Nuova anteprima esclusiva di Bugs, la raccolta di racconti di Edizioni BD

Bugs Edizioni BD

Edizioni BD ci ha passato un'altra anteprima di BUGS, la raccolta di racconti curata da Tito Faraci e che vede tra gli autori Roberto Recchioni, Diego Cajelli, Sandrone Dazieri, Alan D. Altieri e molti altri.

Oggi tocca a Roberto Recchioni e al suo It came from the desert di cui trovate un estratto dopo il continua, mentre qui trovate l'anteprima del racconto di Diego Cajelli, buona lettura!

1

Arruolarmi m’era parsa una buona idea sul momento.

I marines mi offrivano un lavoro ben pagato, l’opportunità di girare il mondo e fare carriera e l’indubbio privilegio di poter sparare a qualcuno con la benedizione dello Zio Sam.

In cambio il mio culo diventava proprietà del governo e io non dovevo fare altro che dare il meglio di me stessa, tenere la bocca chiusa e essere pronta a farmi ammazzare in nome del mio paese.

Un affare conveniente, insomma.

Nessuno però mi aveva parlato dei ragni.

Se avessi saputo di quelle cose me ne sarei rimasta a Roxanne, Texas, a sprecare la mia vita un giorno via l’altro, facendomi scopare da qualche bamboccio afflitto da eiaculazione precoce, scodellando un paio di pargoli prima dei trenta e diventando una vecchia alcolizzata lungo la strada. E lo avrei fatto senza nessun rimpianto, statene certi.

Non che il governo avesse proprio intenzione di tirare a fregarmi, sia chiaro.

All’epoca del mio arruolamento i pezzi grossi di Washington ne sapevano quanto me a proposito dei ragni e non c’era nessuna maniera di immaginare che una roba del genere potesse accadere, proprio nessuna. Però continuo a pensare che non sarebbe stato male se qualcuno mi fosse venuto a chiedere se avevo ancora voglia di essere un marines del cazzo o se invece avrei preferito tornarmene a casa, lasciando qualche altro scemo a vedersela con bestiacce grosse come cavalli, con otto zampe e carnivore.

Ma nell’esercito non è così che vanno le cose e quindi adesso non posso far altro che tenere duro, aspettare che termini il mio turno di servizio e far finta che non ci sia differenza tra lo sparare a un presunto fiancheggiatore di Al-Qaeda in fuga o vedermela con un mostro lanciato all’inseguimento della mia ombra a cinquanta chilometri orari, con in mente l’idea fissa di balzarmi addosso per divorarmi viva.

Questo è il corpo dei marines.

Noi siamo i pochi.

Noi siamo i fieri.

Noi siamo i fottuti.

2

La prima volta che in giro si sentì parlare dei ragni fu attraverso la rete (perdonate il gioco di parole) con una mail che rimbalzò di computer in computer, fino ad arrivare all’attenzione dei media nazionali.

Il testo della lettera non solo riportava le caratteristiche salienti di queste creature (veloci, notturne, carnivore, velenose) ma includeva anche una foto di uno dei nostri militari in Iraq con in mano due ragni lunghi una quarantina di centimetri, che tentavano di divorarsi l’un l’altro. I servizi segreti di disinformazione del paese passarono immediatamente alla controffensiva: CIA, FBI, NSA e un mucchio di altre organizzazioni talmente segrete da non avere neppure una sigla si diedero un sacco da fare per insabbiare in fretta tutta la faccenda e nel giro di un paio di giorni la mail venne bollata come falso. Un gran numero di zoologi perse tempo a spiegare ai civili che quelli nella foto non erano altro che banalissimi ragni cammello, una specie del tutto innocua di aracnidi, e che le loro straordinarie dimensioni erano il frutto di un gioco prospettico e dell’aberrazione fotografica.

In poche parole, tutta quella faccenda era soltanto uno scherzo organizzato da qualcuno dei nostri ragazzi al fronte.

Pochi mesi dopo, durante l’operazione Phantom Fury, il popolo americano scoprì che anche uno scherzo può uccidere.

Il nostro obiettivo era quello di eliminare le forze insurrezionali e terroriste dalla città di Fallujah e catturare Abu Musab Al Zarkawi, terrorista e leader del gruppo Ansar Al-Islam.
Il contingente americano era formato da circa diecimila uomini della 1° divisione USMC, con i reggimenti marines 1°, 2°, 3°, 5° e 8°, appoggiati da MBT Abrams, blindo ruotate Lav-25, elicotteri da combattimento Cobra, bombardieri C130 Spectre, aerei anticarro F-111F ed elementi operativi della 3° brigata irachena.
Contro di noi una forza di tremila esaltati composta da iracheni-jiadisti-miliziani del Partito Baath, ex militari della Guardia Repubblicana di Saddam Hussein e volontari yemeniti, sauditi e nordafricani.
Il piano d’attacco era relativamente semplice e prevedeva l’isolamento della città di Fallujah, predisponendo un anello di sicurezza per chiudere tutti gli itinerari di scampo dalla città, con il fuoco aereo e quello dei blindati a eliminare il grosso delle unità insurrezionali e terroriste.
I nostri uomini sarebbero dovuti avanzare da nord a sud su un fronte continuo, strada dopo strada, casa dopo casa, eliminando ogni sacca di resistenza.

Ma dopo il primo bombardamento intensivo sulla città a base di daisy cutter e GBU-12 sganciate dai nostri bombardieri, i ragni cominciarono a uscire a migliaia dai crateri che si erano formati e si misero a fare quel loro verso strano, quell’insopportabile urlo che mi terrorizza ancora oggi. Poi balzarono addosso ai nostri ragazzi e ai muslim, e sciamarono da tutte le parti.

Il resto furono solo sangue e urla.

Vota l'articolo:
Nessun voto. Potresti essere tu il primo!  
  • shares
  • +1
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO