
Comicsblog aveva gia prestato molta attenzione alla creatura di Bartoli e Recchioni, ma dal 2009 si appresta a recensire mensilmente le uscite di John Doe e inizia la recensione dedicata al volume 68 con una breve premessa-tributo alla serie per chi non si fosse mai avvicinato al fumetto.
Premessa: A John Doe bisogna avvicinarsi come ad un vecchio amico, una persona con cui si può parlare di tutto: di musica, di donne, di videogiochi e qualche volta anche di Dio. John Doe come tutte le persone in carne ed ossa è scostante, non sai come sarà il giorno/numero seguente: una volta è nervoso ai limiti dell’illeggibile, un’altra è pacato e quasi tranquillo, un’altra ancora è lucido e razionale. John Doe non è un fumetto, al massimo è un compagno di viaggio, uno di quelli che ti fanno compagnia nei viaggi da pendolare, e che a volte detesti fino all’omicidio e altre vorresti invece fossero tuoi fratelli di sangue.
John Doe è un figlio illeggittimo del fumetto italiano, un laboratorio Pop in cui Dante e Cormac McCarthy potrebbero incontrarsi e farsi una partita a Left 4 Dead, John Doe mentre guarda in alto ti colpisce in basso e questo è uno dei motivi per cui lo compri e poi ne parli male!
Recensione: Il numero 68 si apre, dopo lo sconvolgente 67 ( magistralmente disegnato da Maurizio Rosenzweig), con John Doe, Mordred, Pestilenza e Pericle che si muovono verso est a caccia del Grande Capo ( Dio o chi per esso n.d.r), e nel loro tragitto si trovano ingoiati da una biblica balena, nel ventre della quale incontreranno un famoso burattino di legno con un insano bisogno di paternità . Dopo questo incipit la storia si dipana con abilità ,tra segni apocalittici e momenti leggeri, tornando al sapore dei primi numeri della serie.
Il volume ha il tratto affabile delle matite di Giorgio Pontrelli, che riesce a creare uno scenario graficamente aperto, in bilico tra fiaba e racconto horror, creando il giusto clima rarefatto per poter introdurre il colpo di scena finale ( che non ho il coraggio di anticiparvi). Mi trovo dunque a consigliare, a chiunque non si sia mai avvicinato alla serie, di acquistare questo albo, in quanto permette di collegarsi ad un nuovo ciclo narrativo, assaporando lo spirito originale della testata, che, a mio avviso, nei numeri dal 50 al 60, aveva perso gran parte del suo smalto originale.
Anteprima del commento