Beta: intervista a Luca Vanzella e Luca Genovese

Copertina di Beta Vol. 1Un'epopea tecno-vintage tutta italiana ma fortemente debitrice dell’immaginario nipponico degli anni Settanta. È Beta, nuovo e avvincente fumetto scritto da Luca Vanzella e disegnato da Luca Genovese, di cui la Bao Publishing ha pubblicato la prima parte in occasione di Lucca Comics 2011.

Fumetto moderno e nostalgico al tempo stesso, Beta è un "manga" italiano d'azione che presenta uno scenario fantapolitico alternativo al nostro. In Beta le superpotenze mondiali si fronteggiano non con ordigni nucleari ma con robot giganti e dovranno allearsi all'insorgere di una minaccia che viene dal passato, affidando le sorti della terra a Dennis Beta, impulsivo figlio del creatore dei robot, e pilota di Spartacus, il robot più potente mai creato.

Ho contattato i due autori per fargli un po' di domande e chiedergli di raccontare l'ideazione e la realizzazione di quest'ambiziosa commistione di generi e parlare dei loro punti riferimento nel fumetto nipponico.

Qual è stata la genesi di Beta?

Beta nasce da un'ispirazione per una storia breve con protagonista Aleagio Vaccarezza. dove introducemmo la base Adriatica, il robot Spartacus, il suo pilota Dennis Beta e un briciolo del suo mondo in quelle otto pagine uscite nella prima antologia Selfcomics.
Fantasticando e giocando sul background di quel personaggio [...], ci siamo accorti che gli elementi che componevano la storia di Dennis Beta erano tantissimi e ci permettevano di raccontare un'avventura lunga e avvincente. Così abbiamo cominciato il tutto.

Beta, dettaglio dal primo volume

A chi si rivolge il fumetto? Quanto è importante l'elemento nostalgico e citazionista?

Beta, parlando di robot giganti alla Mazinga, farà presa sui nostri coetanei trentenni che con i robottoni ci sono cresciuti, ma siamo sicuri che piacerà anche a un pubblico più vasto. Penso che possa piacere a tutti quelli che amano il fumetto pop. Sicuramente incuriosirà i lettori di manga: non ci siamo tirati indietro nell'abbracciare l'estetica nipponica… Alla fine abbiamo fatto una storia che anche chi non conoscere nulla di Mazinga e Goldrake può apprezzare.
Ci tenevamo a fare un fumetto che partiva dall'immaginario dei robot Nagaiani (e non solo) ma che non si limitasse ad essere un omaggio o una parodia. Le suggestioni tematiche e visive di quelle serie anni '70/'80 sono state un trampolino per costruire qualcosa di moderno e originale. Poi, per carità, alcuni cliché e luoghi comuni fanno parte del genere: se vuoi fare un noir vecchio stile ci sarà una femme fatale (preferibilmente bionda) e così se vuoi fare una storia di robottoni ci sarà una città distrutta dai mostri (preferibilmente Tokyo). A parte questi inevitabili pilastri del genere (a cui abbiamo cercato di dare una lettura inedita) abbiamo limitato le citazioni a qualche ammiccamento che può far piacere all'appassionato ma che non distoglie dalla lettura. La nostalgia, nelle nostre intenzioni, deve essere un retrogusto, una nota tra le tante, magari anche l'incentivo alla lettura ma non il perno della storia.

Beta, doppia tavola dal primo volume

Quali sono i vostri autori di manga o anime preferiti? E le opere o serie preferite?

Luca Vanzella: Molti. Ovviamente c'è dell'affetto per tutte le serie animate degli anni d'oro delle TV private, in primis tutto quello che avesse dentro un robot (da Jeeg a Yattaman). Ma la mia serie feticcio è Tommy la Stella dei Giants, anime sul baseball tratto da una serie sceneggiata da Ikki Kjiwara (lo stesso dell'Uomo Tigre e Rocky Joe). Una serie invecchiata male, priva di ogni ironia, quasi ridicola a vederla oggi ma che se ti prende non ti lascia più. Da scrittore poi rimango affascinato dall'audacia con cui le riflessioni sulla società Giappone post-guerra si integrano e fondono con l'intrattenimento sopra le righe, creando una specie di neo-realismo ipercinetico (il riscatto sociale si guadagna a forza di super-lanci).
I mangaka contemporanei che seguo e apprezzo di più sono Naoki Urusawa e Inio Asano, ma apprezzo (in modo diverso) anche serie come Naruto e Bakuman.

Luca Genovese: io condivido a pieno la passione per Kyojin no hoshi, mi ha conquistato all'epoca e anche se il doppiaggio italiano ha appiattito e ridicolizzato tutti i suoi messaggi e la profondità dei personaggi, la rivedo con piacere anche adesso.
Poi ho divorato qualunque anime passasse in tv nell'epoca delle tv locali, ed erano veramente tantissimi. Credo che quell'immaginario e quei ritmi mi si siano appiccicati al dna e vengano fuori nelle sequenze e disegni che faccio ora.
In quanto a manga mi hanno colpito moltissimo Devilman di Go Nagai, che mi ha letteralmente terrorizzato, e Akira di Otomo, che sono riuscito a collezionare nella prima travagliata edizione uscita per Glenat.
Ora seguo solo One Piece per affezione, e Uchu Kyodai che trovo scritto benissimo e avvincente.

Beta, dettaglio dal primo volume

Fumetto d'autore e manga: quanto è stato difficile sposarli? Quale suggerimento dareste a un altro autore che voglia cimentarsi in un'impresa simile alla vostra?

Non è stato difficile, non credo ci siamo mai posti il problema se una scelta fosse stata troppo o troppo poco manga, abbiamo semplicemente lasciato andare a briglia sciolta quello che di "giapponese" avevamo già nel nostro modo di fare fumetto. Se non fosse stato così non ci saremmo imbarcati in questa impresa…
Secondo me l'importante è lasciare che le influenze dei manga rimangano, appunto, solo influenze e non ci sia mai l'intenzione di essere "filologici". Ad esempio ho visto un paio di storie di autori italiani con i balloon alti e stretti, invece che bassi e larghi, ecco quello è un vezzo che trovo fastidioso…

Quando vedremo la seconda parte di Beta?

Dopo un anno dall'uscita del primo volume arriveremo a Lucca Comics 2012 con il secondo libro che concluderà la storia.

Nota: testi e immagini sono © di Luca Vanzella, Luca Genovese, Bao Publishing e rispettivi detentori dei diritti.
Si ringrazia Caterina Menietti della Bao per la collaborazione.

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