Mangaka - il mondo dei manga secondo Coniglio Editore

pubblicato: sabato 04 luglio 2009 da Marte in: Manga Altre case editrici

mangaka

I manga sono la vostra passione?

Coniglio Editore ha sfornato questa settimana il primo numero di una rivista specializzata in fumetto orientale: Mangaka (19,7×26,5, S, 64 pp, col. € 5,00). Un prodotto per chi vive quotidianamente di fumetti giapponesi e vuole arricchire la propria cultura approfondendola attraverso una montagna di interviste, lezioni e curiosità…

Ecco la presentazione ufficiale della rivista: Una nuova rivoluzione manga si è abbattuta sulla penisola italiana. Una rivista interamente dedicata ad autori europei che disegnano in stile giapponese. MANGAKA è infatti un coloratissimo magazine che ospita artisti italiani, svedesi, spagnoli e austriaci “nutritisi” di manga e anime e ora pronti a realizzare opere in perfetto japan style. Non solo, MANGAKA contiene articoli e interviste riccamente illustrate dedicate ad autori italiani che si sono imposti nel mondo disegnando alla giapponese. Infine, pubblica interessanti lezioni per diventare mangaka, aprendo le proprie pagine alle collaborazioni (pagate!) dei lettori.

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Il primo numero di MANGAKA si apre con una strabiliante copertina che esalta il coloratissimo street fashion nipponico. Al suo interno, il manga “Lo Studio” di Åsa Ekström racconta l’esperienza di un’artista europea divenuta assistente di un autore giapponese. Un coloratissimo articolo introduce le opere kawaii di Simone Legno in arte Tokidoki. E poi ancora manga, interviste, lezioni, curiosità sul variegato mondo dei manga made in Europe. Da leggere, da studiare, da conservare.

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Commenti dei lettori

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  • apollofox

    04 lug 2009 - 14:23 - #1
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    questa rivista è fantastica ,dovete comprarla !!!!

  • tsukineko

    04 lug 2009 - 17:20 - #2
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    In pratica una rivista occidentale spacciata per orientale.
    Rimane dov’è.

  • Profilo di jan_valek

    jan_valek

    04 lug 2009 - 17:26 - #3
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    c’erano molte riviste molto ben fatte che tratavano manga e giappone…questa non sembra fatta bene,quoto il messaggio di tsukineko

  • Davide Castellazzi

    05 lug 2009 - 13:56 - #4
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    Gentili amici,
    solitamente non mi intrometto nelle notizie e nei commenti altrui, anche perché rispetto le opinioni di tutti e accetto con serenità anche le critiche più severe (che ogni giornalista e ogni lettore ha tutti i diritti di esprimere), vorrei però sgombrare il terreno da un equivoco, perché nessuno si aspetti da Mangaka qualcosa che non vuole dare. Mangaka non è una rivista di fumetti giapponesi e neanche una rivista di informazione sul Giappone (mi sono addirittura rifiutato di pubblicare autori giapponesi che avrei potuto pubblicare). Mangaka è un magazine dedicato ad autori occidentali che sono stati influenzati (nel gusto come nel disegno) dai manga e dalla cultura pop giapponese. Per questo tra loro non vi è nessun giapponese. Per lo stesso motivo, nessun redazionale è dedicato al Giappone. Le recensioni sono di volumi realizzati da autori occidentali, l’intervista presenta un autore italiano, ecc. Insomma, Mangaka è una finestra su una sorta di nuovo mondo nato dall’incontro tra Oriente e Occidente. Se qualcuno desidera leggere fumetti realizzati da autori giapponesi gli sconsiglio di comprare la rivista, perché non li troverà. Se invece desidera vedere quali nuovi talenti nostrani ed europei hanno prodotto l’amore per i manga e l’influenza della cultura giapponese, forse troverà ciò che cerca. Almeno io lo spero. Un saluto.

  • niptro

    05 lug 2009 - 17:26 - #5
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    Non rischia di essere una rivista troppo di nicchia?

  • tsukineko

    06 lug 2009 - 16:08 - #6
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    A me, più che altro, infastidisce il tentativo di attirare lettori “ignoranti” utilizzando termini inappropriati.
    Non è che se diamo un nome orientale anche la rivista diventa tale; un italiano non sarà mai un mangaka così come non lo sarà un francese, un inglese, ecc..
    Sarebbe stato molto meglio un titolo neutro (tipo Fumetti del mondo), giusto per far capire che non si vuole attirare il lettore con un contenuto che non c’è (fumetti fatti da mangaka, cioè i manga).

