Elena Casagrande, seconda parte dell'intervista alla disegnatrice di Ghost Whisperer

pubblicato: venerdì 21 marzo 2008 da bapho in: Varie Fantasy Interviste Italia

Elena Casagrande

Seconda e ultima parte dell’intervista a Elena Casagrande, disegnatrice della miniserie dedicata al telefilm Ghost Whisperer.

E la prima parte? Taac. E l’anteprima di Ghost Whisperer? Taac. Dopo il continua oltre all’intervista trovare pure qualche disegno dell’autrice, che male non fa.

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Spesso la convenzione di plasmare il volto di un personaggio a fumetti su quello di un attore famoso viene mal vista dal pubblico. Molti lettori sostengono sia solo una scorciatoia per velocizzare il lavoro, gli autori che, al contrario, dover rendere riconoscibile l’attore di riferimento in ogni vignetta richieda maggior tempo. Per Ghost Whisperer e Star Trek hai dovuto per forza riprendere i volti degli attori. Ti ha creato difficoltà? E in generale cosa ne pensi di questa convenzione su personaggi originali come Dylan Dog = Rupert Everett, o Ultimate Nick Fury = Samuel L. Jacson?

Riprendere e rendere riconoscibile un attore è nel mio caso necessario e indispensabile; il processo è un passo dopo quello del caricaturista, cioè saper cogliere i tratti tipici di quell’attore, estremizzarli finchè anche se deformato rimane riconoscibile e riportarli ad uno stato normale per saper bene quali caratteristiche e dove vanno lavorate o accentuate, in modo da rendere immediato il riconoscimento. La difficoltà a volte risiede nell’autore nel sapere estrapolare le fisionomie nel modo giusto, a volte anche nel volto stesso che rimane in foto riconoscibile, ma a linea poco caratterizzabile perché dai tratti troppo comuni.
Per riprendere le somiglianze degli attori di Star Trek o di Ghost Whisperer oltre al processo stesso del ritratto, ci sono da fronteggiare le aspettative delle star stesse (e della produzione), che vanno dall’entusiasmo, al tacito consenso alle pretese insistenti.

Più che sui volti dell’equipaggio dell’Enterprise, sui quali lavorava e lavora ancora David, la mia esperienza si basa principalmente sul mio lavoro più recente, dove le richieste sembrano non mancare mai con la star di turno…
In generale però non penso che riprendere le fattezze di personaggi famosi per caratterizzare personaggi del fumetto sia una scorciatoia: forse il lettore lo vede in tal modo perché pensa “ah, ce l’ha già bell’ e pronto”, quando invece ripetere un attore vignetta dopo vignetta, inquadratura dopo inquadratura facendolo restare riconoscibile non permette alcune “licenze” che invece un personaggio caratterizzato di sana pianta lascia passare, affidandosi anche all’interpretazione del lettore che viene a mancare quando il riferimento è reale, tangibile.

Se potessi scegliere un’altra serie basata su un telefilm su cui lavorare, non necessariamente tra quelle prodotte da IDW, con quale ti piacerebbe cimentarti?

Heroes in primis. Lost e magari tornare su Angel…
Ah, ne dovevo dire solo una?

Hai trovato molte differenze nel modo di sceneggiare tra gli autori italiani e quelli americani? E a livello di case editrici ed editor, ci sono differenze sostanziali tra le due realtà?

Ogni sceneggiatore ha il suo metodo di lavoro e di scrittura. Sostanzialmente però una sceneggiatura ha la stessa struttura sia qui che all’estero. C’è lo sceneggiatore più descrittivo e minuzioso, quello più prolisso narrativamente, quello piuttosto sintetico che dà spazio all’interpretazione del disegnatore.
I ritmi di una sceneggiatura cambiano anche in base al tipo di prodotto che si vuol raccontare, nel mio caso o storie fantasy (di cui Jakara in stile bonelliano) o prodotti “televisivi”: le autrici del fumetto di G.W. sono le stesse del telefilm. Quest’ultimo tipo di scrittura a volte deve scontrarsi con esigenze che cambiano ovviamente da quelle della tv a quelle cartacee del fumetto: capita di dover aggiungere delle vignette o di spostare personaggi, in base alla narrazione che deve risultare sempre scorrevole e comprensibile al lettore, non avendo a disposizione la fluidità delle telecamere, ma le pause delle vignette.

Riguardo le case editrici e gli editor, bhè le differenze non sono sostanziali: la mia esperienza si basa però su case editrici minori, sia qui in Italia che negli USA. Cronaca di Topolinia è una realtà molto limitata, che non si può definire veramente casa editrice, ma si avvicina di più al concetto di “associazione culturale”. La Star Comics è altra cosa, ha una sua struttura, una sua consistenza nel panorama italiano, ma i miei contatti si sono limitati allo sceneggiatore, posso dire poco. La Tunuè, per la quale ho realizzato una tavola di Mono 2, è un’altra realtà in espansione.
In America, di base, le cose non cambiano: ci sono i must editoriali e le realtà minori; la IDW è una di queste ma sta crescendo parecchio e i rapporti con l’editor sono ottimi, anche a livello personale, idem per l’organizzazione.
Sulla mia esperienza posso dire che sostanzialmente non ci sono grandi differenze se non a livello finanziario, ahimè, e a volte di tempistiche. Purtroppo il discorso realtà editoriale italiana ed estera è un discorso affrontato migliaia di volte e più, da chi ha un esperienza e conoscenza maggiore di me e sinceramente mi sento di aggiungere poco o nulla.

Oltre a Ghost Whisperer ci sono progetti in lavorazione di cui puoi parlarci? Sul tuo blog ad esempio ho visto alcune illustrazioni a carattere mitologico e altre dedicate alle fiabe. Puoi dirci qualcosa?

Oltre a G.W., che mi vedrà impegnata fino a fine maggio, sto lavorando ad un numero di Jonathan Steele che spero prima o poi riuscirò a completare. In cantiere c’è il quarto numero di Sol Mirror, per Cronaca di Topolinia; altri progetti e collaborazioni (per l’italia e per l’america) sono tutte in fase di partenza, una fase che porta solo incertezze e speranze.
Le illustrazioni mitologiche sono solo una mia divagazione, anche se mi piacerebbe da sempre lavorare ad opera legata alla letteratura o ai classici antichi.
La mia speranza più grande è riuscir a lavorare alla Marvel o alla DC (e qui parte un coro di “ma va?!?”); ma è forse troppo presto per pensare a quei livelli, per ora mi faccio le ossa.
Ma in futuro, chissà…

Un’ultima curiosità: il soprannome Lara West da dove deriva e come mai lo hai scelto?

Non vorrei svelarlo, per ora. Intorno ad esso ho instaurato una sorta di scaramanzia…;P
A riguardo però c’è un post sul mio blog che accenna a qualcosa…

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Commenti dei lettori

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  • Profilo di Junta

    Junta

    24 mar 2008 - 23:53 - #1
    1 punto
    Up Down

    che brava °°

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