Mostri, morti e illustrazioni per bambini: intervista ad Alberto Corradi

Alberto Corradi - Mostro e morto

Pur essendo in partenza per la Serbia per presenziare al neonato Fantomfest, Alberto Corradi, autore noto tra le altre cose per la sua collaborazione con XL all’interno del collettivo IUK, ha trovato nei giorni scorsi il tempo per rispondere a qualche domanda sulla sua attività di fumettista e illustratore. Ecco, di seguito, l’intervista:

Per prima cosa, presentati brevemente – e liberamente - ai lettori di Comicsblog

Sono nato a Verona 36 anni fa ma me ne sono andato all'età di 18. Ho vissuto 11 anni a Venezia e in giro per il mondo e da 6 mi sono trasferito a Bologna, dove oltre alla mia attività di autore di fumetti, scrittore e molto altro, dal 2001 sono caporedattore della Black Velvet Editrice.

Sono attivo dal 1993 e il mio lavoro, oltre che in Italia, è stato pubblicato su riviste, antologie e progetti in Francia, Canada, Portogallo, Slovenia, Serbia e Macedonia. Collaboro da quasi due anni con la rivista XL di Repubblica, per cui ho creato i personaggi di Mostro & Morto.

Hai un blog intitolato Ossario. Nell'introduzione scrivi: "L'osso è suprema verità, mentre il corpo è metafora della menzogna del vivere ogni giorno senza sapere perché". Lo scheletro è quindi per te simbolo di autenticità?

Sin da piccolo le ossa hanno un significato profondo per me, non solo come ultima vestigia del corpo umano, ma anche come elemento grafico affascinante, dagli scheletri dei dinosauri alle bandiere pirata.

Le ossa sono uno dei miei topoi grafici da anni, il 2007 è stato l'anno che ha visto la pubblicazione di Regno di Silenzio (Nicola Pesce Editore), l'antologia che raccoglie una selezione di storie no-word con protagonisti quasi esclusivamente scheletri. Non ci sono falsi pudori tra loro, la carne è un mero involucro che consente al corpo una forma di ambiguità che l'osso annienta, e qui sta il gioco: comunicare la gamma dei sentimenti e delle attese attraverso l'espressività statica di uno scheletro o di un teschio.

In coda a quest'anno è invece uscito Smilodonte (Black Velvet Editrice) il mio primo romanzo grafico surreal-magico-onirico-autobiografico che offre varie chiavi interpretative al perché sono così legato alle ossa come simbolo e immaginario.

In che misura internet ha influito sul tuo lavoro di illustratore e fumettista?

Moltissimo da quando ho aperto il mio blog, Ossario appunto, e il mio sito bilingua su Myspace: ricevo visite ogni settimana da tutto il mondo e ho modo di dialogare maggiormente con i miei lettori, oltre ad ampliare la sfera dei contatti professionali.

Oltre a Blogger e Myspace sono presente su Facebook, Linkedin, Flickr e altri circuiti. La Rete è il canale di comunicazione più importante di questo millennio, e per usare le parole di William Gibson "reale e digitale non sono categorie ontologiche opposte, virtuale e attuale sono due manifestazioni della stessa cosa."

E l'esperienza di IUK, che cosa ti ha portato?

IUK (Italian Underground Comix) è un gruppo di dieci autori che sulle pagine di XL hanno fatto del fumetto Pop la loro forma prediletta. È un piacere ritrovarsi, letteralmente, in famiglia con vecchi amici e colleghi come Squaz, Giacon, Francesca Ghermandi, Maicol&Mirco, Davide Toffolo, Ratigher, Ale Baronciani e ovviamente Diavù, mente del gruppo insieme ad AlePop.

IUK e XL mi hanno portato una notorietà diversa da quella che un fumettista potrebbe aspettarsi, siamo diventati delle specie di curiose rockstar. Le pagine di XL offrono uno spazio espressivo incredibile, dato che i lettori sono centinaia di migliaia ogni mese e che in molti casi, letteralmente, approcciano al fumetto attraverso i nostri comics. È un territorio vergine con cui confrontarsi, che ci mette a contatto con un pubblico giovane come mai sarebbero riuscite le grandi riviste specializzate degli anni '80.

Comprano XL e trovano IUK, leggono IUK e un intramondo si apre davanti a loro: dico "intramondo" (che suona un po' come intranet, cioé un ponte) perché l'essere POP del progetto fa sì che ce la si giochi (specie per merito del costante lavoro di Diavù) su vari fronti, da quello puramente artistico a quello grafico, fino alla customizzazione dei munnies (art-toys neutri che vengono poi decorati) dei nostri personaggi. Quindi il fumetto diventa POP anche nel senso della matrice originaria del termine, popular.

Per concludere, com'è passare da Mostro e Morto all'illustrazione per bambini?

Quasi automatico. Tutti i miei mondi convivono in un unico flusso armonico. Tieni presente che Mostro e Morto "incarnano" due aspetti preponderanti del mio essere: Morto è enciclopedico, ieratico, silente e vagamente inquietante, mentre Mostro è ingenuo, affamato, giocherellone e completamente fuori di testa.

Mostro compensa Morto e viceversa, ma mi aspettavo che essendo lui il lato ludico e comico della "strana coppia" riscuotesse le preferenze dei più piccoli. Al contrario invece! I bimbi stravedono per Morto, si formano code allo stand di XL e tutti vogliono uno schizzo del Vecchio Osso. Che è una cosa che mi fa anche molto piacere, a dimostrazione di come la mentalità di un bimbo o di un adolescente sia molto più aperta e priva di paure rispetto a un adulto.

Ma tornando ai miei libri per ragazzi: se hai avuto modo di sfogliare Il mostro nella tazzina (uscito nel 2006 per Travenbooks e primo di una serie di dieci volumetti) noterai che oltre ai molti denti che Mostro condivide con i suoi fratellini per i più piccini, sono presenti anche alcune delle tematiche che ho esplorato in questi anni di lavoro: la solitudine e l'incomunicabilità in primis, trattate ovviamente con un taglio adeguato.

A mio avviso l'illustrazione per l'infanzia (quando non diviene autoreferenziale, pallosamente pittorica o quando ancora mugina ossessivamente su fiabe del passato) ha davanti a sé potenziali inesplorati, dato che l'editoria di settore quasi sempre si preoccupa di imbonire i piccini con storie carine e nientepiù o soddisfare i palati degli esteti (a cui è destinata una larga fascia del mercato), invece si può osare e lo si deve fare pensando di comunicare con il lettore, anche se piccolo.

Ma è la storia dell'Italia, trovi una nicchia, te la curi ben bene e temendo di perdere quel poco spazio guadagnato non ti arrischi al di fuori del tuo sistema, che diventa la tua prigione e pretesa che il mondo giri solo nel tuo senso.

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