Secondo Voi - Dylan Dog Color Fest 6

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Dylan Dog Color Fest è un appuntamento che si rinnova ogni sei mesi e che fino ad oggi non ha mai deluso i lettori per la sua caratteristica d'esser un volume in grado di raccogliere bravi e giovani autori, tutti accomunati da una qualsivoglia dote artistica.

Il sesto numero di questa avventura editoriale, targata Sergio Bonelli, è ancora più speciale: intitolato Femmes Fatales, è una vera e propria dedica fatta dalla casa editrice a tutte le donne, lettrici o autrici. Tutti ben sappiamo la dedizione del protagonista nei confronti delle donne, ma non conosciamo cosa pensano di lui le donne che questa volta sono state convocate per scrivere, disegnare e colorare le sue storie. Il nuovo Dylan Dog Color Fest è, infatti, realizzato esclusivamente da un esteso team di autrici. L'idea è accattivante ed originale ed arriva in un momento storico italiano dove la figura della donna è finita al centro dell'interesse dei media e dei vari dibattiti politici.

Le storie inserite in questo fumetto sono le seguenti: La villa degli amanti di Vanna Vinci, La Camera Chiusa di Porretto & Mericone/Denna, La Pedatrice di Barbato/Airaghi, Tagli Aziendali di Caccivio/Romeo. Quattro storie a colori inedite e complete, da leggere come aperitivo poco impegnato che rasserena una tiepida primavera e spazza via i ricordi di un film americano che ha portato malumore tra i fan di Dylan.

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La villa degli amanti, scritta e disegnata da Vanna Vinci, è la classica storia di fantasmi che inizia con una frase pronunciata da Dylan, la quale ben anticipa la tragicomica avventura che lo attende: “Il mio quinto e mezzo senso mi dice che mi pentirò di aver accettato questo caso...”. L'autrice offre all'Investigatore dell'Incubo l'occasione di poter risolvere un caso affascinante, salvando una coppia di sposi dalle presenze maligne che tormentano ogni metro quadrato di una tenebrosa ed antica dimora. C'è forte ironia in questa storia dove è ben evidenziato quello spirito non troppo serioso di un Dylan che affronta ogni situazione lasciandosi coinvolgere al 100% dagli eventi. La villa degli amanti è come una passeggiata notturna in mezzo al bosco: i pericoli si nascondono dietro ad ogni cespuglio. Il nostro eroe è sempre spinto da una carica sessuale non indifferente, trascinato senza freni dalla voglia di possedere la bella di turno, anche quando è evitabile o, addirittura, da evitare. Un rapporto sessuale fuori dal comune lo trascina all'interno di un gioco crudele, partorito da anime dalla macabra ironia. Per fortuna c'è sempre un Groucho di scorta! La sequenza migliore della storia è quella finale, dove tutto viene svelato e dove Dylan deve fare i conti con un briciolo di follia e con “un cerchio fatale di eventi” dal quale sembra non esserci scampo. Vanna Vinci ben sfrutta le poche pagine a disposizione per dare completezza ad una vicenda un po' scontata, ma ben raccontata. I suo i disegni offrono atmosfere rilassanti e che deviano l'attenzione dal vero orrore. Non c'è realismo nel suo stile, ma l'esaltazione del fiabesco e del sogno, il tutto accentuato da una colorazione che non ammette effetti speciali. Nelle sue tavole ci sembra assistere ad un ritorno all'infanzia, quando la semplicità e la purezza aggraziavano in modo unico ogni disegno.

