Intervista agli autori di Kepher - La splendida miniserie sci-fi prodotta da Star Comics (1° parte)

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Ancora Kepher su Comicsblog, la serie di fantascienza in otto numeri che Star Comics sta pubblicando in edicola e di cui attendiamo il numero 5, Missione di Sangue, che inaugura la seconda parte di una storia affascinante, elegante, ricca di cultura ed azione.

Stiamo parlando di una delle miniserie più belle prodotte da Star Comics, forse la più riuscita, ideata, scritta e sceneggiata dal duo Cardinale e Nocilli che in ogni numero hanno dimostrato un impegno fuori dal comune per creare una storia tutta italiana basata su un genere sempre difficile da raccontare. Comicsblog, oltre alle promesse interviste (cliccate qui per leggere quella rilasciata da Davide Fabbri, autore delle cover di Kepher) ha contattato anche Vito Rallo illustratore del 1°albo di Kepher :”Limbo.”), Lucilla Stellato (illustratrice del 2°e del 7° albo di Kepher : “Lo sguardo di Ra.” e “Ombre su Titano.”), Giacomo Pueroni (illustratore del 3° albo di Kepher : “Djed.”), Fabio Piacentini (illustratore del 4° albo di Kepher : “Resurrezione.”), Matteo Giurlanda (illustratore del 5°albo di Kepher: “Missione di sangue.”), Antonello Becciu (illustratore del 6° albo di Kepher: “Antiche memorie.”), Sergio Ponchione (illustratore dell’8° albo di Kepher : “Quantum.”). In questo spazio leggerete gli interventi dei primi quattro autori, mentre il seguito sarà rilasciato prestissimo, con allegata la nostre recensione del quarto numero intitolato Resurrezione. Infine, prima di passare alle interviste, facciamo presente che tutti i disegni della gallery sottostante ci sono stati concessi da Vito Rallo in esclusiva, il quale ha voluto mostrarci i suoi studi preparatori. Un sentito grazie a tutti gli autori da Comicsblog!

Vito Rallo ( illustratore del 1°albo di Kepher :” Limbo.”)

CB: Come sei stato coinvolto nel progetto Kepher della Star Comics, scritto e sceneggiato da Cardinale e Nocilli?

1) Sono stato contattato da Roberto Cardinale e, dopo alcune conversazioni telefoniche, nel giro di pochissimi giorni stavo gia’ facendo i primi layout e gli studi grafici sul mondo che circonda questo personaggio.

CB: 2) Non è facile inserire Kepher in un genere ben determinato, spaziando in maniera disinvolta dal fantascientifico, al mistico fino a sfruttare elementi storico-politici determinanti per la struttura stessa della trama. Quale è il genere fumettistico attraverso il quale riesci ad esprimere meglio la tua arte?

2) Non so se tanto con un genere preciso quanto piuttosto con delle situazioni particolari, in cui i personaggi sono messi psicologicamente alla prova. E Kepher ne è, appunto, un esempio calzante. Però in generale non disdegno il “fantastico”, che finora ho affrontato in diverse ambientazioni.

CB: 3) Svelaci un aspetto dell’opera che ti ha sorpreso particolarmente. Cosa è che ti ha convinto maggiormente sia del progetto globale, sia del singolo numero che ti è stato affidato?

3) Beh, sentendo, dalle parole di Roberto, di cosa trattava la serie, istintivamente l’ho trovata interessante… poi leggendo la sceneggiatura di “Limbo” ho apprezzato molto i dialoghi asciutti, sarcastici, inseriti in un contesto che mi faceva pensare ad un certo tipo di film storico/epici.

CB: Cerca, in poche parole, di offrire un’analisi sullo stile e sulle tecniche di sceneggiatura del duo Cardinale e Nocilli. Il loro approccio con i disegnatori ha qualcosa di speciale rispetto ad altri professionisti del settore?

4) Non so se l’approccio e’ diverso… magari c’e’ un rapporto telefonico piu’ intenso rispetto a quello avuto con altri sceneggiatori, ma indispensabile quando si deve creare un mondo come quello di Kepher. L’aspetto della sceneggiatura che mi è piu’ congeniale è il fatto che i personaggi sono psicologicamente ben caratterizzati e la cosa fa si’ che io mi diverta a farli recitare e a renderli credibili in funzione della storia.

