Comicsblog intervista Eric Shanower, l'autore de L'Età del Bronzo

Eric Shanower Oggi è una giornata speciale. Postiamo un'intervista a Eric Shawoner, autore de L'Età del Bronzo, un capolavoro vincitore di numerosi premi Eisner.

L'intervista è nata grazie ad un rapporto di collaborazione con Andrea Materia, quindi con la casa editrice Free Books, che sta pubblicando le opere dell'autore, e con il contributo di afNews e Manga Forever.

Dopo il continua potrete leggere le belle risposte di Eric Shanower, ma prima vi consiglio di leggere il primo episodio completo de L'Età del Bronzo (cliccate qui) e la storia The Forgotten Forest of Oz tratta da Avventure nel Mondo di Oz (cliccate qui).

Eric Shanower
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Afnews.info – Se le informazioni in nostro possesso sono giuste, hai frequentato la Joe Kubert School. E’ stata un’esperienza utile? E in che modo questo tipo di formazione “accademica” ha influenzato i tuoi lavori successivi?
Ho frequentato la Joe Kubert School of Cartoon and Graphic Art a Dover, in New Jersey. E’ situata sull’East Coast degli Stati Uniti, a circa un’ora di macchina da New York City. Avevo diciassette anni quando iniziai la scuola nell’autunno del 1981, e presi il diploma del corso triennale nel maggio 1984. All’indomani dell’ultimo giorno di lezione ottenni il mio primo lavoro nel campo dei fumetti, eseguire il lettering di un numero di Warp, pubblicato dalla First Comics. Il giorno seguente ottenni il mio secondo lavoro, disegnare una storia per New Talent Showcase, pubblicato da DC Comics.

La mia esperienza presso la Kubert School è stata preziosa sotto molti aspetti. Gli insegnanti mi hanno posto di fronte a tecniche e materiali molto differenti tra loro, alcuni dei quali avevo già incontrato precedentemente, ma di cui la maggior parte mi era del tutto ignota. Avevo seguito lezioni di disegno fin da quando ero bambino, così avevo già esperienza di una gran varietà di stili e tecniche. Ma la Kubert School era più impegnativa di qualunque cosa in cui mi fossi mai imbattuto prima, soprattutto perché si trattava di una scuola a tempo pieno, cinque giorni a settimana. Ho dovuto lavorare duro -- tutti laggiù lo facevano, se volevano terminare i compiti assegnati e fare qualche progresso. Prima di intraprendere la Kubert School possedevo già qualche nozione circa il modo in cui gli albi a fumetti venivano creati e pubblicati, ma lì appresi in dettaglio le modalità di preparazione della grafica per gli albi a fumetti americani, e le appresi da maestri che a loro volta lavoravano per quei medesimi albi.

Ho imparato molto anche dagli altri studenti. C’era sempre un leggero sottofondo di amichevole competizione. Provavo invidia nei confronti di altri studenti che creassero artwork belli o innovativi, ma né io né nessun altro reagiva in malo modo per questo. Mi spronava ad impegnarmi maggiormente col mio proprio lavoro. Ho migliorato le mie abilità grafiche immensamente durante gli anni trascorsi alla Kubert School, soprattutto perché c’era così tanto lavoro da fare che ho fatto molta pratica.

