Charlie Hebdo: il Corriere della Sera pubblica le vignette, ma si scatena la polemica tra i fumettisti

Può un'iniziativa a scopo benefico come quella del Corriere della Sera trasformarsi in un'arma a doppio taglio?

La risposta di Giacomo "Keison" Bevilacqua: "Perché quelle del Corriere non sono scuse"

Aggiornamento a cura di Francesco Fusillo del 16/01/2015 ore 13.45

I fumettisti italiani non ci stanno e, nonostante nessuno abbia ancora impugnato le vie legali, le risposte alle "scuse" del Corriere della Sera sulle vignette "rubate" per il libro "Je Suis Charlie" pubblicato insieme al quotidiano si susseguono a ritmo vertiginoso. Stavolta è il turno di Giacomo "Keison" Bevilacqua che, affidati i suoi pensieri ad una lettera inviata a Wired.it, spiega per filo e per segno perché ha deciso di protestare vivamente per questo vero e proprio furto di vignette ai danni dei fumettisti italiani. Bevilacqua sa bene che, in una situazione del genere, le vie da percorrere sarebbero essenzialmente due: denunciare il Corriere della Sera/RCS (con facile e prevedibilissima vittoria dei vignettisti) o protestare vivamente contro questa operazione di "sciacallaggio". Conscio del fatto che quelli del Corriere della Sera non hanno alcun problema di tipo economico, Bevilacqua ha scelto di combattere la prepotenza e l'arroganza dell'editore italiano unendosi alle proteste degli altri fumettisti coinvolti, in modo da far capire all'opinione pubblica che quello del disegnatore è un lavoro vero e proprio.

Leggendo le parole di Giacomo (che trovate in questo post), ho riflettuto su una cosa molto positiva che può derivare dalla battaglia dei fumettisti italiani contro il Corriere della Sera: il riconoscimento del disegnatore di fumetti come categoria di lavoratore. Se i ragazzi italiani, stanchi dei soprusi e delle condizioni lavorative al limite del proibitivo, riusciranno a far capire all'opinione pubblica che il fumettista è un lavoro a tutti gli effetti, questa vicenda potrebbe portare al cambiamento radicale della concezione stessa di "Fumettista". Arrivare al livello di civiltà di paesi come la Francia sembra ancora una chimera (anche perché, proprio in Francia, molte cose stanno cambiando...e non in positivo), ma non si sa mai...io sono molto, molto fiducioso!

La risposta di Leo Ortolani alle “scuse” del Corriere

Aggiornamento a cura di Vasta Maria del 16/01/2015 ore 13.15


Non sono andate giù ai fumettisti italiani le scuse che il Corriere ha pubblicato in risposta alla spinosa vicenda dell’utilizzo delle vignette senza prima aver chiesto il permesso ai legittimi proprietari. Dopo la tagliente risposta di Roberto Recchioni (che trovate in basso), che alle parole del Corriere risponde attraverso il blog “Dalla parte di asso”, dove ha deciso di … togliere qualche sassolino dalla scarpa, tocca adesso a Leo Ortolani, che a quanto pare sarebbe sulla stessa lunghezza d’onda del suo collega. Del resto, come dichiara lo stesso fumettista sulla sua pagina Facebook: “Sbagliare, SI PUO'. Poi, però, SI DEVE ammettere di avere sbagliato”.

Dal canto suo, Ortolani fa notare quanto scalpore questa vicenda abbia avuto non solo fra i fumettisti italiani, ma anche tra i fan che questi fumettisti li seguono da tempo. Di fronte ad una tale indignazione, è senza dubbio difficile fare ammenda e ... chiedere scusa senza trovare delle “scuse”.

Ma non si preoccupi. C’è chi lo ha fatto al posto suo. Lei si chiama Luisa Sacchi ed è la responsabile della linea libri di RCS. E quindi del libretto pubblicato.

Secondo quanto riportato su Facebook, con la Sacchi l’autore avrebbe avuto uno scambio di email, durante il quale avrebbe chiarito la sua posizione, e durante il quale avrebbe ottenuto il riconoscimento di quello che è accaduto: vale a dire "un errore".

Poi, nella sua lettera di risposta, è come se ci fosse uno scarto, proprio all’ultimo passaggio. Sono vicende, quelle di questi giorni, in cui si è sempre parlato di coraggio. Il coraggio delle proprie azioni. Così Luisa Sacchi mi scrive (cit.): “E’ stato un errore figlio di una situazione particolare. Comunque un errore.”

