Lucca Comics 2010: Intervista a DAW, l'autore di "A" come ignoranza


Lucca Comics 2010 è stato scenario di un'impresa titanica. Sono riuscito a far uscire fuori dallo stand della Proglo Davide "DAW" Berardi, autore di "A" come ignoranza, nonché vignettista a Loveline su MTV, per fargli un'intervista. Inveendo contra una macchina fotografica usata come registratore, ecco il risultato della chiacchierata.

Perché i volumi escono ad ogni Fiera? Perché non li fai uscire più spesso? Cosa fai nel resto della giornata?
Daw: (Che domanda del cavolo) Penso, medito, cerco di trovare soldi per mangiare. Se pensi che per fare un volume ci vogliono approssimativamente due mesi, dico approssimativamente perché non è che schiocchi le dita e ti viene l'idea, certe volte ci pensi e non ti viene un bip mentre altre, vai in bagno e prot, ecco l’idea. Comunque ci vogliono 2 mesi per fare un volume che, con la distribuzione che ho, con il fatto che sono un pesce piccolo, che non mi conosce nessuno, mi fa guadagnare poco. Prendo meno della metà di un operaio quindi non è che posso andare avanti solo con questo; cerco altri lavoretti qua e là. O almeno dovrei, ma poi mi metto a fare gli Animaletti crudi, Il papero del Giappone e altre cose... gratis, insomma, zero coerenza e anche queste cose prendono il loro tempo. Infine ci sarebbe l'altro problema della pigrizia totale, ma quello preferisco ometterlo.

Mentre riguardo la collaborazione con la Gazzetta dello sport?
D: Con la Gazzetta ho un contratto per 100 vignette di LOV all'anno. Ormai ne abbiamo accumulate più di 500, le hanno tutte in un cassetto e adesso se va bene inizieranno ad uscire delle raccolte... ci spero molto, anche perché in fiera ho visto gente che vende fumetti ricalcati dai miei della Gazzetta, artisti che mi copiano le battute, gente che stampa magliette abusive con le mie vignette che già fan il giro del web senza che nessuno sappia che è roba mia, è una situazione frustrante ma ho le mani legate, i diritti li ho ceduti, e ad ogni segnalazione “ehi guarda qui, ti han rubato le vignette” la mia bile fa “mai un minuto di pausa”.

E come hai detenuto il dottorato?
D: Non so cosa cacchio sia il dottorato! Ancora non l'ho capito. Difatti quando un giorno Brullo (la persona reale) mi disse che faceva il dottorato io caddi dalle nuvole, gli chiesi in cosa consisteva e lui rispose "Boh, bevo caffè, metto il camice" e da lì è nato poi il primo fumetto su di lui.

Quindi Brullo esiste realmente?
D: Sìsì, è venuto a trovarmi allo stand l'altro giorno. Ora ha qualche capello grigio, è un po' ingrassato, pensavo non avesse età. Adesso fa il ricercatore a Cambridge, sono indietro di anni sulla narrazione delle sue gesta, ma fino a quando non avrò una serie regolare come potrei fare a seguirlo? C’è così tanto da dire, ora vive da solo e io devo ancora approfondire il misterioso coinquilino, Cotard... anche di lui potrei parlare per anni. Però dato che faccio giusto due volumi all'anno resteranno solo idee ed è un peccato perché sono fighissime!!!

Quindi l'ispirazione ti viene dalla vita di tutti i giorni, un po' come i comici?
D: (Che domande del cazzo, ma le hai pensate te?) Che ne so, boh! Non ho una vita di tutti i giorni. Non è una cosa semplice. All'inizio mi capita di prendere tempo (e perderne tantissimo) per scrivere una storia, tipo andando un po’ di ore in biblioteca per concentrarmi in un ambiente senza distrazioni, anche se poi mi ritrovo a guardare le gambe delle tipe e mi dimentico del resto. Di certo a livello di vita sociale sto regredendo, non faccio che pensare che devo scrivere e le poche volte che esco mi sento in colpa, devo cercare un lavoro serio per tornare essere umano, ma anche per avere una vita normale da cui attingere ispirazione, dopotutto, stare chiuso in una stanza non da poi tanti stimoli. Ma ho paura del genere umano.

E invece per i fumetti da chi prendi ispirazione?
D: Non mi viene in mente molto, sono troppo pieno di me per ammettere qualsiasi influenza. Di certo posso parlare di Enomoto: la famiglia Dodio è ispiratissima a questo splendido manga di cui qui (sigh) sono usciti solo due numeri, l’idea e la comicità di base di questa famiglia è spudoratamente ispirata da quel manga, volgarità a parte, mi vergogno di dire “culo” o cose così, ma è un fumetto meraviglioso, quando certe volte non so da che parte andare, come far ridere, prendo Enomoto e rileggo i 2 numeri che ho. Poi Dilbert, anche quello ogni tanto lo riprendo e scopro che, cazzo, quella battuta l’aveva già fatta lui e meglio.
E come non citare South Park? Quando ho visto South Park per la prima volta ho pensato che fosse la serie che avrei voluto fare. Sono geniali, non sarei mai riuscito a fare altrettanto.
Smonto e studio le puntate, cerco di capire qual è il senso logico che porta alle battute e la sceneggiatura (e non è facile), lo faccio un po’ con tutto quello che mi colpisce, è un metodo inevitabile se sei un autodidatta.