Il tempo alla Kubert School mi è stato utile anche per crescere in quanto essere umano. Prima di andare alla Kubert School avevo vissuto tutta la vita con la mia famiglia. Ho iniziato la scuola immediatamente dopo essermi diplomato presso un istituto superiore statale. Per la prima volta sperimentai cosa volesse dire essere completamente responsabili di sé stessi. Avevo delle idee circa il modo in cui andava il mondo ed il posto che occupavo all’interno di esso. Molte di queste idee non erano realistiche, così cambiarono. Altre fui io ad abbandonarle. Fa tutto parte del crescere, credo. Una delle cose che cambiarono fu il fatto che prima ero solito reagire in maniera sprezzante nei confronti di quegli studenti che giudicavo non si impegnassero abbastanza, che copiavano o mentivano sui motivi per cui non avevano finito il compito. Imparai che dovevo gestire questo tipo di situazioni con molto più garbo e che non tutti vedevano le cose al mio stesso modo. Ancora oggi non sono una persona piena di tatto in molte situazioni, ma rispetto a com’ero allora lo sono molto di più. Insomma, ricevetti molte preziose lezioni di vita alla Kubert School, lezioni che non erano segnalate come facenti parte del curriculum. Cerco tuttora di essere il tipo di persona che impara, cresce ed è aperto alla vita, ma la concentrazione verso quest’obbiettivo non è più la stessa di allora. Quello fu un periodo davvero intenso.

Afnews.info – Conosci il mondo del fumetto italiano, e se sì, c’è un autore che apprezzi in particolare?
Temo proprio di non conoscere molto circa il mondo del fumetto italiano. Ho qualche dimestichezza con alcuni fumettisti il cui lavoro è stato tradotto in inglese, come Milo Manara. Mi piacciono molto Indian Summer e altri dei suoi lavori, come Click! Ho presenti anche alcuni degli artisti italiani che hanno disegnato fumetti Disney, perché alcuni lavori di questo genere vengono tradotti in inglese. Ma in definitiva conosco ben poco del fumetto italiano. Mi piacerebbe saperne di più.

Afnews.info – Poiché attualmente è la mia principale area d’interesse e lo sarà anche in futuro, mi piacerebbe conoscere quali albi a fumetti leggevi da bambino, e se le tue letture infantili sono più importanti e significative per te di quelle adulte.
Uno dei primi fumetti di cui ho memoria è Tintin di Herge. I libri di Tintin erano serializzati in una rivista americana intitolata Children’s Digest. Più tardi i libri vennero pubblicati in traduzione inglese e li acquistai tutti.

Ricordo pure che i miei genitori mi leggevano le strips a fumetti sul giornale della domenica, ma l’unica che riesco a richiamare alla mente con precisione è Pogo di Walt Kelly. Mi piacevano i disegni, ma non le storie -- non ero in grado di comprenderle. Più tardi, quando avevo dodici anni, trovai una raccolta di strisce di Pogo e me ne innamorai.

Da bambino leggevo anche alcuni fumetti Disney. Il primo che ricordo è Bambi di Walt Disney, la versione a fumetti. Mia madre lo buttò via due volte, ma entrambe le volte lo recuperai dalla spazzatura. Lo possiedo ancora.

Per un periodo andai pazzo per Peanuts di Charles Schulz. Per molti anni ne ritagliai le strisce dai giornali domenicali e le conservai. Gettai via la mia collezione quando avevo poco più di vent’anni, perciò sono davvero contento che Fantagraphics stia ristampando la raccolta completa di Peanuts.

Ma i fumetti che compravo e leggevo di più quando ero bambino erano quelli editi da Harvey Comics: Richie Rich, Casper, Little Dot, Little Audrey, Hot Stuff e così via. Fui ossessionato dai fumetti di Richie Rich per anni. Una storia di Little Audrey in cui Audrey e i suoi amici disegnano fumetti in cui loro sono i protagonisti mi ispirò una delle serie a fumetti che scrissi e disegnai da giovane -- dai dodici ai diciotto anni -- su mia sorella, su di me e su due nostri amici, tutti impegnati in fantastiche avventure.

Di recente la Dark Horse ha iniziato a pubblicare raccolte di volumi delle vecchie storie Harvey Comics, e siate certi che le sto comprando. Sono rimasto un po’ sorpreso nello scoprire che non ho più una grande opinione di Richie Rich, ma quel Casper è più affascinante che mai. Leggere questi nuovi volumi ha riacceso il mio interesse per gli Harvey Comics che ho comprato da bambino, così li ho tirati fuori dal ripostiglio e attualmente ne sto rileggendo parecchi.

