Secondo Voi - DMZ Fino alla Morte

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Nel bel mezzo di una seria crisi economica si cerca di fare scelte idonee per regolarizzare le proprie spese, rinunciando quindi a qualcosa di futile.

Visto che la mia passione sono i fumetti è proprio a molti di loro che ho dovuto rinunciare. Per razionalizzare gli acquisti ho deciso prima di tutto di eliminare molte appassionanti serie a volumi, concentrandomi solo sulle mie preferite. Tra quelle salvate spunta Fables (di Bill Willingham, edizioni Planeta DeAgostini), The Walking Dead (di Robert Kirkman, by Magic Press), Conan il Barbaro (pubblicato da Panini Comics), Invincible (di Robert Kirkman, edito da Edizioni Bd) e Dmz.

Quest'ultima opera è scritta da una delle rivelazioni degli ultimi anni, Brian Wood, e disegnata da un professionista italiano, Riccardo Burchielli (spuntato fuori dalle pagine di John Doe), che ha letteralmente conquistato il pubblico internazionale. Dmz infatti è un fumetto prodotto da Vertigo Comics, la sotto-etichetta della Dc Comics, che anno dopo anno ci fornisce un capolavoro dopo l'altro. Ad averlo trasportato in Italia ci ha pensato la solita Planeta DeAgostini, che lo propone in una serie di volumi brossurati. L'ultimo che ho letto è il sesto, intitolato Fino alla Morte/Blood in the game (ecco altre caratteristiche dell'albo: 144 p., colori. - 12,95 € ). La storia prosegue regalando emozioni, grazie a tre o quattro sorprese inaspettate.

Prima di tutto ricordiamo che il protagonista è Matty Roth, un fotoreporter ribelle con un grande spirito di iniziativa, che ha preso la dura decisione di passare una parte della sua vita nel cuore di una guerra civile che si combatte sul territorio statunitense.

Ci troviamo appunto nella Dmz, in un periodo molto delicato: le elezioni! C'è la necessità di placare temporaneamente questa seconda guerra civile per tentare di dare un governo provvisorio alle terre dei ribelli. Matty si trova completamente coinvolto dalla campagna elettorale. Dietro l'angolo arriva una nuova figura... la madre di Matty, Madeleine Mastro, nel ruolo di consulente politica. Accanto a loro è necessario menzionare Parco Delgado, quel carismatico leader di strada tanto scomodo ai potenti.

Burchielli alza la polvere, fa percepire con chiarezza il caos sociale ed emozionale. Il suo tratto non è underground, ma sfiora uno stile volutamente imperfetto. La sua mano non è ferma, si agita e produce atmosfere realistiche come fosse un novello . In poche parole abbiamo un disegnatore poco adatto a rappresentare un paradiso, ma perfettamente adatto a esaltare il lato più duro e sporco di un mondo spezzato in due dalla guerra.

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