Neflix, Disney e Millarworld: la potenza della rete al servizio dei fan?

Nei giorni scorsi sono successe due cose che hanno riguardato solo ed esclusivamente Netflix, la piattaforma di streaming digitale più famosa del mondo. E sono cose che ci portano ad una riflessione sul futuro dell'intrattenimento digitale.

Netflix

Se avete seguito quello che è successo in casa Netflix questi giorni, sapete già che l'azienda americana ha acquistato Millarworld (etichetta indipendente dell'autore Mark Millar), ma ha perso anche l'apporto della Disney, che ha ritirato i suoi prodotti dalla piattaforma digitale annunciando di voler creare un suo servizio di streaming. Queste tre notizie sono molto importanti perché, in neanche una settimana, Netflix ha dimostrato a tutti gli scettici una cosa che, almeno da queste parti, si sapeva da parecchio: il futuro dell'intrattenimento sarà sulla rete. E Netflix, insieme a tutte le altre piattaforme di streaming online, dovrà fare i conti con i "capricci" delle major, che non sembrano intenzionate a mollare l'osso ed anzi, come annunciato dalla Disney, si preparano già a dar battaglia. Ma perché le major, dopo aver "sfruttato" Netflix a proprio uso e consumo, promettono battaglia al colosso americano? E questa concorrenza tardiva sarà fatale per Netflix o no?

Partiamo da un'analisi controcorrente dell'affare della settimana: parlare in termini trionfalistici dell'acquisto di Millarworld da parte di Netflix è sicuramente errato. Seppur i prodotti del Millarwold sono affascinanti, dobbiamo sempre ricordarci che questa non ha mai prodotto niente da sola, quindi non sappiamo quali contratti ha firmato Mark Millar con la Image Comics, la Top Cow Productions, la Avatar Press, la Dark Horse Comics e la Icon Comics (quindi la Marvel). Probabilmente i diritti per lo sfruttamento dei personaggi saranno rimasti a Millar, ma non credo che un paio di queste aziende siano contente di vedere i fumetti che hanno pubblicato diventare delle opere cross-mediali prodotte da un "competitor". Soprattutto la Marvel che, essendo di proprietà della Disney, ci porta a riflettere sulla seconda notizia della settimana: perché il colosso americano ha abbandonato Netflix annunciando, a sua volta, di voler entrare nel mondo dell'intrattenimento digitale?

Disney ha sicuramente le capacità e i mezzi per lavorare da sola, e questo credo che sia chiaro a tutti. Tra classici, serie TV animate e non, film prodotti e co-prodotti e via dicendo, la Disney può già mettere a dura prova il monopolio di Netflix. Ed un investimento del genere sarebbe poca roba per il colosso dello "Zio Walt" che, a scanso di complottismi e via dicendo, aveva già dato segnale di voler concentrare le sue energie sul digitale da tempi quasi immemori. Ma è anche vero che, pur avendo ormai deciso di voler correre da sola, la Disney dovrebbe approdare ora in un mercato che è tutto ad appannaggio di Netflix, dove gli spettatori possono già contare su un catalogo di prodotti ben variegato. Un catalogo accumulato grazie al tempo. Un catalogo contro cui la Disney può combattere tranquillamente, ma diciamocela tutta: senza un reale "guadagno" da parte del cliente, chi abbandonerebbe Netflix per passare al futuro servizio della Disney? E chi pagherebbe ben due abbonamenti al mese?

Disney conta sicuramente sul suo blasone, ma ormai Netflix ha quasi il monopolio del mercato. Un monopolio costruito dai soldi di noi spettatori che, inconsapevolmente, abbiamo fatto valere il nostro "peso" sulla decisione della Disney di abbandonare Netflix. Una decisione folle, secondo me, perché si poteva benissimo trovare un accordo tra le parti. Un accordo che avrebbe potuto, ad esempio, dare risalto ad entrambe le piattaforme. Ma sapendo di avere milioni di ore di intrattenimento da offrire ai clienti, la Disney sarebbe riuscita a "convivere" con Netflix? La risposta è ovviamente no.

A noi "fan" toccherà, ancora una volta, decidere delle sorti di Netflix e Disney. Questo si tradurrà sicuramente in un'offerta maggiore da parte di entrambe le aziende e, perché no, anche di sconti e offerte future. Ma di contro, questo ci obbligherà a decidere quale delle due piattaforme scegliere. Perché non tutti hanno il portafogli necessario per sostenere delle spese mensili "extra". E le aziende, questo, lo sanno bene.

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