Quando ero bambino, mia madre non voleva che io comprassi fumetti che sembravano violenti. Ogni tanto compravo una copia di Justice League of America o Wonder Woman o Astonishing Tales, ma per lo più mi tenevo lontano dai supereroi. Un’altra ragione per cui non compravo fumetti di supereroi era che le storie spesso continuavano da un numero all’altro, ed era improbabile che io riuscissi a trovare due numeri consecutivi. L’idea di non essere in grado di leggere una storia completa non mi piaceva proprio. L’unica eccezione fu quando scoprii Capitan Marvel e la famiglia Marvel in Shazam! della DC. Adoravo quelle storie, sebbene poi sia giunto a capire che le storie che mi piacevano erano le ristampe di quelle degli anni ’40 e ’50 disegnate da C. C. Beck e Kurt Schaffenberger. Le storie nuove di solito non erano altrettanto interessanti. Quando Shazam! interruppe le ristampe e si modellò sulla versione che a quel tempo era trasmessa in televisione, il mio interesse svanì.

Amavo anche le storie di Zio Paperone e Paperino di Carl Barks. Qualche tempo fa, John Clark della Gemstone Comics mi chiese di scrivere e disegnare una storia per Zio Paperone, ed io naturalmente colsi al volo l’opportunità. La storia è schizzata a matita ed è in attesa di approvazione da parte della Walt Disney, ma ormai è da mesi che aspetto, e inizio a chiedermi se sarà mai approvata e pubblicata.

Per un po’ di tempo mi piacquero anche i fumetti Archie Comics.
Io penso che la differenza maggiore tra le mie letture a fumetti dell’infanzia e quelle dell’età adulta stia nel fatto che ora sono un fumettista professionista. Quando da bambino leggevo fumetti, li leggevo soltanto perché mi piacevano. Gradualmente, crescendo, iniziai a disegnare le mie strisce e i miei albi a fumetti -- i primi che mi ricordo risalgono a quando avevo nove anni. Col tempo, quando avevo circa quindici anni, decisi di voler disegnare fumetti per professione. Ma leggevo ancora fumetti perché mi piacevano, non con l’obbiettivo specifico di imparare da essi.

Ora, quando leggo fumetti, li leggo ancora in cerca di un’esperienza piacevole ma tengo sempre aperto un occhio analitico. Li osservo per vedere come gli autori hanno ottenuto ciò che è stampato sulla pagina, non solo come l’artista ha composto una vignetta o come ha sviluppato la storia da una vignetta all’altra, ma come la storia ha raggiunto il suo impatto emozionale. Da bambino non possedevo un simile occhio analitico perché non stavo coscientemente cercando di assimilare tutto quel che potevo. Credo che stessi comunque assimilando molto -- altrimenti oggi non sarei un fumettista -- semplicemente non lo comprendevo appieno. Invece ora è un riflesso onnipresente, semi-consapevole che non sono sicuro di poter spegnere qualora ci provassi.

Afnews.info – Quali fumetti e strisce di tutte le epoche raccomanderesti ai giovani lettori?
Oltre ai titoli che ho appena nominato e che leggevo da bambino, raccomanderei anche le storie di Zio Paperone e Paperino di Don Rosa, Calvin and Hobbes di Bill Watterson, Courageous Princess di Rod Espinoza, Castle Waiting di Linda Medley, Little Lulu di John Stanley e Irving Tripp, Moomin di Tove Jansson, Popeye di E. C. Segar, e per ragazzi un pochino più grandi Terry and the Pirates di Milton Caniff e Blueberry di Charlier e Giraud.

