
Prosegue l’intervista ad Alberto Ponticelli ( iniziata in questo post), a conclusione di questo breve percorso non posso non ringraziarlo per la gentilezza e la disponibilità, grazie ai suoi consigli e al suo sostegno per la prima volta, sulle pagine di Comicsblog, abbiamo ripercorso il cammino di un autore, dalla sua prima opera all’ultima; un grazie ad Alberto e buona lettura a tutti voi!
Comicsblog: Nelle tavole, da te disegnate per Lascimmia 2, un pittore arriva, nella ricerca di una forma pura, al punto di cavarsi gli occhi;la ricerca dell’ autenticità di sguardo mi pare un topos molto forte nei tuoi lavori, presente in maniera radicale anche in Blatta. Quale è il tuo rapporto con l’arte-fumetto e con lo sguardo generato nel lettore? Che rapporto hai con i fruitori delle tue opere, (siano essi critica o semplici lettori)?
A.Ponticelli:In quella storia però il finale è volutamente grottesco: il pittore ha capito come fare, ma accecandosi non trova più i pennelli per poter raffigurare la sua arte.
Volevo sdrammatizzare un altro punto che spesso viene esasperato un po’ troppo: il prendersi troppo sul serio.
Come ti dicevo prima, è importante sapersi mettere in discussione, ma questo deve essere un atto sincero, realmente obbiettivo e dunque aperto a tutte le possibilità.
Non amo chi si schiera a priori verso una scuola, un pensiero, rinnegando o giudicando tutto il resto. Prima vivi, leggi, guardi, diventi testimone di qualcosa, poi lo giudichi per quello che è il tuo punto di vista.
Etichettare è l’errore che si fa spesso, da una parte e dall’altra.
Certo: il bisogno di sentirsi parte di un gruppo serve ad autoaffermarsi nel mondo sentendosi meno solo, ma lo snobismo equivale alla cecità, e dunque si cade nella contraddizione di voler affermare solo la propria “arte” annullando tutto il resto, annichilendo la possibilità di essere realmente curiosi verso il tutto.
La paura del diverso ci sta uccidendo, nel fumetto non facciamo differenza.
I lettori, e aggiungo anche gli editori, son persone (giuro!), li tratto dunque come tratterei chiunque altro. Non credo di avere con loro un atteggiamento diverso da quello che ho di solito col mondo che mi circonda. Sei stupido, ti tratto da stupido, sei intelligente, ti tratto da intelligente. Forse dovrei imparare a essere più ruffiano ma l’educazione ricevuta è una vera inculata.
Comicsblog: Tu sei sia disegnatore che autore completo, come cambia il tuo lavoro sotto sceneggiatura rispetto a quando rivesti entrambi i ruoli? Quali spazi di autorialità ti crei quando lavori su un soggetto non tuo?
A.Ponticelli:Ho fatto solo Blatta, un po’ poco per definirmi autore completo.
Certo: fare tutto da solo è estremamente più gratificante: sei tu che racconti qualcosa e nessuno può interromperti, un vero privilegio in un mondo che urla continuamente solo per sentire la propria voce a discapito di quella altrui.
Lo spazio di manovra, inutile dirlo, è mostruosamente più libero perché le regole sono mie e solo mie. Se poi trovi un editore che ti asseconda con entusiasmo allora diventa quasi una libertà pericolosa,ma il pericolo è adrenalinico, e aspettare di sapere cosa i lettori pensano della tua “confessione pubblica” è una sensazione davvero forte.
Quando disegno sotto sceneggiatura altrui metto in gioco vari parametri,tra cui la libertà concessami dall’editore, il rapporto più o meno amichevole con lo sceneggiatore ecc. Ma in genere guadagno un lavoro perché ho presentato tavole con una certa tecnica,perciò poi è come se mi lasciassero libero di disegnare come preferisco.
Certo non é sempre così, se un editore ha le idee poco chiare ma deve farti credere di averle, allora è un casino.
Alias è stato il lavoro più imbarazzante che abbia mai disegnato, un po’ perché in quel periodo non credevo più al fumetto, e avevo deciso di sfanculare tutto facendo la puttana,un po’ perché in Disney tentavano di uscire da un certo mondo di papere e topi, ma forse non avevano la preparazione culturale per poterselo permettere.
Ci voleva più umiltà da parte di tutti.
Comicsblog: Punto fondamentale ( nonché punto di inizio ) nel tuo cammino di autore è stato lo Shok Studio, la tua opera si è messa sempre in dialogo con quel periodo, sia nel riprendere alcuni temi, che nel rielaborarli e nel superarli; se mi concedi l’ espressione, mi pare quasi un rapporto familiare, in cui le dinamiche di affetto e conflitto si mescolano continuamente. Puoi raccontarci meglio l’esperienza di quegli anni e l’eredità ( se ce ne è stata) che hai raccolto?
A.Ponticelli:Lo shok studio fa parte del passato,ma aleggia come un fantasma ogni volta che penso al fumetto.
Per prima cosa eravamo un gruppo di amici affiatati,e poi un laboratorio di sperimentazione intriso di amore per il fumetto .
La cosa fondamentale era il rapporto diretto fra di noi,la capacità di poterci dire che il disegno di tizio faceva davvero cagare,evitando le autocelebrazioni in funzione di una crescita vera, e poi l’ironia, vera e potente,che ci circondava.
Abbiamo sempre sdrammatizzato, presentandoci come cazzoni, ubriachi,casinisti ecc, ma non studiavamo queste cose a tavolino,semplicemente non cercavamo di apparire diversi da come eravamo, e forse questa cosa affascinava i lettori, perché si ritrovavano in noi e perciò ci seguivano e si affezionavano nonostante li trattassimo sempre a pesci in faccia (esattamente come facevamo fra di noi).
La ricerca degli stimoli più svariati era alla base dei nostri lavori. La grafica,il cinema, una certa letteratura, le sperimentazioni al computer e ovviamente,un certo fumetto, prevalentemente inglese, mescolati alle nostre vite, individuali e di gruppo, erano i nostri riferimenti e come puoi ben capire questi principi me li porto dietro ancora oggi.
Da questo punto di vista lo Shok (senza la cazzo di c) è stata la mia “fidanzata” più importante, e nonostante le litigate c’è sempre un amore profondo che ho sempre ricercato, ma mai ritrovato, in altre situazioni nell’ambito fumettistico.
Comicsblog: In ultima istanza ti volevo chiedere qualcosa sui tuoi prossimi lavori, mi pare che il ruolo dell’autore completo ti si addica molto, ti muoverai prossimamente in questa direzione? Mi accennavi ad un’opera dal titolo Cosplayer, puoi dirci qualcosa di più?
A.Ponticelli:Mi muoverò in più direzioni.Intanto continuo la mia collaborazione su Unknonw Soldier, per la Vertigo, Joshua Dysart è uno scrittore eccezionale e sta facendo un gran lavoro.
Poi sto finendo una nuova storia per i francesi di KSTR (l’editore di Come un Cane per la Francia), scritta da Giustina Porcelli e ambientata in una clinica per supereroi andati a male. Giustina sa scrivere, questa storia ha degli spunti molto originali, e questo parametro mi pare fondamentale per poter fare ancora fumetti con un certo entusiasmo.
Infine continuerò la prova di autore completo. Cosplayer è un progetto che parte da un’idea ben recisa,ma è ancora tutto in fase di caccola uscita dal naso, perciò non avrebbe senso delinearne la trama,che continua a evolvere e mutare.
Indicativamente sarà a colori, e ovviamente me li sparerò tutti io, altrimenti che autore completo sarei, perdio?
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