  • Antonio.

    06 lug 2009 - 16:54 - #7
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    Credo sia un’iniziativa davvero lodevole, finalmente uno spazio SERIO (o almeno si presume) dedicato agli autori italiani che disegnano manga! Penso purtroppo che non andrà molto lontano, sia per le poche pagine, sia per il prezzo, sia perché i disegnatori italiani che lavorano con questi stili sono effettivamente troppo acerbi, anche perché non hanno mai avuto un mecenate editore che li proteggesse e credesse nelle loro capacità e intuizioni fino a farli crescere, pertanto spesso si tratta di mere brutte copie stilistiche di illustri mangaka, sia per l’inadeguatezza delle riviste contenitore al nostro mercato. L’Italia non è la Francia, tanto meno il Giappone. Hanno fallito magazine che serializzavano veri manga, figuriamoci un esperimento simile. Se tuttavia questa rivista vorrà essere una vera vetrina di talenti sul genere, andando alla ricerca di nuovi autori da premiare e mettere in luce per le loro effettive doti, senza coinvolgere i soliti nomi noti, ben venga.

    Se tanti nuovi autori e disegnatori che sono NATI con i manga vogliono disegnare e lavorare in questo modo è una loro scelta e non è corretto parlare di semplici scopiazzature. O credete che uno si alzi una bella mattina inventandosi uno stile di disegno? Lo stile è come il carattere, si forma con il tempo. Quindi anche tutti i più grandi autori giapponesi hanno dietro di loro altri grandi autori venuti prima che hanno usato come riferimento, come maestri. E se un disegnatore italiano ha studiato questi autori piuttosto che altri americani, spagnoli, francesi, italiani, è ovvio che disegnerà a quel modo. E’ vero che dietro il manga ci sta una cultura, o meglio una cultura che con il suo isolamento ha portato alla codifica di regole espressive e di disegno completamente diverse da quelle del resto del mondo, ma a fianco alle classiche regole prospettiche e dell’anatomia ci sono veri e propri codici che esistono, e li rendono unici. Se un marziano disegnasse applicando le stesse regole alla perfezione il suo sarebbe un vero manga, nonostante il suo nome non sia nipponico, anzi neppure terreste (;)). E’ comunque un preconcetto.

    Altra è l’ASSURDITA’ secondo la quale qui siamo in Italia e si deve disegnare praticamente in stile Bonelli, e affermando che la forzatura starebbe nell’imitare uno stile di disegno improprio (e cosa è che fa uno stile “proprio”? La nazionalità?). La vera forzatura sta proprio nel fatto che invece chi vuol disegnare fumetti nel nostro paese debba per forza ridursi a imitare - indicati già dall’editore - altri disegnatori italiani della serie regolare. Già nelle scuole di fumetto fino a pochi anni fa (ma non penso che la situazione sia tanto variata) c’era una sorta di protezionismo che portava anche palesemente a irridere i manga: Disney e Bonelli sono il top del top, il corso manga, fatto da pseudo esperti, era solo per sfruttare la moda. Quello sì, che era un modo per sfruttare la moda, la moda del momento, secondo loro. La fase MODA è stata già superata da tanto. C’è chi ha sempre indicato i manga come motivo principale della crisi del nostro fumetto, quando in realtà molti lettori hanno trovato nel manga ciò che il fumetto italico o super-eroistico non era in grado di offrire. E quindi, via di scopiazzature. Quanto c’è in Nathan Never di “ispirato” ai manga… pure i comics si sono “manghizzati”, pure Disney ha battuto la strada. Personalmente trovo gli stili ibridi, tipo l’american-manga, davvero atroci, ma anche questa è una questione di gusto, come anche il giudicare un tipo di stile superiore a un altro. Originalità a tutti i costi? Chi ha detto che l’originalità sia per forza un bene? Autori che innovano ne esistono pochi, questi segnano le strade, gli altri vanno dietro e sviluppano, ma forzare l’innovazione non dà nessun buon frutto.