Comicsblog.it – In Age of Bronze riesci sempre a offrire ai lettori un affresco storico/mitologico preciso fin nei minimi dettagli. Ci sono altri periodi della storia umana, o racconti tratti dai miti classici, che ti piacerebbe esplorare con l’obbiettivo di una reinterpretazione a fumetti? L’Impero Romano, per esempio?
Per lungo tempo sono stato affascinato dall’Antico Egitto, come molte altre persone. Per molti anni ho progettato un graphic novel ambientato nella 17a Dinastia. Si intitolava The Black Land, ed era la storia di un contadino che si innamorava della regina Ahmes Nefertari. Ho prodotto una quantità di schizzi, note, una trama e due pagine di prova per The Black Land. Ma il progetto crollò, più che altro sotto il proprio peso. Quella fu, comunque, una delle cose che mi condussero alla storia della Guerra di Troia.

Non ho in programma di scrivere altre storie di ambientazione storica o fumetti legati al mito. A dire il vero non so nemmeno cosa mi metterò a fare dopo che L’Età del Bronzo sarà finito, perciò chissà che direzione prenderanno i miei interessi?

Comicsblog.it – Hai letto la serie Fables di Bill Willing pubblicata da Vertigo? Cosa pensi dell’idea di adoperare i personaggi delle fiabe classiche in un contesto moderno e del tutto differente? Prenderesti mai in prestito i personaggi creati da L. Frank Baum al fine di stabilire una nuova continuity del Mondo di Oz e scrivere nuove storie al riguardo?
Ho disegnato una storia di una sola pagina per un numero di Fables l’anno scorso -- con Bella e il Principe Azzurro. Recentemente ho parlato con Bill circa la possibilità di lavorare a un’altra storia breve di Fables in futuro. Spero che ciò avvenga, ma non c’è ancora nulla di certo.

Penso che l’idea di prendere i classici personaggi fantastici e porli in un contesto differente sia un’idea interessante. Lo hanno fatto in molti. Dipende tutto dal fatto che lo si faccia bene oppure no. Nessuno vuole leggere una storia noiosa, non importa quanto interessante sia il concetto che c’è dietro.

Non ho intenzione di adoperare i personaggi di Oz in una sorta di contesto aggiornato. Voglio loro bene così come sono nei libri di L. Frank Baum, e la maggior parte dei progetti su Oz ai quali lavoro seguono quella tradizione. C’è moltissima gente -- come Gregory Maguire con Wicked e i suoi seguiti -- e molti fumetti -- come Dorothy and Into the Dust -- che usano i personaggi di Baum in una maniera che potremmo chiamare “al passo coi tempi”. Anche Lost Girls di Alan Moore e Melinda Gebbie, nonostante non trasporti i personaggi nel nostro tempo, li adopera in un contesto molto differente da quello in cui sono apparsi originariamente.

I miei romanzi a fumetti di Oz sono nuove storie dei personaggi di Oz, non adattamenti delle opere di Baum o di qualcuno tra coloro che scrissero successivamente le serie di Oz. Sono ambientati al tempo in cui vennero pubblicati la prima volta, gli ultimi anni ’80 e i primi anni ’90. Ciò nonostante, questi lavori rimangono fedeli -- quanto più ho potuto -- allo stile e all’atmosfera tradizionali dell’Oz di Baum.

Anni fa provai a smettere di impegnarmi in lavori dedicati ad Oz, ma continuavano a venir fuori nuovi progetti che non riuscivo a sopportare di cestinare. Così alla fine mi sono arreso all’idea che lavorerò a progetti su Oz per il resto della mia vita. Non so esattamente su che tipo di progetti legati ad Oz lavorerò in futuro -- ci sono sempre tante idee che mi ronzano per la testa, ma non so quali poi si svilupperanno in progetti reali. E ci sono sempre persone che mi chiedono di lavorare sulle loro idee riguardo ad Oz.