COMUNQUE UN ERRORE.

Ringrazio Luisa Sacchi per quello che ha scritto.
Vuol dire tanto.
Il resto, sono solo “scuse”.

Non rimane che attendere la reazione degli altri fumettisti coinvolti in questa spinosa vicenda, reazione che di certo non tarderà ad arrivare..!

via | Facebook di Leo Ortolani Official and Gentleman

Le scuse del Corriere e la risposta di Roberto Recchioni

Aggiornamento di Vasta Maria del 16/01/2015 ore 11.41:

Come promesso ieri, arrivano oggi le “scuse” del Corriere rivolte a quei fumettisti italiani che hanno visto le proprie vignette pubblicate su un libro-omaggio dedicato alle vittime dell'attentato avvenuto alla redazione del Charlie Hebdo, senza però aver mai dato il proprio consenso per la pubblicazione. Dopo aver premesso il fatto che la pubblicazione delle vignette non comporterà alcun vantaggio finanziario per il Corriere, la redazione sottolinea come la decisione di realizzare l’instant book in questione sia stata presa a poche ore dalla strage di Parigi, come un gesto concreto di solidarietà.

Abbiamo pensato che l’eccezionalità della situazione, il fatto che l’iniziativa avesse uno scopo solidale e che il giornale non ricavasse nulla bastassero a fugare ogni sospetto.

spiegano i membri della redazione del Corriere

Senza contare che a pagina 4 del volume ci siamo detti disponibili a regolare ex post ogni contenzioso. In tutta evidenza ci sbagliavamo.

Ma saranno bastate queste scuse a placare la rabbia dei fumettisti e degli autori italiani che in questi giorni hanno espresso la loro (comprensibile) indignazione? La risposta la troviamo nel blog Dalla Parte di Asso (Prontoallaresa.blogspot.it), dove Roberto Recchioni risponde alle “scuse” del Corriere, asserendo che, a conti fatti, non si può parlare esattamente di … “scuse”.

Quando qualcuno ti dice: "pretendo delle scuse" non significa "voglio che tu adduca scuse come che il cane ti ha mangiato i compiti". E nemmeno delle finte scuse in cui mentre fai finta di scusarti, non solo ribadisci il tuo punto, ma ti fai anche bello delle tue nobili intenzioni.

esordisce il fumettista italiano, che sostiene di avere di fronte a sé due possibili strade: quella di andare avanti per vie legali, o quella di “fare spallucce”, e chiudere qui la faccenda, lungi però dall’essere effettivamente chiarita e conclusa.

Avevate la possbilità di chiudere la questione in maniera pulita.

conclude l’autore

Avete scelto di essere persone piccole. E con le persone piccole, non vale la pena di mettericisi.

Ora non resta che attendere la reazione degli altri fumettisti coinvolti in questa vicenda.

via | Prontoallaresa.blogspot.it

La risposta del Corriere

Aggiornamento a cura di VastaMaria delle 16.05

Non si placa l'indignazione provocata dall’utilizzo, da parte del Correre della Sera, delle vignette realizzate da artisti italiani per omaggiare le vittime del massacro del Charlie Hebdo avvenuto nei giorni scorsi. Come vi abbiamo raccontato (scorrete la pagina per conoscere tutti i dettagli sulla spinosa vicenda), il Corriere della Sera avrebbe deciso di pubblicare un libro in cui vengono racchiuse le vignette realizzate da artisti, fumettisti e vignettisti, per commemorare le vittime del tragico attentato avvenuto a Parigi nei giorni scorsi. Peccato però che, a quanto sembra, gli artisti in questione non siano stati informati di quanto stesse accadendo.

La rabbia dei fumettisti è stata palpabile sul web nelle ultime ore, tanto che, a rispondere, sarebbe stato adesso lo stesso Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere, che ha in primis pubblicato un messaggio su Twitter, dichiarando che i diritti agli autori sarebbero riconosciuti (a pagina 4 del volume), e sottolineando il fatto che il Corriere non guadagnerà nulla per la pubblicazione della raccolta di vignette.

Intervistato da Wired

, De Bortoli avrebbe inoltre fatto sapere di aver contattato tutti coloro che è stato possibile contattare, e di aver specificato nel libro che la redazione del Corriere è a disposizione degli autori per i diritti.