  • L'autore

    21 lug 2009 - 16:17 - #8
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    Io mi sento di non dissentire da Tsukineko, perche’ in parte lei ha tutte le ragioni di questo mondo. Il problema nasce secondo me la’ dove a fare manga ci si impegna per renderli un prodotto no nostrano, ma orientale. Noi non dovremmo vendere Manga ma Manga italiani e non dovremmo definirci Mangaka ma Mangaka italiani. Il problema è nato perche’ (qui lo dico e qui lo nego perche’ ormai la gente non vuole capire, partendo da chi pubblica fino al lettore) in Italia noi abbiamo gia’ il fumetto, ed è un genere italiano. Il motivo per il quale il Manga viene chiamato Manga è perche’ è il Fumetto giapponese, esistendo gia’ il fumetto in Italia noi non potremmo chiamarci Fumettisti perche’ per Fumettista si intende un’autore di Fumetto italiano e non un autore di Fumetto in stile manga. Per chi definisce il manga “non uno stile”, per me sbaglia di grosso. Perche’ il manga è fatto di regole, di tratto e di mentalita’, ma anche di linea e di carattere. (cose che un vero giapponese sa’) E ormai l’Euromanga (ibrido) viene spacciato per Manga europeo/italiano perche’ tutti pensano che l’ibrido sia giusto, e che con le uova si faccia il pesce. Io la penso come Neko, ma non trascurando il fatto che i Mangaka italiani non sono ne fumettisti ne veri Mangaka.
    L’ibrido che tu definisci Atroce sta per diventare l’Euromanga (se non lo è diventato gia’) perche’ si ignorano tantissime cose del fumetto in stile giapponese. Ma proprio tante cose.
    Invito a riflettere seriamente chi apre queste iniziative, perche’ se da un lato abbiamo tantissimo interesse avramo anche tantissima disinformazione al riguardo e non è con la disinformazione che si dovrebbe andare avanti. Questo boom che stiamo vedendo non è altro il risultato del sacrificio che alcune persone hanno dato nel disegno (dopo tanti anni di duro allenamento e giorni passati su un foglio) mentre da una parte è solo il frutto di una passione momentanea che io voglio chiamare MODA. L’ho visto in prima persona, da qui a un anno o due anni la Moda passera’.

  • Crispi

    01 dic 2009 - 10:36 - #9
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    Ho scoperto la rivista solo settimana scorsa, ops, non frequento più le fumetterie come un tempo e me l’ero persa! Cmq l’ho acquistata per curiosità… e perchè sono una disegnatrice, cresciuta negli anni 80 a fette biscottate e bim bum bam. Inevitabilmente i miei gusti per quel che riguarda la grafica, il character e quant’altro, sono di preferenza nipponica. Mi piace. Piace a molti.
    Non mi definisco certo una mangaka, ma in questa rivista ho trovato l’opportunità di poter presentare 3-4 tavole disegnate in quello stile giapponese a cui sono molto affezionata, senza che nessuno butti il lavoro nel secchio (ambè, sempre se poi lo reputeranno un lavoro pubblicabile!). Ci sto lavorando e spero di vederle sul giornale tra qualche mese.
    Per quel che mi riguarda l’ho trovata un’ottima iniziativa che, diversamente da altre fanzine o riviste fallite in passato, dà una spinta anche a quei poveri e sfigati disegnatori che come me amano questo stile ma non hanno modo di proporlo in Italia (o in tutto il resto del mondo). Ma giustamente, così deve essere. Non fingiamo di essere quello che non siamo, o che sia nostro quel che non ci appartiene… ma ci si deve trovare il lato divertente.
    E’ una moda, una corrente, in qualunque modo la si voglia chiamare… per questo non prendiamo le cose troppo sul serio e sul lato personale. Ho guardato con interesse le soluzioni grafiche utilizzate dagli autori del primo numero, alcune mooolto contestabili altre decisamente più carine e ben fatte.

    Molti ci mangiano anche sopra con sta storia dei manga. Io ho frequentato la scuola di comics di Roma, nel 2001. Nei loro depliant (non so se ancora oggi è così) la loro frase di presentazione è: “ti piacciono i manga? …iscriviti da noi!”. Poi arrivi in classe e la prima cosa che ti dicono è “Manga? Toglieteveli dalla testa! Non li vogliamo nemmeno sentir nominare!!!”
    Ok, ok… tanto se vuoi lavorare in questo campo non li devi considerare, è vero.
    Ma gli specchietti per le allodole sono ovunque, i trucchetti per far più soldi ormai sono altamente sgamabili.
    Forse chiamare la rivista MANGAKA è eccessivo. Ma non prendiamoci sempre così sul serio… chi può ne approfitti, a chi non piace la lasci pure sugli scaffali.

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