Comicsblog.it – Qual è la tua opinione riguardo al fenomeno manga? Sei preoccupato per l’attrazione quasi monopolistica che i manga esercitano sui lettori più giovani? C’è qualche mangaka giapponese che apprezzi?
Io ritengo che i manga siano fantastici. Sono fumetti, e io amo i fumetti. Non stabilisco distinzioni rigide tra i fumetti in base al paese in cui sono stati creati. Ad ogni modo i confini tra paesi sono immaginari, in particolare per quel che concerne le opere d’arte.

Ho letto vari manga, e alcuni di essi mi sono piaciuti mentre altri no, esattamente come i fumetti di qualsiasi altra parte del mondo.

Non provo nessuna autentica preoccupazione che i giovani lettori leggano solo manga, perché non c’è nulla che io possa fare al riguardo. Io sono un fumettista, perciò creo i migliori fumetti che posso e spero che alla gente piaccia leggerli. Se qualcuno non vuole leggere i fumetti che a me piacciono, non posso forzarlo o forzarla a leggerli. Naturalmente, è bello avere opportunità come quest’intervista per discutere le mie idee circa i fumetti. Spero che quello che dico guidi i lettori verso qualcosa che piacerà loro molto e che altrimenti non avrebbero scoperto.

Ad ogni modo non capisco perché un lettore vorrebbe leggere un solo tipo di fumetti. Da ragazzo leggevo ogni fumetto che mi capitava davanti agli occhi, che lo trovassi in un negozio, o in una biblioteca, a casa di un amico, o che lo raccogliessi per strada. Ancora oggi leggo molti differenti tipi di fumetti.

L’unica serie manga che seguo con regolarità è Swan di Ariyoshi Kyoko, pubblicata negli Stati Uniti da CMX/DC. E’ la storia di un gruppo di studenti di danza classica. All’inizio dubitavo che un fumetto potesse catturare la danza classica nelle sue pagine. Quando lo lessi fu evidente che, mentre non può realmente catturare il movimento e lo spettacolo presenti nell’esecuzione di un balletto, quel che riesce a catturare in realtà è l’essenza che si cela dietro l’atto del danzare, e compie un lavoro semplicemente meraviglioso nel comunicare quanto difficile sia realmente il balletto classico e l’impegno necessario per diventare un ballerino.

Ho apprezzato molto anche Buddha di Osamu Tezuka.

Mangaforever.net – Cosa provi nel sapere che i tuoi fumetti sono letti anche al di fuori degli Stati Uniti? Un messaggio per i tuoi fan italiani?
Amo l’idea che gente di ogni parte del mondo legga i miei lavori. E’ davvero meraviglioso. Voglio un grandissimo “grazie” a tutti i lettori italiani che hanno apprezzato il mio lavoro. Spero un giorno di poter presenziare a una fiera o a un evento in Italia per poter incontrare di persona molti di voi.

Sono davvero grato per il riscontro che L’Età del Bronzo ha avuto in Italia. Quando mi fu detto che avevo vinto il premio Gran Guinigi nel 2006, fui davvero sorpreso e onorato. Spero che molti lettori italiani gradiscano anche i miei fumetti di Oz. So che hanno uno stile e un argomento differenti rispetto a L’Età del Bronzo, ma li ho realizzati con la stessa convinzione. I miei primi fumetti di Oz mostrano che la mia tecnica era ancora in divenire, ma a partire da “The Ice King of Oz” credo che tutti i pezzi siano abbastanza a posto. La storia intitolata “The Forgotten Forest of Oz” è forte come nulla di quanto ho fatto da allora, e sono ancora veramente orgoglioso delle tavole de “The Blue Witch of Oz”. Avventure nel mondo di Oz è certamente diverso per toni e intenti da L’Età del Bronzo, ma spero che i lettori si godano entrambi i progetti.

Mangaforever.net – Qual è stato il tuo primo incontro con le opere di Omero? Cosa ti ha colpito di più?
Non avevo mai letto nè l’Iliade nè l’Odissea prima di iniziare L’Età del Bronzo. Da piccolo avevo letto molti adattamenti per bambini dei miti greci, ma allora la Guerra di Troia non era tra i miei preferiti. Preferivo di gran lunga Giasone e gli Argonauti, Perseo e la Gorgone e Teseo e il Minotauro.

