Pericolo nucleare – il filone narrativo apocalittico nei manga verrà oscurato?

Quando si parla del Giappone facilmente si arriva a citare manga ed anime. In un periodo così turbolento è facile andare a cercare nella cultura giapponese alcuni riferimenti a tutti ciò che è in qualche modo collegato ai problemi principali che stanno tartassando il territorio nipponico: terremoti, tsunami e nucleare.

Così tanti giornalisti, più o meno illustri, si affaticano a scriver articoli allarmistici, scoprendo autori di fumetti in grado di prevedere terremoti o di conoscere a menadito i rischi della gestione di una centrale nucleare. Un articolo pubblicato sul portale de La Stampa mi ha fatto riflette sull'influenza che lo choc nucleare ha avuto sulla cultura giapponese sin dal dramma di Hiroshima e Nagasaki (1945 ). Tra i fumetti più celebri che possono essere inseriti nel cosiddetto “filone narrativo apocalittico” c'è sicuramente Hokuto no Ken, un manga che mostra le conseguenze realistiche di un olocausto nucleare in grado di portare al collasso la civiltà moderna e devastare l'ambiente. Anche Akira, il capolavoro di Katsuhiro Otomo, si sviluppa dalle ceneri di un'esplosione nucleare che mette in ginocchio la grande Tokyo. Impossibile non citare Nausicaa e la Vallata del vento – magia pura di Hayao Miyazaki – un manga post apocalittico dove “la quasi totalità della superficie terrestre era divenuta sterile e improduttiva” e dove “la civiltà industriale non risorse mai più, e gli uomini si adattarono a vivere lunghi anni di crepuscolo". Cosa ci dobbiamo aspettare adesso dalla produzione fumettistica giapponese? Credo che il filone narrativo apocalittico subirà un freno e si inizierà ad affrontare argomenti più spensierati e colorati, dove i problemi concreti vengono messi da parte e lasciati a chi di dovere. La popolazione ha bisogno di grande serenità e l'arte deve essere uno strumento per liberare la gente da ossessioni e paure, colmando ogni spirito con la bellezza del quieto vivere.

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