Comicsblog intervista Alberto Ponticelli

pubblicato: lunedì 23 febbraio 2009 da Andrea



Premetto che nell’iniziare questa intervista mi è risultato molto difficile trovare un punto di partenza : la produzione di Alberto Ponticelli è stata forse tra le più varie, per un autore italiano della sua età ( under 40), ha dialogato infatti con il fumetto americano (Marvel Knights, Unknown Soldier, Sam e Twitch, Alias), con il mondo del fumetto francofono ( Come un Cane e Starlight) e ha di recente pubblicato il suo primo lavoro come autore completo ( Blatta) in Italia.

Nonostante questa mia difficoltà Alberto si è dimostrato estremamente disponibile, sia nel fornirmi materiale che nell’offrirmi le giuste chiavi di lettura per il suo cammino artistico; per cui godetevi questa intervista che per necessità editoriali abbiamo diviso in più parti

Comicsblog: Ti ringrazio per la disponibilità a questa intervista a nome di tutta la redazione e dei nostri lettori; volevo partire dall’ultimo tassello della tua strada di fumettista: Blatta. Come è nata quest’opera così complessa? Quali sono stati i tuo riferimenti culturali ( cinema, musica, letteratura) nell’atto di comporla? C’è stata una particolare situazione personale che ti ha portato a Blatta?

A. Ponticelli:Grazie a voi per il supporto.

Blatta è un progetto che porto avanti da anni, incentrato sulla figura del palombaro come maschera sociale utilizzata dall’uomo per sopravvivere nel mondo sempre più fittizio che ci circonda e che spesso non ci permette di essere noi stessi,ma di tendere a un immaginario vincente per poter essere accettati.

Anni fa feci una mostra a Milano, in un ex acquedotto pieno di tubi giganti e mattonelle scheggiate, era intitolata “genesi” ed era divisa in due percorsi: uno per gli uomini (che assistevano ,attraverso varie illustrazioni giganti, alla giornata tipica di un palombaro in un mondo apocalittico e desolato) e una per le donne (stessa cosa, ma con disegni dedicati alla giornata di una donna dentro a una tuta da astronauta).

I due percorsi si snodavano attraverso due corridoi che circondavano l’acquedotto, sospesi sopra alle tubature e che si riunivano in fondo alla sala, dove i disegni convergevano illustrando una sorta di scena d’amore-unione, a quel punto si scendeva una scala che portava al piano di sotto,e si procedeva per un percorso unificato dove si poteva osservare la genesi di un figlio e la sua vita; il finale aperto lasciava la libera interpretazione.
In mezzo a questi disegni c’erano migliaia di post-it appesi ai muri, dove ogni spettatore poteva disegnare il suo ritratto, donando idealmente la propria identità ai due anonimi protagonisti.

La mostra piacque, e io volevo continuare il mio discorso, così, parlando anche con Akab (amico e membro dell’ex shok studio) decisi di farne una storia a fumetti, ma il parto fu lungo e travagliato per varie e poco interessanti vicissitudini.

I riferimenti per Blatta sono vari: il fenomeno degli ikkikomori (gli adolescenti giapponesi che si chiudono in camera per anni, rinunciando ai rapporti col mondo esterno), Ballard, la compagnia della Fura dels Bauls, il cinema di Ciprì e Maresco e di Kaurismaki e di Tsukamoto, certa fantascienza apocalittica degli anni 70, i transumanisti che teorizzano l’immortalità attraverso la clonazione, la musica elettronica e industriale (ma non solo) e mille altre cose

Ma il punto di partenza è la visione di una certa realtà che mi circonda, fatta di tante persone che si lasciano vivere addosso, che si creano personaggi ad hoc per sopravvivere, malcelando il loro disagio esistenziale e l’inadeguatezza a viversi la propria vita per come dovrebbero.
Una sorta di mondo perfetto creato apposta per raggirare i problemi,chiudendosi in casa e comunicando col prossimo solo virtualmente, alimentando l’indifferenza per un mondo esterno sempre più preoccupante.

Comicsblog: Una cosa che mi ha colpito nel leggere e nel recensire le tue opere è stato il notare un continuo passaggio di stili ( e stilemi): dal periodo ipertrofico e cartoonesco di Egon alla cinefilia giocosa di Starlight, dal realismo crudo di Come un Cane e Unknown Soldier. al tratteggio duro e quasi spirituale di Blatta; in breve ci puoi raccontare se ci sono stati dei passaggi particolari in queste svolte stilistiche? Che cosa ti porta a metterti in gioco così spesso? Molti autori trovato un tratto distintivo non lo cambiano.

A.Ponticelli:Ritengo che se hai a che fare con uno strumento comunicativo come il fumetto, dove la creatività è parte integrante del processo, un dovere etico è quello della ricerca continua, del mettersi in discussione.

Per come la vedo io un fumettista dovrebbe sempre avere un atteggiamento onesto verso il proprio lavoro, filtrando la realtà che vive ogni giorno con la propria sensibilità creativa, e mescolandola con tutti gli stimoli che riceve , siano essi provenienti da cinema arte letteratura fumetto ecc.
Se sei sincero con te stesso, nel momento in cui disegni,o racconti potrai presentare qualcosa di unico,perché personale, quindi racconti qualcosa che, anche se simile all’infinito mondo di cose già scritte o disegnate, è filtrata da un’unica personalità: la tua.
Barare porta a clonare il lavoro di qualcun altro, rendendolo dunque poco interessante e facendo implodere l’interesse verso il fumetto.

Per questo motivo cerco sempre di cambiare, di sfidarmi, penso che se un giorno mi ritrovassi a fare sempre la stessa cosa con lo stesso stile allora sarei diventato uno che fa questo lavoro senza passione.
E se non hai più passione, come fai a trasmetterla agli altri?

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (4 Voti | Media: 5 su 5)
condividi condividi 0 commenti

Inserisci per primo un commento a questo articolo.

PUBBLICITÀ
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori.
Commenta questo articolo

Registrati per riservare il tuo nickname preferito su tutti i blog di Blogo e per caricare il tuo avatar. Se sei già registrato, effettua il login per usare il tuo nickname.

Si No
I commenti sono sottoposti alle linee guida per la moderazione.

Anteprima del commento

Network Blogo