Mentre altri fumetti non comici che leggi?
D: Leggo tanta roba, ma tutta commerciale da edicola. One Piece e Naruto su tutti. Anche Vagabond, Berserk (anche se è un po’ che è diventato un brodo) e molta roba solo per criticarla negativamente da snob. Per quanto riguarda quelli non manga a essere sincero non mi viene in mente molto. Hellboy, qualcosa di Miller.
Ma da quando frequento questo campo mi ritrovo in mezzo a gente che lavora nel fumetto ma non sa parlare d’altro: a pranzo fumetto, prima di andar a dormire fumetto, mentre li strozzi fumetto..
Ma non quello commerciale, roba “seria”, sono circondato da super-esperti che snocciolano nomi e poi "Ma come? Non conosci l'autore X?". Io leggo le cose perché mi divertono non ho questo interesse morboso, soprattutto senza dargli questo peso artistico cui sembrano aspirare tutti.. anche perché tutta la roba italiana, senza andare sul mercato francese nel quale tutti vogliono scappare perché “qui non ci capiscono”, è un continuo "facciamo gli impegnati, storie serie, va quanto son profondo", vogliono tutti essere una specie di Muccino su carta, e scusami se parto prevenuto ma mi sembra che sian tutti intenti a masturbarsi.
Sia chiaro, un Gipi è meraviglioso, un po' arrogante magari ma se lo può permettere... lo seguo inconsapevolmente (come sempre non memorizzo i nomi) da quando disegnava su Cuore ed è sempre stato bravo. Ma tutto il resto che vedo si prende così dannatamente sul serio mentre parlano di rapporti interpersonali, la vita dura, un po’ di politica che non sta mai male, temi sociali e bla bla bla, tutta roba che fa artista impegnato.
Cioè, cazzate, è molto più difficile fare delle avventure che funzionino o delle cose comiche.
Fammi ridere, raccontami una storia con un inizio e una fine, dammi un’avventura!
C’è questa cosa che ci tengono tantissimo da queste parti a ricordarti che il fumetto è un'arte: siamo tutti artisti sì, il fumetto come se fosse arte contemporanea, come no, l’unica cosa che mi pare si riesca ad emulare del campo artistico tradizionale è la sboronaggine dell’artista contemporaneo che è troppo avanti e se non lo capisci è perché sei uno stolto.
In Italia il fumetto è un campo in cui siamo tutti bene o male con le pezze al culo, e per farcela o vai a Bonelli o va in Francia, ma delle pezze al culo qua ne han fatto stemma di artista troppo avanti... come faccio ad interessarmi a questa gente?

E tu con la Francia niente?
D: Questa edizione di Lucca Comics giro, vado e cerco di contattare qualche editore grosso per vedere di fare qualcosa con loro, magari politicamente corretto che comunque è una sfida, a patto di non diventare “buono”. Cercare di fare qualcosa di più visibile, quello che è, perché questo lavoro mi piace e penso di avere qualche carta da giocare, ma il fatto è che se rimango a questi livelli non è che ho possibilità di offerte maggiori. Non mi va di fare due volumi all'anno... ne voglio fare almeno tre! Per la Francia è presto, o forse no, non so, penso di aver bisogno di aver più materiale, più varietà da presentare. Però se inizio ad avere un certo riscontro economico, che c’è da nutrirsi.

Che ha di particolare il volume 5 di "A" come Ignoranza? Perché dovremo comprarlo?
D: E' stata una sfida con me stesso, ho provato a fare di più dal punto di vista del disegno. Mi ero un po' rotto le scatole delle grigliette e così ci ho dato dentro con l’abbondanza, ovvero quella parte di disegno che esce dalla griglia, fino a finire fuori dalle pagine e continua (in altre pagine virtuali, invisibili a voi, se volete potete acquisirle). A parte, questo ho aggiunto i retini, ho cambiato metodo di lavorazione. Ho utilizzato il tavolo luminoso come “quelli veri”, e per non rifare due volte le bozze, o meglio, le faccio ancora però è un altro mondo.
Ho eliminato anche molta della “postproduzione” al computer, tipo le vignette ora le faccio a mano, il che le fa sembrare più calde e con (parte delle) chine fatte già su tavola mi premettono di avere una migliore visione d'insieme..
È una cosa che fan tutti credo, ma io ho sempre cercato scorciatoie, come il fatto che, grande novità, non disegno più su fogli della stampante, poco professionale, bensì i classici Fabriano..
Un netto miglioramento, a parte che poi ho sclerato due settimane per cercare uno scanner A3 ed ho ucciso delle persone per farmelo prestare all’ultimo. Quindi è un volume molto più elaborato, in compenso le storie fanno cagare.

E queste nuove tecniche le userai anche per i prossimi?
D: Eh, mi sa che tornare indietro non si può, nel senso non puoi fare un numero così e poi tornare a fare storie sul retro degli scontrini...
Di certo migliorerò la copertina, che in questo caso è stato l’unico “raffazzonamento finale”

Grazie per essere scappato dallo stand a concederci quest'intervista.
D: Grazie a voi e scusatemi se mi sono trattenuto poco, ma per me è fondamentale stare dietro lo stand durante le Fiere.

Ringrazio Sara De Angelis per la collaborazione (e per la coca cola).


L'ultimo volume uscito di "A" come ignoranza

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