Durante il Mantova Comics & Games Comicsblog è stato incredibilmente fortunato ed è riuscito ad intervistare il mostro sacro Jeph Loeb, autore di fumetti come Superman for All Seasons, Batman Long Halloween, Batman Dark Victory, sceneggitore di serie televisive come Lost, Smallville e Heroes; l’incontro con Jeph è stato molto intenso, ed è durato oltre ogni aspettativa, anche temporale ( 48 minuti di dialogo), ho cercato, nell’atto di tradurre, di mantenere intatta l’incredibile carica emotiva che ha saputo trasmettermi come intervistatore. Prima di lasciarvi all’intervista mi trovo a ringraziare Sara dello staff della manifestazione che pazientemente ci ha concesso questo spazio con il grande autore americano.
Comicsblog: La ringrazio vivamente a nome della nostra redazione e di tutti i lettori di Comicsblog; volevo iniziare questa intervista parlando delle sue radici come scrittore; nel raccontare storie a quale substrato attinge? quali sono le influenze culturali che si possono ritrovare nelle sue sceneggiature?
Jeph Loeb: Devo dire che principalmente nei miei scritti si può ritrovare ciò che capita nella mia vita, ciò che mi circonda, e quando parlo di questo intendo il mio rapporto con le persone. Ovviamente la morte di mio figlio, che è scomparso a soli diciasette anni per un cancro, ha lasciato un segno indelebile nella mia scrittura, nel mio modo di concepire una storia.
Alcune storie che racconto hanno un tono più drammatico proprio per ciò che ho esperito, altre invece assumono una carica più vitale in relazione al mio bisogno di sopravvivere a quel dolore, così forte, che ho provato. In una certa misura, che non è cosciente, la mia vita è il principale attore delle mie storie.
Così e accaduto con l’ultimo Hulk, che è divertimento allo stato puro, questo perchè è ciò di cui sentivo una profonda necessità in questo momento. Anche nei miei scritti per la televisione sono sempre le mie emozioni ad entrare in gioco: in Lost, che parla di sopravvisuti su un isola che fronteggiano una una situazione difficile, e a tratti incomprensibile, ho riportato ad esempio il mio senso di smarrimento di fronte alla perdita; mentre in Heroes, dove i protagonsti sono persone con particolari poteri, che si ritrovano a capire come usare, ho mescolato la mia nuova coscienza della vita e la necessità di sopravvivere al dolore.
Per quanto rigurda il passato ho deciso che sarei diventato uno scrittore quando alle scuole superiori ho iniziato a scrivere brevi racconti, poi al college e all’università , frequentando corsi di letteratura, mi sono innamorato della letteratura americana del novecento Heminguay, Faulkner, Fitzgerald; e allo stesso tempo ho iniziato ad essere affascinato dal linguaggio filmico, per esempio sono stato folgarato dal lavoro di Bernardo Bertolucci, su Novecento ho scritto la mia tesi di laurea.
Se pensi che ho visto la versione integrale di 5 ore per ben 6 volte, ho dedicato a Bertolucci ben 30 ore della mia vita, non può non aver lasciato un segno nella mia scrittura! Comunque tutto il cinema mi ha impressionato dal Padrino a Casablanca, dai classici film d’intrattenimento al cinema d’essay; ti direi dunque che il cinema è per me, in toto, una forte fonte di ispirazione.
Alizz
05 mar 2009 - 19:19 - #1che uomo!!mi piace molto, anche se non ho avuto modo di conoscere nel dettaglio i suoi lavori nè seguire la sua carriera, mi ha molto impressionata per la sua capacità di mostrarsi e raccontarsi semplicemente.
grazie per l’intervista!