Charlie Hebdo, Corriere della Sera e Rizzoli Lizard raccolgono le vignette di solidarietà in un volume da edicola

Da giovedì 15 gennaio, Corriere della Sera e Rizzoli Lizard uniscono le forze per distribuire Je Suis Charlie, un volume che raccoglie tutte le vignette più significative realizzate in occasione della terribile tragedia accaduta alla redazione del Charlie Hebdo. Distribuito in edicola, fumetteria e libreria, Je Suis Charlie sarà venduto al prezzo di 4,90 euro, e l'intero ricavato della vendita del volume sarà devoluto alla redazione della rivista francese, che in questi giorni sta raccogliendo la solidarietà di tutta la carta stampata internazionale. Una splendida iniziativa, quella del Corriere della Sera, che va a braccetto con quella promossa da Il Fatto Quotidiano che, proprio domani, si occuperà di pubblicare in Italia l'ultimo numero del Charlie Hebdo (qui la copertina dell'uscita). Mi fa molto piacere vedere questa spinta propositiva dell'editoria italiana che, per aiutare i colleghi in difficoltà, si sta dando parecchio da fare per raggranellare qualche soldino da mandare in quel di Francia. Ci sarebbero tante considerazioni da fare anche sul perché si è dovuti arrivare alla morte di così tante persone per capire che la libertà di stampa e di parola è in pericolo (e non parlo dei paesi africani o dei regimi dittatoriali, ma di mezzo mondo occidentale e orientale), ma lascio che sia il vento della solidarietà a spazzar via dai miei pensieri quel "noi ve l'avevamo detto" che sa tanto di disgrazia annunciata.

Charlie Hebdo: la case editrici italiane ci sono

Je-Suis-Charlie-Corriere-Della-Sera

Cavalcare l'onda emotiva è sempre sinonimo di facili guadagni, ma in questo caso si può dire che le case editrici italiane si stanno comportando in maniera assolutamente coerente e corretta. Dico questo perché, sia da parte de Il Fatto Quotidiano e sia da parte di RCS/Rizzoli Lizard, c'è il preciso desiderio di pubblicare qualcosa che possa dare una mano ai ragazzi della redazione del Charlie Hebdo che, rimasti orfani di cinque tra i vignettisti più famosi di Francia, devono trovare la forza (e i mezzi) per ricominciare a lavorare. Non sarà facile per i sopravvissuti riuscire a dimenticare quello che è accaduto in redazione neanche una settimana fa, ma è anche vero che il Charlie Hebdo non deve morire per colpa di chi non riesce ad apprezzare la satira che, per sua stessa definizione, è una forma di espressione che se la prende sopratutto con i potenti. E chi è più potente, in cielo e in Terra, dello stesso Dio di cui Charb e gli altri autori del Charlie Hebdo si facevano beffe sulla rivista francese?

Dal punto di vista prettamente "umanitario", le case editrici italiane si sono praticamente accodate al resto dei grandi gruppi editoriali internazionali che, già nelle ventiquattrore successive all'attentato al Charlie Hebdo, si son subito attivati per effettuare donazioni (anche molto sostanziose) per le famiglie delle vittime e per i redattori sopravvissuti. Quindi siamo perfettamente in linea con tutte le iniziative editoriali (e non) delle aziende internazionali che, e bisogna riconoscerglielo, non hanno avuto bisogno di pubblicazioni extra o uscite particolari per raccogliere fondi da destinare ai ragazzi del Charlie Hebdo.

Io acquisterò sicuramente il volume, anche perché voglio contribuire (nel mio piccolo) ad aiutare i ragazzi del Charlie Hebdo. Voi lo farete?

via | Corriere della Sera

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