Ho finalmente letto sia l’Iliade che l’Odissea dopo aver iniziato a raccogliere il materiale per L’Età del Bronzo, così le ho lette entrambe con un punto di vista specifico in mente. Ho amato l’Iliade -- è così potente, soprattutto la morte di Ettore. Non mi piacque molto l’Odissea, sebbene molta gente sembra avere la reazione opposta. Ci sono scene che considero molto reali -- Elena che nomina gli Achei a Priamo, Ettore che si accomiata da Andromaca e Astianatte, Ettore e Polidamante che discutono sulla strategia, i tre colpi che culminano nella morte di Patroclo, l’immagine del pesce che mordicchia il grasso del corpo, Teti che consola Achille sulla spiaggia. Non vedo davvero l’ora di presentare la mia versione dell’Iliade ne L’Età del Bronzo.

Credo sia stata mia sorella a paragonare Omero ai libri di Oz. L’Iliade è simile ai libri di Oz scritti da L. Frank Baum -- unificati nella trama da una progressione logica. L’Odissea è come i libri di Oz del successore di Baum sulla serie, Ruth Plumly Thompson -- molti viaggi in giro con piccole pazze avventure in luoghi in cui gli abitanti vogliono intrappolare i visitatori, seguite da un grande climax con un banchetto. (Ma gli ospiti di solito non finivano morti nei libri di Oz).

Mi piacciono molto di più i racconti di Oz di Baum rispetto a quelli di Thompson.

Mangaforever.net – Come organizzi la tua giornata lavorativa? Quanto tempo dedichi alle ricerche bibliografiche?
Non ho un’organizzazione rigida. Di solito mi occupo degli affari di mattina, e-mail, cose devono andare all’ufficio postale, pagare le bollette, etc. Per mezzogiorno cerco di essere al lavoro su qualunque sia il progetto successivo. E poi lavoro fino all’ora di andare a dormire. Ovviamente faccio una pausa per i pasti, per portare a spasso il cane, andare al bagno, e fare qualsiasi altra cosa che potessi aver programmato.

Le mie ricerche non sono programmate. Non riesco nemmeno ad immaginare quanto tempo ho speso nel corso degli anni a fare ricerche per L’Età del Bronzo. Libri, riviste, articoli e video si accatastano e devo correre per consultarli. Utilizzo anche internet. Leggo alcune fonti approfonditamente, di altre leggo solo i passi che sono attinenti a L’Età del Bronzo. Molte fonti le consulto continuamente. Da alcune traggo alcuni appunti, catalogo quegli appunti nei posti appropriati e poi non ho più bisogno di consultare di nuovo quelle fonti.

Quando sto scrivendo la sceneggiatura di un episodio de L’Età del Bronzo -- è serializzato in albi di 20 pagine qui negli USA -- raccolgo una pila di libri, appunti, e altro materiale che includono informazioni per quella parte di storia. Quando disegno personaggi, costumi e ambienti ho sempre bisogno di consultare fonti. In particolare per gli aspetti architettonici ho bisogno di raccogliere diverse fonti e incastrare insieme molte informazioni. Per esempio, per le scene nelle strade di Troia o dei dintorni, devo combinare le informazioni scritte con planimetrie, mappe, e, ora che sono stato a Troia, con i miei appunti, i miei schizzi e le mie fotografie.

Quando vado in libreria o in biblioteca, controllo le sezioni di mitologia e archeologia per trovare libri che non ho visto prima. Navigo in internet per informazioni -- di solito per libri appena pubblicati e per libri molto vecchi di cui non ho mai sentito parlare prima, qualche volta cerco immagini che non sono riuscito a trovare sui libri. Vado a New York una volta all’anno e trascorro più tempo possibile a fare ricerche nella New York Public Library.

