Carlos Trillo è un grosso nome nel panorama fumettistico.
Arriva in Italia, con Coniglio Editore, un noir visionario di Carlos Trillo e Lucas Varela sulla dittatura in Argentina: L’eredità del colonnello. Nel comunicato stampa della casa editrice presentano il volume con una frase semplice e significativa: “quando i fumetti raccontano la dura realtà più di mille saggi”. Segue la descrizione ufficiale dell’opera, mentre dopo il continua troverete dettagli sugli autori e non solo. Per altre informazioni su Carlos Trillo e per conoscere le varie opere giunte qui da noi cliccate qui!
“In questo romanzo grafico Carlos Trillo e Lucas Varela raccontano la storia del figlio di un colonnello torturatore della giunta militare argentina, che si innamora di una bambola e cade progressivamente nell’abisso della follia. Fondendo satira e indagine psicologica, realismo e fantastico, nella tradizione della grande letteratura sudamericana, il libro si confronta con la deriva distorta di una delle più violente dittature del novecento. Tragicomico e liberatorio, L’eredità del colonnello (pagg. 96, euro 14) è insieme un capolavoro di horror grottesco e un’acuminata denuncia politica”.

Dago è forse una delle serie argentine che è riuscita nel corso degli anni a riscuotere il maggior successo di pubblico a livello mondiale: sia per l’accuratezza dell’ambientazione storica sia per le tavole di altissimo livello, che riescono, nonostante il formato poco slanciato, ad essere fortemente dinamiche e mai banali.
Per i neofiti la serie Dago, nata dalla penna di Robin Wood e dalle matite di Alberto Salinas, narra le vicende di Cesare Renzi: nobile veneziano che cade in disgrazia,a causa di un tradimento, e venduto come schiavo, si riesce a ricattare da tale condizione grazie alle sue doti come spadaccino, infine in libertà si dedica alla vita del mercenario. In Italia Dago è stampato da Eura Editoriale e rappresenta probabilmente la testa di serie della casa editrice romana.
In questo primo numero del 2009 Dago è al soldo delle milizie Genovesi nell’operazione di espugnare una fortificazione sul mare occupata dai pirati Berberi. La vicenda è incentrata principalmente sul confronto, guerresco e morale, tra Dago e il pirata Ahmed; che si sviluppa tanto sul piano delle azioni avventurose quanto nell’ambito relazionale, sopratutto nei rapporti con i sottoposti.


Alla maggior parte dei lettori italiani il nome di Chelo Candia non dice assolutamente niente, e questo è indice di come in Italia, anche solo a livello di notizie, sui fumetti ( e non solo), ci siamo chiusi in un provincialismo fatto di pubblicazioni mainstream e poco altro.
Chelo, all’anagrafe Marcelo, Candia, rappresenta uno dei magiori esponenti del fumettto underground argentino e cileno, il disegnatore infatti proviene dalla Patagonia ( regione all’estremità meridionale del continente americano divisa tra i due grandi stati), e di questa terra poverissima ha saputo rappresentare tutti i drammi e le paure: lo spettro dei totalitarismi passati, la povertà estrema, la violenza delle bande di strada, con uno stile scarno e fortemente espressivo.
In una certa prospettiva il suo lavoro richiama il tratto grafico della generazione di disegnatori americani anni ‘70 ( Robert Crumb in primis), ma guardando con maggiore attenzione le sue tavole escono dai confini tradizionali del fumetto ed entrano in contatto vivo e vicino con altre forme d’arte: la pittura rupestre, i graffiti, le arti pittoriche neo-primitiviste, i murales. Ed è proprio una dimensione più performativa del fumetto ad interessare Chelo, che arriva a rendere i fumetti parte integrante del paesaggio urbano, facendo diventare alcuni muri delle strips giganti, oppure affiggendo su semafori e porte le pagine delle sue opere, che difficilmente, in una regione così povera, possono essere comperati dai ceti meno abbienti, a cui l’autore, con le sue opere, offre una voce.


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