È possibile che ci sia stata un po’ di confusione, siano stati commessi errori, qualcuno non sia stato consultato.

avrebbe spiegato il direttore del Corriere a Wired

Abbiamo raccolto i disegni in rete e poi abbiamo lavorato al volume. Se avessimo dovuto attendere oltre, l’iniziativa non avrebbe più avuto significato. Mi scuso comunque”, conclude De Bortoli, “con quanti si siano sentiti a disagio, e tengo a dire che siamo a disposizione di tutti per riconoscere i diritti di autore”.

E in attesa di scoprire se queste scuse basteranno per placare la rabbia degli autori, Roberto Recchioni non tarda a far sentire la sua voce, e dopo aver fatto il punto della questione, prende ancora una volta le distanze dal volume apparso oggi in edicola.

Premesso il fatto che non desidera né denaro, né tantomeno la proprietà di qualcosa che è fondamentalmente già suo (la vignetta disegnata per commemorare le vittime del Charlie Hebdo ovviamente), Recchioni spiega a chiare lettere:

Io NON VOGLIO essere associato in alcuna maniera al suo libro che trovo orribile sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista ideologico.
NON VOGLIO che una mia vignetta, realizzata e diffusa gratuitamente sul web venga commercializzata da una operazione benefica di cui non conosco i dettagli.
NON VOGLIO, soprattutto, che una mia vignetta sia contenuta in un volume che si dice dalla parte di Charlie Hebdo e poi censura le vignette della rivista stessa e degli autori morti nella strage perché non adatte alla linea del giornale.

Non rimane che attendere le risposte da parte degli altri artisti. Voi cosa ne pensate?

via | Wired, Prontoallaresa.blogspot.it

Il Corriere della Sera pubblica le vignette, e scoppia la polemica

Aggiornamento di Francesco Fusillo, ore 11.14 del 15 Gennaio 2015

Che sia lodevole oppure no, ancora una volta c'è qualcosa di molto saggio che i fumettisti italiani hanno deciso di "appuntare" in merito alla pubblicazione di questo volume da parte di Rizzoli Lizard/Corriere della Sera: il rispetto del diritto d'autore. Le critiche più sensate (e feroci) vengono da Roberto Recchioni e Giacomo "Keison" Bevilacqua che, visto il modo in cui il Corriere della Sera ha pubblicato le vignette nel volume venduto in edicola e in libreria (volume di cui abbiamo già parlato qui e di cui il ricavato andrà interamente devoluto alla redazione del Charlie Hebdo), hanno deciso di esprimere in vignette (e in parole) tutto il loro dissenso circa questa operazione editoriale di RCS. Quello più duro di tutti è stato ovviamente Recchioni che, oltre a disegnare una vignetta decisamente caustica, ha poi aggiornato il suo blog con un post dove ha espresso tutte le sue perplessità circa un'iniziativa che, seppur animata da buoni propositi, è stata pensata (e pubblicata) con alcuni "vizi di forma" che ne limano i contenuti fino a farli diventare becero sciacallaggio. Ma perché gli autori si sono arrabbiati a tal punto da prendersela direttamente con uno dei gruppi editoriali più famosi (e importanti) d'Italia?

Diritto d'autore, questo sconosciuto!

Je-Suis-Charlie-Corriere-Della-Sera

Iniziamo da Roberto Recchioni che, con questa vignetta, ci rimanda al post di Dalla parte di Asso (blog personale dell'autore) sulla vicenda:

I fatti sono questi: la vignetta realizzata da Roberto Recchioni è stata usata da RCS senza che nessuno contattasse l'autore che, dopo aver visto com'è stato impaginato il volume (alcune vignette sono state riprodotte in bassa risoluzione, ed altre ancora sono fotografie di contributi messe lì alla mercé del lettore), si chiede se è giusto o meno fare determinate cose senza chiedere il permesso agli aventi diritto. Recchioni non critica l'operazione in se perché, alla fin fine, i soldi ricavati dalla vendita del volume andranno ad aiutare i ragazzi del Charlie Hebdo, ma è indubbio come questo metodo così sbrigativo di pubblicare qualcosa per cavalcare l'onda emotiva porta con se parecchie "imperfezioni" (se così vogliamo chiamarle). Recchioni arricchisce il post dicendo che un autore potrebbe avere da ridire su molte cose e che, magari in disaccordo con le opinioni di un altro autore pubblicato sul volume, questo dovrebbe avere il diritto di poter dire "no" ad RCS che, tra le altre cose, potrebbe essere un editore non gradito all'autore stesso. Il post è completo e ben scritto, quindi vi invito a dargli un'occhiata veloce per capire il "Recchioni-pensiero" in merito alla vicenda.