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Lucilla Stellato( illustratrice del 2°e del 7° albo di Kepher : “Lo sguardo di Ra.” e “Ombre su Titano.” )

CB: Come sei stato coinvolto nel progetto Kepher della Star Comics, scritto e sceneggiato da Cardinale e Nocilli?

1) Nel mese di giugno del 2010 fui io stessa a mettermi in contatto con Roberto Cardinale dal momento che venni a sapere di questa nuova serie in cantiere per la Star Comics e del fatto che lo staff dei disegnatori non fosse già al completo. In quel periodo, infatti, ero impegnata nelle prove per diversi progetti e decisi di tentare anche per Kepher. Entrai ufficialmente nello staff subito dopo aver realizzato un paio di tavole di prova e iniziai immediatamente a lavorare al numero 2 “Lo sguardo di Ra”. Attualmente, invece, sto terminando il numero 7 “Ombre su Titano”.

CB: Non è facile inserire Kepher in un genere ben determinato, spaziando in maniera disinvolta dal fantascientifico, al mistico fino a sfruttare elementi storico-politici determinanti per la struttura stessa della trama. Quale è il genere fumettistico attraverso il quale riesci ad esprimere meglio la tua arte?

2) Sì, sono d’accordo che sia quasi riduttivo catalogare Kepher in un solo genere. Sicuramente si tratta di un fumetto di fantascienza ma, oltre alla complessità della trama che presenta un intrigante e quanto mai veritiero (seppur in un mondo alternativo) intreccio religioso-storico-politico, ritengo che trovi uno dei suoi punti di forza nell’evoluzione interiore e psicologica del protagonista, da un lato sempre più super-uomo, dall’altro sempre più fragile e, in fondo, umano.
Tornando alla domanda, non saprei dove potermi definire più sicura o più convincente in un genere ben preciso. Finora mi è già capitato di cimentarmi un po’ con storie di tipo poliziesco, thriller e fantasy, per poi approdare alla fantascienza con Kepher… Probabilmente, più che il genere in sè, ciò che mi permette di lavorare con serenità è il riuscire ad immedesimarmi nella storia, a “sentire” i personaggi e a documentarmi il più possibile su ciò che devo disegnare. Il mio tratto risulta essere abbastanza preciso e pulito e quindi si direbbe adatto alle ambientazioni fantascientifiche ma, in realtà, mi piace molto anche disegnare spazi aperti e naturali, paesaggi di più ampio respiro.

CB: Svelaci un aspetto dell’opera che ti ha sorpreso particolarmente. Cosa è che ti ha convinto maggiormente sia del progetto globale, sia del singolo numero che ti è stato affidato?

3) Kepher presenta diversi aspetti, dal punto di vista stilistico (notevole quantità di testo e di baloon, sfondo delle pagine nero, particolare attenzione alla grafica… ecc ecc) di cui si è già parlato tanto e non posso negare che anche per me si è trattato di fattori di cui imparare a tenere conto durante le prime fasi della collaborazione. Probabilmente l’aspetto che mi ha sorpreso positivamente più di tutti e che mi ha fatto sentire a mio agio è stata la totale libertà nell’impostazione della gabbia delle vignette. Questo perchè ritengo che disegnare fumetti sia innanzitutto contribuire a raccontare una storia e, personalmente, trovo sia estremamente intrigante e piacevole poter organizzare la tavola in modo che risulti allo stesso tempo equilibrata e facile da leggere. Quando si riesce nell’intento allora si ottiene un lavoro grafico che funge da buon accompagnamento ai testi e non stanca il lettore.
Ho trovato anche molto interessante dover rendere la presenza non visibile della “spalla” di Kepher, l’entità Sekhmet. Ho cercato, su consiglio di Roberto, di far recitare il protagonista, nei momenti in cui dialoga con Sek, come se al suo fianco si trovasse davvero una persona in carne ed ossa in modo da rendere più realistico il loro rapporto e per far risultare le reazioni di lui alle provocazioni di “lei” il più naturali possibile.

CB: Cerca, in poche parole, di offrire un’analisi sullo stile e sulle tecniche di sceneggiatura del duo Cardinale e Nocilli. Il loro approccio con i disegnatori ha qualcosa di speciale rispetto ad altri professionisti del settore?

