nirvana e Don Zauker (parte prima)
Un giovane studente, alle prese con la difficile vita del fuori sede, diventa interlocutore di due personaggi fantastici, allucinatori, che scompongono una storia d’ordinaria università in un viaggio alla ricerca delle radici e del senso delle parole di Antonio Gramsci. È questo il canovaccio su cui si muove Cena con Gramsci, scritto da Elettra Stamboulis e disegnato con tratto eclettico da Gianluca Costantini, tra le altre cose anche organizzatori del festival fumettistico Komikazen.
Cena con Gramsci non è ancora arrivato nelle librerie ma sino al 6 gennaio è possibile acquistarlo a pochi euro in una versione digitale: l’opera ha infatti inaugurato un’interessante iniziativa natalizia di Becco Giallo in collaborazione con BookRepublic, il quotidiano L’Unità e ReadMeLibri.
Ho contattato Gianluca Costantini per parlare con lui del volume e della sua realizzazione.
Come è nata l’idea di un fumetto su Gramsci? A chi si rivolge?
Da alcuni anni io ed Elettra volevamo fare un libro su Gramsci, avevamo molte idee in testa ma non riuscivamo a trovare un filo conduttore per una storia così complessa. Ne avevamo parlato con Federico della Becco Giallo già due anni fa… ma non si trovava la chiave di partenza. Poi, mentre stavo lavorando al libro “Julian Assange”, sempre di Becco Giallo, Federico [Zaghis, cofondatore di Becco Giallo, ndr] ci propone una riduzione a fumetti di uno spettacolo teatrale, appunto “Cena con Gramsci”. Il testo è scritto da Davide Daolmi e coordinato da Artevox. Il libro è rivolto soprattutto ad un pubblico giovane, per far conoscere il pensiero di Gramsci alle nuove generazioni, o meglio creare curiosità. Riportare a galla alcuni quesiti. Proprio per questo il personaggio principale è un ragazzo che frequenta l’università di Torino.
Continua a leggere: Cena con Gramsci: intervista al disegnatore, Gianluca Costantini
Quale è lo stato di salute del fumetto italiano?
Ci sono realtà che funzionano, reggono la difficile onda d’urto di una crisi estesa ad ogni settore. Sembra scontato dirlo, ma si respira e si sorride solo dove circola più denaro. Vince e continuerà a vincere chi ha le risorse, chi può permettersi di ingaggiare i migliori, chi può permettersi di sperimentare e raggiungere qualsiasi angolo della nazione. Inutile fare nomi, ma è bene concentrarsi su una questione: il fumetto italiano rischia di ridursi alle proposte di pochi noti. E’ importante trovare una soluzione per coltivare il talento artistico di svariati principianti che meritano di esordire su piazze importanti o meno, portando a casa un risultato concreto e soddisfacente che non deve essere la mera pubblicazione. L’invasione di prodotti esterni dalle Americhe e dall’Asia va a plasmare il gusto del lettore, che viene educato secondo canoni differenti da quel classicismo italiano che ancora si difende bene e lo farà almeno finché la roccaforte dei grandi editori si reggerà in piedi accogliendo venti di novità. Vediamo adesso di dare la parola ad alcuni artisti che a piccoli passi si muovono in un grande mercato dove c’è spazio per il baratto intellettuale. Ecco i nomi di chi è intervenuto per offrire un’opinione sul futuro del fumetto italiano in Italia: Roberto Cardina, Valentino Sergi, Valeria Favoccia / Dorotea Gizzi, Giovanni Carducci e Massimo Giacon.
Nome: Massimo Giacon.
Ultimo fumetto pubblicato: La Quarta Necessità (Rizzoli Lizard)
Risposta: Il futuro del fumetto italiano è identico a quello del fumetto globale, dato che internet ha abbattuto le frontiere, per cui oggi esiste una situazione di mercato impensabile 15 anni fa. Ci sono molti più autori italiani che pubblicano all’estero. In certi casi pubblicano prima all’estero che in Italia, in altri pubblicano solo all’estero. Il fumetto è vivo e vegeto, d’altra parte resta un medium molto personale ed economico, e la produzione attuale è di qualità elevata sia nelle forme popolari che in quelle sperimentali. Il medium fumetto sopravviverà, quel che non sopravviverà, di questi tempi, è l’editoria a fumetti in Italia, questo è il problema di fondo, dato che le produzioni diverse da Bonelli, Disney e Astorina (per citare i tre top di vendita), boccheggiano, e nemmeno i giganti se la passano troppo bene.

