John Doe #68 - Vaghe Stelle d'Oriente

pubblicato: martedì 13 gennaio 2009 da Andrea in: Italia Recensioni (Secondo Voi) Eura Editoriale John Doe Roberto Recchioni


Comicsblog aveva gia prestato molta attenzione alla creatura di Bartoli e Recchioni, ma dal 2009 si appresta a recensire mensilmente le uscite di John Doe e inizia la recensione dedicata al volume 68 con una breve premessa-tributo alla serie per chi non si fosse mai avvicinato al fumetto.

Premessa: A John Doe bisogna avvicinarsi come ad un vecchio amico, una persona con cui si può parlare di tutto: di musica, di donne, di videogiochi e qualche volta anche di Dio. John Doe come tutte le persone in carne ed ossa è scostante, non sai come sarà il giorno/numero seguente: una volta è nervoso ai limiti dell’illeggibile, un’altra è pacato e quasi tranquillo, un’altra ancora è lucido e razionale. John Doe non è un fumetto, al massimo è un compagno di viaggio, uno di quelli che ti fanno compagnia nei viaggi da pendolare, e che a volte detesti fino all’omicidio e altre vorresti invece fossero tuoi fratelli di sangue.

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John Doe è un figlio illeggittimo del fumetto italiano, un laboratorio Pop in cui Dante e Cormac McCarthy potrebbero incontrarsi e farsi una partita a Left 4 Dead, John Doe mentre guarda in alto ti colpisce in basso e questo è uno dei motivi per cui lo compri e poi ne parli male!

Recensione: Il numero 68 si apre, dopo lo sconvolgente 67 ( magistralmente disegnato da Maurizio Rosenzweig), con John Doe, Mordred, Pestilenza e Pericle che si muovono verso est a caccia del Grande Capo ( Dio o chi per esso n.d.r), e nel loro tragitto si trovano ingoiati da una biblica balena, nel ventre della quale incontreranno un famoso burattino di legno con un insano bisogno di paternità. Dopo questo incipit la storia si dipana con abilità,tra segni apocalittici e momenti leggeri, tornando al sapore dei primi numeri della serie.

Il volume ha il tratto affabile delle matite di Giorgio Pontrelli, che riesce a creare uno scenario graficamente aperto, in bilico tra fiaba e racconto horror, creando il giusto clima rarefatto per poter introdurre il colpo di scena finale ( che non ho il coraggio di anticiparvi). Mi trovo dunque a consigliare, a chiunque non si sia mai avvicinato alla serie, di acquistare questo albo, in quanto permette di collegarsi ad un nuovo ciclo narrativo, assaporando lo spirito originale della testata, che, a mio avviso, nei numeri dal 50 al 60, aveva perso gran parte del suo smalto originale.

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