4) Mi sono trovata bene nel seguire le sceneggiature perchè le situazioni in cui si muovono i personaggi sono descritte in maniera sintetica ed efficace. Questa caratteristica, unita alla totale libertà nell’impostazione della tavola come ho già detto prima, mi ha aiutato molto a visualizzare le singole scene. Sicuramente si tratta di sceneggiature impegnative da tradurre in disegni. Questo perchè è l’intero progetto ad essere impegnativo e, in diversi casi, oltre alla mia documentazione personale, mi è risultato molto utile il confrontarmi a voce con Roberto, sempre presente e disponibile per approfondimenti sulla storia e sul personaggio. Altro aspetto non trascurabile, poi, l’aver ricevuto, per entrambi gli albi, la sceneggiatura completa sin dall’inizio. Per il mio metodo di lavoro, aver potuto da subito suddividere in sequenze l’intera storia mi ha permesso di organizzarmi al meglio.

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Giacomo Pueroni ( illustratore del 3° albo di Kepher :”Djed.”)

CB: Come sei stato coinvolto nel progetto Kepher della Star Comics, scritto e sceneggiato da Cardinale e Nocilli?

1) Fui contattato dall’amico Vito Rallo, che mi parlò per la prima volta della serie, mettendomi poi in contatto con Roberto Cardinale. Era al corrente dei miei lavori precedenti, ma sospetto ci fosse sempre lo zampino di Vito: non mi ha mai perdonato di avergli insegnato a mangiare i ramen…

CB: Non è facile inserire Kepher in un genere ben determinato, spaziando in maniera disinvolta dal fantascientifico, al mistico fino a sfruttare elementi storico-politici determinanti per la struttura stessa della trama. Quale è il genere fumettistico attraverso il quale riesci ad esprimere meglio la tua arte?

2) Non che abbia mai avuto l’occasione di specializzarmi in un genere. Nonostante io ritenga di essere più portato per il genere fantastico, mi sono ritrovato nel corso degli anni, grazie a dei maestri (curatori e redattori) in gamba, a disegnare ambienti e soggetti sempre differenti, che potevano avere sia connotazioni fantastiche che fantasy, o esotiche o tradizionali, imparando che c’è sempre una prima volta per ogni cosa, e che ogni nuovo impegno ti porterà ad affrontare una nuova sfida, e che questa sfida la dovrai vincere, come sempre, non si accettano rese per abbandono. E lo sai che poi ci saranno altre sfide e altri traguardi. Per cui Kepher è stato a sua volta affrontato con questa filosofia

CB: Svelaci un aspetto dell’opera che ti ha sorpreso particolarmente. Cosa è che ti ha convinto maggiormente sia del progetto globale, sia del singolo numero che ti è stato affidato?

3) Per prima cosa l’entusiasmo che mettevano nel progetto tutti quelli che ne erano coinvolti.
Poi perché era una miniserie fantastica (genere che - appunto - non mi dispiace fare), e poi perché Roberto mi disse che il 90% della storia si sarebbe svolta in una caverna, e questa era una cosa che ancora non avevo mai fatto. Insomma, sempre la cosa delle sfide, i sassi, la caverna, le sfide. E i sassi, naturalmente.

CB: Cerca, in poche parole, di offrire un’analisi sullo stile e sulle tecniche di sceneggiatura del duo Cardinale e Nocilli. Il loro approccio con i disegnatori ha qualcosa di speciale rispetto ad altri professionisti del settore?

4) Nel caso di Kepher c’era la novità, pur avendo una discreta esperienza di lavoro nel fumetto seriale, di ricevere già tutta la sceneggiatura completa sin dall’inizio, segno che il progetto era già studiato per bene ancora prima del suo inizio effettivo. E negli autori c’è stata la progressiva crescita si fiducia (maturata a mano a mano che il lavoro procedeva) nel mio operato, arrivando a limare e smussare la storia qui e là per farmela sentire addosso come il classico “guanto di lana in una tormenta di neve”. Ci sono diversi modi di affrontare un rapporto di lavoro tra sceneggiatore e disegnatore. Uno è quello della divisione netta dei ruoli “Io Tarzan, tu Jane” ovvero “Io scrivo, tu disegni”, e alè, alla via così. L’altro è quello in cui a volte (guai abusarne, e i disegnatori lo fanno SEMPRE) chiedi l’opinione del tuo sceneggiatore su “coso che fa tale cosa”, e ascolti le sue impressioni. E poi che succede? Oh, si vede gente, si fanno cose, e si finisce una storia a fumetti, e alla fine ti sei pure fatto un paio di amici in più.
Certo, c’è da aggiungere che più di un anno fa non odiavo ancora i coccodrilli come li odio adesso…
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Fabio Piacentini ( illustratore del 4° albo di Kepher : “ Resurrezione.”)

