Umi Monogatari: una storia di sirene senza la coda! Le due sorelline Marin e Urin trovano un anello in mare e decidono di uscire dalle acque, andare dal popolo del cielo e restituire l’anello al legittimo proprietario. E così fanno: si avviano con un braccialetto che permette loro di respirare fuori dall’acqua e in tenuta da costume da bagno si avviano nel villaggio alla ricerca del proprietario dell’anello.
Ora, mi chiedo cosa possa spingere lo spettatore a proseguire la visione di altre 11 puntate di questo anime. A suo favore posso dire che la grafica e i personaggi sono molto kawaii, le ragazze sono carine in costume da bagno e si mettono in quelle tipiche situazioni imbarazzanti in cui mostrano ciò che non dovrebbero.
Sul finale vediamo che Urin rompe il sigillo di una tomba e ne esce uno spirito maligno, ma onestamente non nasce la curiosità di sapere cosa succederà poichè l’unica conseguenza apparente mostrata è una forte pioggia sull’isola e le ragazze spaventate che vogliono tornare in acqua.
Mi chiedo se il target di questo anime siano i bambini, forse attirati dai colori sgargianti e dai tratti delle protagoniste, forse spaventati da questa ombra nera che si addensa sull’isola potrebbero continuare la visione.
Non c’è pathos, non c’è aspettativa, non c’è suspence. Sia la sigla iniziale che quella finale sono carine in grafica, ma sono “molli” non invogliano, non riescono a trasmettere sensazioni o emozioni forti. Diciamo che è un anime rilassante e spensierato, ma non so veramente chi può guardarlo, senza noia, fino in fondo.
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