Dylan Dog Color Fest n.10 Altroquando, recensione: perché gli eroi Bonelli sono immortali

Dylan Dog è sempre stato un personaggio misterioso. Gli autori hanno preferito svelare il suo passato a piccole dosi, senza tentare di stravolgere il suo presente pur di rispettare l'idea originale di Tiziano Sclavi. Poi è arrivato il decimo Dylan Dog Color Fest intitolato Altroquando, tutto è cambiato e Comicsblog può finalmente proporvi una lunga recensione!

dylan dog bonelli

Non c'è nulla di certo nelle sue origini e abbiamo sempre avuto difficoltà ad interpretarle. Sogno o realtà? Quello che ci è stato narrato negli anni è legato a fenomeni paranormali, mistici, eventi che rendono Dylan un ragazzo speciale. Grazie all'uscita Dylan Dog Color Fest n.10 Altroquando il mistero sulla sua identità si infittisce, poiché la Sergio Bonelli Editore ci ha proposto quattro storie complete (132 pagine a colori al prezzo di Euro 5,20) che ci illustrano alcune versioni alternative del personaggio. Quattro Dylan Dog diversi sono i protagonisti di altrettante avventure ambientate tra passato e futuro, racconti che in qualche modo svelano la vera essenza del protagonista dei fumetti ideato da Tiziano Scalvi.

Le quattro storie a colori inedite sono le seguenti: Addio Groucho di Bilotta/Martinello; La banda Maculata di Serra/Bignamini; I giorni Oscuri di Caccivio/Cestaro G. e R.; Doppia Identità di Gualdoni/Raimondo. Dylan Dog Color Fest n.10 Altroquando è tra i migliori albi di questa collana, sicuramente per la qualità dei disegni di tutte le sue storie e per una colorazione sempre azzeccata e che non soffoca o svalorizza le tavole come accaduto in precedenti pubblicazioni della casa editrice.


L'evocativa cover di Davide De Cubellis

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La copertina di Davide De Cubellis, pur presentando una struttura semplice, rappresenta con grande stile i personaggi di questa uscita. L'artista supera se stesso nel tratteggiare le varie figure, riuscendo a suggerire con un gioco di sguardi la personalità dei vari Dylan Dog che fuoriescono da una nube variopinta. Le sue immagini sono realistiche, dinamiche e animano un quasi-dipinto caratterizzato da un'onda rossonera che si raccoglie nel Dylan originale in primo piano.


Addio, Groucho di Bilotta e Martinello

addio groucho

Alessandro Bilotta è un testardo. Non vuole scrivere una storia scontata e non è in grado di limitarsi a raccontare un fatto. Questo è il lato positiva di un artista che cerca di andare sempre oltre, dando molto spazio all'immaginazione ed alla psicologia dei suoi personaggi. Il suo Addio, Groucho è un vero e proprio sequel de "Il pianeta dei morti" (Dylan Dog Color Fest n.2), una storia ambientata in un futuro dove l'orrore si è insediato nella realtà in maniera radicale. Il protagonista, visto anche il titolo, sembrerebbe essere Groucho, proposto da Bilotta come "una principessa da salvare".

Purtroppo Dylan Dog non è invincibile ed in questa occasione dovrà faticare non poco pur di rendersi conto del suo totale fallimento. Il suo mondo è in totale decadenza ed il suo amico è condannato a "mortificare" una realtà già compromessa. Groucho viene morso da uno zombie e da quel momento in poi Dylan è costretto ad affrontare un'intricata corsa contro il tempo, dove nulla è quel che sembra e che alimenta in lui pessimismo e disperazione. C'è grande ironia in questo racconto dove si parla persino di "crisi economica" e dove persino la Morte può permettersi di lamentarsi per aver perso il posto di lavoro. Lo sceneggiatore con grande rispetto offre spazio a personaggi storici della serie, mostrandoceli nella loro evoluzione. Il lettore è chiamato a scaraventarsi in un vortice di eventi rapidi ed apparentemente senza senso prima di masticare il drammatico faccia a faccia finale tra due amici separati per sempre dalla follia dell'uomo.

Paolo Martinello ha sposato il progetto con grande passione, cogliendo in pieno ogni sua macabra sfumatura. La tavola introduttiva è il simbolo della bontà del suo lavoro: sullo sfondo una città bastarda e l'immagine dei due protagonisti che si intravede attraverso il profondo foro nel cranio di uno zombie in primo piano appena abbattuto. Poesia pura! L'espressività delle figure di Martinello mette i brividi: il volto di Dylan è un insieme di emozioni positive e negative che lasciano intravedere ogni frattura della sua anima. L'ambientazione apocalittica è supportata da colori pallidi, morbidi e rilassanti, un contrasto quasi necessario per salvare il lettore dalla follia di un inusuale mosaico narrativo.