CB: Come sei stato coinvolto nel progetto Kepher della Star Comics, scritto e sceneggiato da Cardinale e Nocilli?

1) Intanto un saluto affettuoso a Comics Blog e ai suoi lettori!
Tornado alla domanda… verso la fine del 2010 ero entrato a far parte dello staff dei disegnatori della Star Comics ed in attesa di “collocamento”!
Un bel giorno, credo di Ottobre ( non ne sono sicuro)venni contattato direttamente da Roberto Cardinale. Figuratevi la mia emozione, sono da sempre un lettore di Martin Mystèrè, mi chiese se ero disponibile a realizzare un paio di tavole di prova per Kepher .
Logicamente accettai. Mi colpì la lucidità con cui mi spiegò il personaggio ed il suo mondo, era già tutto delineato, definito nei minimi particolari. Ad oggi credo che 8 albi siano pochi per sviscerarlo completamente. Non mi diede una sceneggiatura vera e propria ma una sequenza
da realizzare in un paio di tavole, che ero libero di interpretare come volevo. Mi sembrò come se un allenatore di calcio facesse giocare una partita ad uno nuovo per vederlo in azioni reali e non di allenamento . Feci subito la prima tavola e gliela inviai… Roberto mi fece dei sinceri complimenti, avevo “preso ” il personaggio. Quella fu veramente una botta di… ehm fortuna, o destino, va a capire. Feci anche la seconda tavola e Kepher entrò nella mia vita professionale.

CB: Non è facile inserire Kepher in un genere ben determinato, spaziando in maniera disinvolta dal fantascientifico, al mistico fino a sfruttare elementi storico-politici determinanti per la struttura stessa della trama. Quale è il genere fumettistico attraverso il quale riesci ad esprimere meglio la tua arte?

2) Come dicevo prima, ebbi subito la fortuna di indovinare il personaggio, quindi io ero fatto per Kepher e Kepher era fatto per me.
Io non prediligo un genere in particolare, ma guardo solo se una storia è bella, il resto viene da sé . Per prima cosa in un racconto i personaggi devono essere credibili, quando questo avviene io riesco ad esprimere la mia arte , e divento tutt’uno con il mondo fantastico che devo rappresentare.
In Kepher è così, non credo di essere mai riuscito a disegnare così bene ( rispetto alle mie capacità naturalmente),” la sceneggiatura” ha tirato fuori il meglio di me. Roberto mi è stato vicino e mi ha sempre spronato a dare il meglio, pure Stefano.

CB: Svelaci un aspetto dell’opera che ti ha sorpreso particolarmente. Cosa è che ti ha convinto maggiormente sia del progetto globale, sia del singolo numero che ti è stato affidato?

3) Mi ha colpito il progetto Kepher nel globale, nella sua ampiezza, come dicevo prima , c’è molto di più di solo 8 albi, non potete neanche immaginare…
Del mio numero, il 4, mi ha colpito l’umanità dei personaggi , troverete anche una bella sorpresa… l’incontro tra Kepher e un gruppo musicale : LEGGENDARIO!
Eppoi i luoghi! La mia storia è ambientata in India, ho guardato tantissime ( migliaia credo!) foto, e l’India non è il luogo che pensavo, è facile cadere nel banale, graficamente parlando, c’è povertà, ma anche ricchezza, c’è estrema arretratezza e avanguardia tecnologica.
l’India sembra un cuore pulsante…

CB: Cerca, in poche parole, di offrire un’analisi sullo stile e sulle tecniche di sceneggiatura del duo Cardinale e Nocilli. Il loro approccio con i disegnatori ha qualcosa di speciale rispetto ad altri professionisti del settore?

4) Beh sì il loro è un approccio umano e sincero. Ti dicono quello che pensano sia nel bene che nel male, non è facile trovare delle persone così naturali. Vi dico la verità: io Kepher lo rifarei anche gratis… mi raccomando non dite niente in Star Comics!

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