Vi presentiamo il secondo numero di Kepher (Star Comics), intitolato Lo Sguardo di Ra scritto da Roberto Cardinale & Stefano Nocilli, disegnato da Lucilla Stellato con copertina di Davide Fabbri.
Abbiamo contattato Roberto Cardinale, il quale ci ha scritto: “Kepher è stato amichevolmente avvicinato a film come “Stargate”, “L’uomo da 6 milioni di dollari” o, addirittura, “Robocop”. In verità nessuno di questi ha ispirato la genesi del personaggio e, comunque, questa considerazione interessante mi permette di poter parlare della nascita di Kepher e dire che per ciò che riguarda “Stargate”, a parte l’ambientazione in Egitto (un Egitto di un universo parallelo al nostro, ma assai diverso) non c’è proprio nulla che colleghi Selek Edar a questo film. In Kepher non ci sono piramidi volanti o quant’altro; per “L’uomo da 6 milioni di dollari”, nemmeno, come si vedrà nel proseguo della serie già ad iniziare dal secondo albo, quelli che sembrano essere dei “semplici” arti bionici diventeranno molto di più. Per ciò che riguarda “Robocop” sono due personaggi talmente distanti che non saprei cosa aggiungere. Ogni lavoro è frutto di un sentimento di base; nel caso di Kepher lo si può ricondurre più facilmente al “Frankestein” di Mary Shelley, una specie di “mostro” del futuro; per ciò che riguarda la perdita di memoria del personaggio è un dato personale e cioè il vedere un mio familiare perdere a poco a poco i ricordi di una vita. E’ un crescendo angoscioso nel quale si passa dal non riuscire ad associare la voce ad un volto e al non poter “conservare” i ricordi più recenti fino a giungere alla difficoltà di parola; di lì in poi il vuoto. A livello utopistico mi faceva piacere pensare che in Kepher, pur perdendo per l’appunto la memoria, si potesse riuscire ad andare avanti con grandi difficoltà, ma ci si riuscisse… nella speranza che la medicina, nel mondo reale, riesca a curare questa e altre terribili malattie.”
Cliccate qui per leggere il nostro parere sul numero d’esordio, mentre dopo il continua troverete una sinossi del tutto speciale! Scheda: Numero: 2, Dimensioni: 16×21,B., 96 pp, b/n, Data di Uscita: 21-12-2011.
Continua a leggere: Esclusive Comicsblog - Cardinale vi presenta il secondo numero di Kepher
Un’epopea tecno-vintage tutta italiana ma fortemente debitrice dell’immaginario nipponico degli anni Settanta. È Beta, nuovo e avvincente fumetto scritto da Luca Vanzella e disegnato da Luca Genovese, di cui la Bao Publishing ha pubblicato la prima parte in occasione di Lucca Comics 2011.
Fumetto moderno e nostalgico al tempo stesso, Beta è un “manga” italiano d’azione che presenta uno scenario fantapolitico alternativo al nostro. In Beta le superpotenze mondiali si fronteggiano non con ordigni nucleari ma con robot giganti e dovranno allearsi all’insorgere di una minaccia che viene dal passato, affidando le sorti della terra a Dennis Beta, impulsivo figlio del creatore dei robot, e pilota di Spartacus, il robot più potente mai creato.
Ho contattato i due autori per fargli un po’ di domande e chiedergli di raccontare l’ideazione e la realizzazione di quest’ambiziosa commistione di generi e parlare dei loro punti riferimento nel fumetto nipponico.
Qual è stata la genesi di Beta?
Beta nasce da un’ispirazione per una storia breve con protagonista Aleagio Vaccarezza. dove introducemmo la base Adriatica, il robot Spartacus, il suo pilota Dennis Beta e un briciolo del suo mondo in quelle otto pagine uscite nella prima antologia Selfcomics.
Fantasticando e giocando sul background di quel personaggio […], ci siamo accorti che gli elementi che componevano la storia di Dennis Beta erano tantissimi e ci permettevano di raccontare un’avventura lunga e avvincente. Così abbiamo cominciato il tutto.
Continua a leggere: Beta: intervista a Luca Vanzella e Luca Genovese