Nel mio studio c’è una vasta collezione di libri, carte e video, tutte ricerche per L’Età del Bronzo. Non ho più spazio sui ripiani e perciò ci sono cataste di libri e carte sul pavimento. A dire la verità ci sono ricerche per L’Età del Bronzo in varie stanze perchè leggo sempre un libro o due per il progetto, e quello che leggo non si trova sempre nel mio studio.

Sono affascinato da Oz da quando avevo sei anni, così anche il materiale su Oz -- che è tanto ricerca quanto i libri e le cose che raccolgo per L’Età del Bronzo -- è piuttosto ampio. Sono sicuro di aver trascorso tanto tempo della mia vita a leggere libri su Oz quanto quello passato a leggere libri e altro per L’Età del Bronzo -- di più, dal momento che ho iniziato le ricerche per L’Età del Bronzo solo nel 1992.

Ho visitato il sito archeologico di Troia nel nordovest della Turchia nel 2006. E’stata una delle più splendide esperienze della mia vita. Ho trascorso undici giorni e mezzo lì, durante il periodo degli scavi di quell’estate. Ho passato molto tempo tra i resti della città, facendo sketch e foto e seguendo gli archeologi e pensando a come potesse essere tipo 3200 anni fa. Ho fatto escursioni tutto intorno all’area e ho visitato l’isola di Tenedos (ora chiamata Bozcaada) e le montagne a sud di Troia. Un giorno, mentre passeggiavo vicino il fiume Scamandro (ora chiamato Kara Menderes) pensavo a quanto fosse meraviglioso il fatto che, a differenza del paese immaginario di Oz, potessi andare davvero a Troia e trovarmi nei luoghi di cui scrivevo e disegnavo. Quando ero piccolo credevo che Oz fosse un luogo reale. Quando scoprii che non lo era, rimasi deluso. Ma Troia è un luogo reale, e ho tratto grande gioia nell’aver avuto modo di visitarla.

Mangaforever.net – Hai collaborato con Ed Brubaker agli esordi della sua carriera. Ci sono possibilità di una nuova collaborazione con lui in futuro?
Conosco Ed a più di venti anni, e, da quando ci siamo incontrati per la prima volta, ho disegnato mezza dozzina di storie che Ed ha scritto

La mia preferita è una storia chiamata An Accidental Death, che parla di due adolescenti che vivono a Guantanamo Bay, Cuba. Sia Ed che io abbiamo vissuto lì da bambini, sebbene in periodi differenti.

Amo la maggior parte delle opera di Ed. La sua Criminal è la mia serie preferita al momento. Di questi tempi è piuttosto occupato a scrivere molti progetti per la Marvel, ma se si presentasse l’opportunità di lavorare con lui su un progetto breve, ne sarei felice. Non ho tempo di lavorare a un altro grande progetto mentre realizzo L’Età del Bronzo, ma lavoro su diversi altri piccoli progetti.

Mangaforever.net – Ti piacerebbe disegnare un fumetto di supereroi? Se sì, quale sceglieresti?
Ho un’idea per una storia di supereroi, una che ho da molti anni. Ma chi sa se andrà mai al di là di questo stadio?

Ho disegnato molti supereroi nel corso della mia carriera, la Lega della Giustizia, Wonder Woman, Aquaman, i Fantastici Quattro, Iron Man, la Doom Patrol, Catwoman, Wasp e altri. Sono grato per ogni lavoro che mi è offerto e in generale accetterò un incarico se riuscirò a incastrarlo nella mia tabella di marcia.

Non ho davvero preferenze di disegnare un particolare fumetto di supereroi. Le mie preferenze di solito dipendono dalla storia. Se la storia è buona, è più piacevole da disegnare. Se una storia non è molto buona, è meno divertente da disegnare. Non importa molto chi siano i personaggi. Naturalmente sono più felice quando la storia è scritta da me.