Saliente e cattivella al punto giusto è la risposta di Giacomo "Keison" Bevilacqua che, accusando apertamente il Corriere della Sera d'aver "sciacallato" alla grande, propone (in maniera provocatoria) a tutti i vignettisti coinvolti di denunciare RCS e, con i soldi della causa (che sarebbe vinta al 100%), andare a fare una cospicua donazione da devolvere interamente alle famiglie delle vittime dell'attentato al Charlie Hebdo. La provocazione di Bevilacqua mi sembra molto sensata, anche perché l'operazione del Corriere della Sera è stata svolta in maniera molto scorretta da parte dell'editore, e una "class-action" dei fumettisti italiani farebbe sicuramente molto male al gruppo editoriale.

Alla fin fine, e qui gli autori italiani hanno ragione da vendere, bastava che il Corriere della Sera tardasse di una settimana la pubblicazione del volume per contattare tutti i fumettisti e vignettisti coinvolti, magari prendendosi anche un po' di tempo per curare meglio il volume. Ma l'argomento pone in essere un'altra riflessione che, in questo caso, è stata affrontata in maniera pruriginosa da Don Alemanno, l'autore delle vignette di Jenus di Nazareth.

Come potete leggere, il Corriere della Sera rispetta la libertà di stampa e di parola, ma evita comunque di pubblicare le vignette troppo "blasfeme" del Charlie Hebdo. Una controsenso che Don Alemanno ha messo in evidenza chiedendosi come mai, nonostante non gli abbiano chiesto di pubblicare la sua vignetta, questi decidano lo stesso di farlo arrivando anche a censurare i contenuti giudicati "blasfemi".

Ma uno dei post più divertenti è sicuramente quello di Leo Ortolani che, oltre ad una bella vignetta dedicata alla vicenda, si lascia andare ad uno sfogo personale decisamente simpatico: cosa succederebbe se il Corriere della Sera prendesse il nostro motorino, si farebbe un bel giro "per beneficenza" e poi ci dicesse che il motorino rimane comunque di nostra proprietà? Beh, l'esempio di Ortolani calza davvero a pennello, perché sarebbe bastato chiedere il permesso all'autore per ricevere una versione in alta definizione della vignetta e non, com'è accaduto sul volume pubblicato dal Corriere della Sera, una foto in qualità bassissima della suddetta illustrazione!

Striminzito e stizzito è il commento di Simone "Sio" Albrigi alla vicenda: dopo essersi procurato il volume, l'autore ha fotografato la sua vignetta dicendo che l'operazione di Corriere ha incluso tutti i fumettisti italiani che hanno lasciato i loro contributi per il Charlie Hebdo, nessuno escluso.

Polemico anche Giorgio Salati che, citando come esempio positivo i ragazzi del WOW Spazio Fumetto di Milano, dice al Corriere della Sera che le cose non si rubano...si chiedono!

Anche Michele Benevento ha qualcosa da dire al Corriere della Sera, e lo fa con una vignetta molto esplicativa!

Checco Frongia

ci fa capire "dove finiscono le matite in Italia"...

Bellissima anche questa "copertina" di Pitoff Ogiva.

Niente vignette per Manuele Fior, ma una bella analisi della vicenda con commento finale circa i metodi poco corretti del Corriere della Sera.

Anche Fran ha fotografato la vignetta che il Corriere della Sera ha pubblicato senza il suo consenso, mandando ai redattori di questo "instant book" un bel vaffa!

Anche Quink si prende un po' gioco del Corriere della Sera, pubblicando la copertina dell'ultimo numero del Charlie Hebdo con l'Header del famoso quotidiano italiano.

Tra i commenti che si trovano in giro sulla vicenda, spunta quello di Lorenzo Gerli (un utente di Facebook) che, in merito alla pubblicazione delle vignette da parte del Corriere della Sera, ha avuto un'uscita che definirei "da Oscar"!

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