La banda maculata, di Antonio Serra, Alessandro Bignamini e Overdrive Studio

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La banda maculata di Antonio Serra è un'avventura ingannevole. Apparentemente sembra la meno brillante, per poi avere un riscatto (non totale) nel finale grazie alla simpatica ed imprevedibile partecipazione di un certo Sir Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes. Lo sceneggiatore ha realizzato un vero e proprio "what if", strappando Dylan Dog dal curriculum di Tiziano Sclavi per inserirlo in quello del celebre capostipite di quel genere noto come giallo deduttivo.

Dylan Dog diventa così il prototipo dello stesso Sherlock Holmes e viene proposto come fosse un'idea bocciata dagli editori al povero Conan Doyle che si vedrà costretto a stravolgere un suo testo eliminando tutto il fantastico. Pertanto, le pagine finali del racconto di Serra sono risolutive ed ironiche e risollevano una storia che acquisisce un senso solo dopo una seconda lettura. Il primo impatto con La banda maculata è tiepido e, vista la trama lineare e scontata, non sorprende vedere l'Indagatore dell'Incubo indossare abiti di fine ottocento e muoversi in un contesto storico diverso dal nostro. Diventa obbligatorio sfogliare le pagine a ritroso, per cogliere ogni passaggio narrativo e, in particolare, la scelta di acuire quel senso senso del protagonista, trasformandolo nel "genio dell'intuito". Mistero risolto: non è Dylan Dog, ma l'idea dal quale è stato generato il detective "non dell'incubo" più famoso del mondo. Alla fine il confronto Dylan/Holmes è vincente, nonostante gran parte della storia sia trascurabile.

Esteticamente questo capitolo è stato ben trattato da un coraggioso Alessandro Bignamini. Il disegnatore, consapevole del contesto forzatamente classico, ha voluto imporre il proprio stile del tutto fuori luogo, rendendolo funzionale alla storia. C'è allegria nelle sue tavole, spensieratezza. Il tratto dolce e pulito regala serenità visiva. In determinati passaggi la compostezza dei disegni richiama quella dei comics americani e ci si dimentica di essere in un fumetto targato Bonelli.


I giorni oscuri, di Chiara Caccivio, Gianluca e Raul Cestaro e Overdrive Studio

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Prima di leggere la storia I giorni oscuri, scritta da Chiara Caccivio, è necessario aver ben presente in mente la sinossi ufficiale: "Cosa sarebbe successo se il piccolo Dylan, che come sappiamo, è nato nel 1600, non fosse mai giunto ai giorni nostri, ma fosse invece cresciuto con Xabaras come padre in una isolata dimora della Scozia, circondato da zombie come servitori?". Solo così si può cogliere la grandezza di un racconto che farà impazzire di gioia tutti i fan dello storico numero 100 (La storia di Dylan Dog - scritto da T. Sclavi e disegnato da Angelo Stano). Chiara Caccivio è stata geniale, poiché ha capito la necessità di tutti quei lettori che per decenni hanno chiesto a gran voce una sorta di sequel per uno degli albi più importanti della serie, senza mai trovare risposte chiare e decise.

Il tentativo fatto da Pasquale Ruju nel n.300 (Ritratto di famiglia) di ripescare i personaggi e le atmosfere de La storia di Dylan Dog, per certi versi è risultato fallimentare. Per questo in tanti saranno grati ad un'autrice (già presente nel Dylan Dog Color Fest n.6 ) che si è fatta portavoce delle esigenze di una gran fetta di pubblico. Il risultato della sua fatica è lodevole e va apprezzato il coraggio nello stravolgere totalmente la storia dell'inquilino di Craven Road. Dimenticatevi Dog, poiché il protagonista de I Giorni Oscuri è Dylan Dark, un uomo senza occhio e dall'aspetto tenebroso, il quale ha rinnegato il suo vero nome il giorno in cui è stato costretto a dire addio alla donna che amava e all'uomo che fu suo padre. La storia prende il via dalle pagine del numero 100 per proseguire su una rotta tutta diversa e dar spazio alla figura di quell'alchimista e stregone "nato dalla stessa materia di cui è fatto il male": Xabaras. Il rapporto padre/figlio è trattato dalla Caccivio con filosofia e profondità. La sua è un'esplorazione di quei confini che separano il bene dal male e che non possono essere compresi dalla mente dell'uomo.

L'amore e l'odio sono alla base di un'avventura che meriterebbe di essere estesa su centinaia e centinaia di pagine, ma che è stata soffocata da una formula editoriale che pretende sintesi estrema. Le origini di Dylan Dark sono un affascinante racconto che toglie il fiato e che si conclude in un finale spettacolare che, purtroppo, possiamo solo immaginare. La sceneggiatrice descrive l'alba e la notte dei morti viventi, costruendo un protagonista prima ingenuo e schiavo del suo stesso destino, poi un ribelle ed un guerriero impeccabile e romantico nel suo narrarci una vita fatta di dolore e terrore.