Francesco Spreafico, supervisore dei volume americani della Free Books – Presto uscirà una tua miniserie per la linea Marvel Illustrated che adatta il Mago di Oz, ma verrà soltanto sceneggiata da te; cosa pensi di questa esperienza?
Finora mi piace adattare Il Mago di Oz in sceneggiature a fumetti. Sono veramente felice che un altro artista, Skottie young stia disegnando il progetto. Se la Marvel mi avesse chiesto di disegnarlo oltre che di scriverlo, avrei dovuto rifiutare perchè la mia tabella di marcia è occupata principalmente da L’Età del Bronzo. Ma riesco a trovare il tempo per scrivere questa serie in otto episodi.

Ho appena finito la sceneggiatura del sesto albo, e devo dire che questo lavoro è stato molto divertente. Sto lavorando con il testo di una storia che amo, e posso adattarla nel modo in cui penso debba essere fatto. Gli editor della Marvel sono contenti di quello che ho presentato. Ci sono stati molti adattamenti de Il Mago di Oz. Alcuni sono buoni, altri meno. Ma io credo che, parlando da fumettista che conosce Oz da molti anni, che ha una profonda conoscenza dei lavori di Baum -- non solo dei sui libri di Oz -- che ha familiarità con quasi ogni aspetto di Oz e di tutte le sue trasformazioni, e che scrive e disegna storie su Oz fin da bambino, apporto un ricco background e un potenziale unico a una versione a fumetti de Il Mago di Oz. Sto compiendo ogni sforzo possibile per realizzare l’adattamento a fumetti definitivo.

Anche Scottie Young, il disegnatore, ne è molto entusiasta. Ho visto un solo disegno per questo progetto, così non vedo l’ora di vedere la sua interpretazione della mia sceneggiatura.

Francesco Spreafico, supervisore dei volumi americani della Free Books – L’Età del Bronzo ti tiene troppo impegnato o ritornerai su Oz come disegnatore? Nei fumetti, intendo, oltre a illustrare libri. La tua conoscenza dei personaggi è perfetta.
Grazie. Amo i personaggi di Oz, ma non ho in mente di scrivere e disegnare altri fumetti di Oz nello stile di Avventure nel mondo di Oz. Sono impegnato su L’Età del Bronzo fino a quando non avrò terminato la storia di Troia. Finchè non sarà finita non avrò tempo per nessun altro progetto di primo piano. Spero che quando avrò completato L’Età del Bronzo troverò un argomento del tutto nuovo in cui affondare i denti. Ma non ho idea di cosa porterà il futuro. Forse nuovi fumetti di Oz ne faranno parte.

Francesco Spreafico, supervisore dei volumi americani della Free Books – E visto che parliamo di Oz, scriverai altri romanzi? (Ho letto il tuo romanzo di Oz e l’ho adorato)
Grazie mille. Immagino che tu intenda The Giant Garden of Oz, che ho scritto da una mia idea per un thriller ambientato nel mondo di Oz nello stile di Dick Francis o Ken Follett, se posso essere tanto sfacciato a fare un’affermazione del genere. C’è anche il mio libro di storie brevi e poesie su Oz, The Salt Sorcerer of Oz and Other Stories. Ho anche realizzato molto dell’editing e della revisione del manoscritto di John R. Neill per The Runaway in Oz,ma non rivendico quel libro come mio -- è senza dubbio di Neill. La risposta lla tua domanda di altri romanzi di Oz è la stessa alla domanda sui fumetti di Oz. Sono impegnato con L’Età del Bronzo nell’immediato futuro, così non posso prendermi nessun altro incarico importante. Non ho piani per altri romanzi di Oz, ma chi sa cosa porterà il futuro?

Traduzione: Roberto Addari and Emiliana Cordone; Supervisione: Michele Fidati and Roberto Addari. Un grazie anche a Manga Forever (cliccate qui per leggere la versione in inglese dell'intervista).

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