La seconda scoperta più bella di questo Dylan Dog Color Fest n.10 Altroquando è la coppia di disegnatori Gianluca e Raul Cestaro. Le loro tavole sono da prendere ed appendere ad una parete per guardarle prima di andare a dormire, così da augurarsi di essere trascinati in quel sogno/incubo di gran classe dipinto in queste pagine. I due artisti hanno uno stile che incanta ed ogni singola vignetta è costruita grazie ad uno studio attento e cinematografico delle prospettive. I Giorni Oscuri è l'esaltazione della pittura fumettistica italiana e non solo: da applausi il rispetto assoluto per l'arte di Angelo Stano la cui presenza si percepisce nello stile dei Cestaro.


Doppia identità di Giovanni Gualdoni, Luca Raimondo e Overdrive Studio

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Chi legge Dylan Dog non è necessariamente un nerd, ma solitamente i lettori di fumetti vengono etichettati come tali. Gualdoni ha voluto tutelare tutti i fan del personaggio trasformando Dylan nel nerd perfetto, ovvero in un ragazzo di trentatré anni che non tanta voglia di studiare e lavorare, che vive a fatica in casa con i suoi genitori, litiga con loro e si distrae su internet, leggendo fumetti splatter, collezionando action figure e divorando film e serie televisive... Oltre a ciò ha cancellato del tutto quel fascino di playboy che contraddistingue l'Indagatore dell'Incubo e lo ha reso lo schiavo d'amore della sua amica del cuore, la quale lo sfrutta e ed perdutamente innamorata di un altro. La storia Doppia identità ha un inizio veramente shockante per qualsiasi lettore non abituato a forzature del genere.

Fortunatamente Mab, l'amica dai capelli rossi, è del tutto pazza e risveglia in Dylan il suo spirito investigativo. La ragazza vuol catturare un killer ed è pronta a trasformarsi in esca pur di portare a termine questo suo gioco assurdo. Subito dopo aver svelato gli intenti di Mab, lo sceneggiatore sgancia la sua bomba atomica: il cattivo di turno potrebbe essere un certo Dwight Dog... l'indagatore dell'incubo che ha risolto tutti quei casi critici che sembrano in qualche modo collegati.

In questa realtà alternativa Dwight è Dylan ed il nerd che viene introdotto come il protagonista si rivela un personaggio di passaggio, pur avendo i riflettori puntati dalla prima all'ultima pagina. Come è possibile? Tutto merito di un soggetto creato per invertire i ruoli dei personaggi e per mescolare le loro caratteristiche a tal punto di lasciare grossi dubbi nel finale. Quello di Gualdoni è un gioco senza troppe pretese e che regala piccole dosi di sorriso per la caratterizzazione stramba ed alternativa di un Dog che è un po' Dwight ed un po' Dylan, ma che non è certamente il solito Dylan Dog.

Quando si osservano i disegni di Luca Raimondo ci si sente a proprio agio. Infatti l'artista ha quel taglio decisamente "bridisiano", tanto caro ai lettori della serie. Linee sottili, tavole pulite e non troppe complesse nella loro composizione, fanno di Doppia identità una storia a fumetti che aggancia la sufficienza con orgoglio.


Valutazione complessiva di Altroquando

Gli eroi della Sergio Bonelli Editore sono immortali. Dylan Dog, grazie a questo ottimo albo, ha dimostrato di avere le potenzialità per vivere ancora a lungo e potersi rinnovare da un momento all'altro, rinascendo sotto altre forme vincenti. Storie come quella di Dylan Dark o come quella con il protagonista di Addio, Groucho possono essere il primo tassello di nuove lunghe serie. La Bonelli non ci darà la gioia di approfondire queste realtà in maniera corposa e seriale, ma sembrano essere scontati ulteriori sequel e prequel di racconti che hanno dimostrato di avere spessore ed epicità. Dunque Dylan Dog proseguirà sulla sua strada classica e commercialmente vincente? Ovviamente la risposta è positiva, ma ci saranno sicuramente altre piccole evasioni come quelle presentate in questo Dylan Dog Color Fest n.10 Altroquando, un esperimento che deve essere ripetuto!

Se vi è piaciuto il secondo prequel de Il Pianeta dei Morti (Addio, Groucho) prenotate immediatamente il Dylan Dog Gigante n.22, poiché Alessandro Bilotta e la disegnatrice Daniela Vetro hanno preparato un indispensabile terzo capitolo della saga ambientata in un futuro ipotetico.


Il voto finale alle storie di Dylan Dog Color Fest n.10 Altroquando

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1) Addio, Groucho di Bilotta e Martinello

Voto: 8/10 - Una storia da approfondire!

2) La banda maculata, di Antonio Serra, Alessandro Bignamini e Overdrive Studio

Voto: 6+/10 - Classica e senza gloria.

3) I giorni oscuri, di Chiara Caccivio, Gianluca e Raul Cestaro e Overdrive Studio

Voto: 8,5/10 - Racconto epico, da brividi di piacere!

4) Doppia identità di Giovanni Gualdoni, Luca Raimondo e Overdrive Studio

Voto: 6,5/10 - Un gioco di sceneggiatura senza prestigio.

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