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Da un castello d'epoca si passa all'episodio “La Camera Chiusa”, scritto da Rita Porretto e Silvia Mericone, disegnato da Simona Denna per la colorazione di Chiara Fabbri Colabich. La prima tavola d'apertura potrebbe essere perfetta per chiudere la serie di Dylan Dog: il ragazzo gettato a terra e trasandato, illuminato dal fuoco che sta divorando il suo galeone. Una tavola che crea un'agitazione immediata nel lettore, dimostrando in contemporanea tutte le doti artistiche del team che si è occupato del lato visivo. Simona Denna ha un tratto che sembra non dispiacerà affatto ai fan di Bruno Brindisi. L'espressività dei suoi personaggi è ben delineata e bastano sguardi e risate isteriche per riempire di terrore ogni scena. La colorazione offre un tocco di moderno/evoluto e ben si sposa con il tratto della disegnatrice che tenta di essere il più limpida possibile nel suo esprimersi. Passando alla storia del duo Porretto/Mericone e tralasciando la parentesi “Arancia Meccanica”, è apprezzabile in prima battuta lo spirito autoironico che persiste per tutto il racconto. Espressioni come “Errare è umano, dare la colpa a qualcun altro è femminile” o “Ma io a differenza della mia cliente non sono una studentessa paralizzata dalla paura” puntano a mettere in sintonia il pubblico maschile e femminile. Le stesse difficoltà nevrotiche che il protagonista affronta lo porgono allo stesso livello della sua cliente spaventata da fantasmi non poi così tanto immaginari. La Camera Chiusa è un quasi-monologo che non permette pause di lettura e scorre via velocissimo verso un finale che vuol esser una forte critica sociale. L'uomo è ormai spettatore pateticamente freddo degli eventi e tutto scorre senza emozione, rendendo “fantasmi” le persone che ci circondano, soffrono o supplicano il nostro aiuto.

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La gelosia è un mostro dagli occhi verdi. Quando sono le donne a provarlo questo mostro raggiunge dimensioni che diventano ingovernabili, forse impossibili da gestire. E' quanto la signora Barbato suggerisce, forse per spaventarci in “La Predatrice”. Ci riesce bene nel suo intento di provocare una reazione emotiva, rendendo la donna lo strumento per sconfiggere l'uomo e scrivendo così un soggetto intelligente e affascinante, attraverso una sceneggiatura fluida e ben costruita per contenere l'esplosione di sentimenti negativi di Thelma, la fidanzata perfetta di Dylan Dog. Dietro l'apparente perfezione si nasconde la più grande delle mostruosità. Non solo la gelosia e l'ossessione al centro del racconto, ma vi è un diretto riferimento a quella figura di reato chiamata stalking. L'Indagatore dell'Incubo non finisce vittima di uno stalking (viene incastrato per un qualcosa di peggiore), ma vengono ben delineate le azioni tipiche di un soggetto malato di mente che tenta di penetrare in ogni modo nell'esistenza altrui. Non vi fa paura? La soluzione finale è un po' scontata, un po' dovuta; questo non toglie che la sceneggiatrice ha avuto un approccio poco soft al progetto, cercando di formulare un racconto serio, attraverso una narrazione sintetica. Lola Airaghi esalta la bellezza femminile come poche in questo volume. La sua Thelma è perfetta anche da un punto di vista estetico e la sensualità delle sue forme è una gioia per gli occhi. I lineamenti schizofrenici del personaggio trasudano quella passione che è sempre stata al centro dell'arte di un maestro come Milo Manara.

La storia che chiude l'albo è colorata da Ketty Formaggio, amica di Comicsblog, quindi una citazione al suo contributo (le sue tavole sono le più luminose e realistiche; i giochi luce/ombra spesso sono marcati, ma sembra di osservare fotogrammi di una serie animata) è quasi doverosa. La storia scritta da Chiara Caccivio è intitolata Tagli Aziendali. La parola “tagli” assume un doppio significato: si parla sia di quelle forme di licenziamento scellerato nelle aziende, sia delle azioni precise di un chirurgo macellaio che gioca con la vita delle persone. Le somiglianze tra le due figure sono impressionanti: le aziende, come fossero maniaci prive di sentimenti, troncano la vita dei proprio dipendenti, distruggono i loro sogni e le loro relazioni sociali. La situazione si complica con lo scorrere delle pagine e da un sistema aziendale la critica si sposta su quell'andamento della società che tende a immagazzinare ogni coscienza in una scatola di fili. L'uomo sta distruggendo se stesso e le soluzioni per superare ogni malattia dell'animo sembrano aggravare la sua soluzione. Si respira pessimismo fino all'ultima vignetta. Buoni i disegni di Valentina Romeo, completi e ricchi di dettagli. La raffigurazione di una Londra priva di vita è agghiacciante ed allo stesso tempo sono riuscite quelle sequenze che vedono prima un Dylan in versione impiegato, poi in versione “guardiano”. Questa autrice ha le carte in regola per farsi notare su diverse piazze fumettistiche!

Presentazione ufficiale:

Dylan Dog Color Fest n. 6, semestrale 
Copertina: Laura Zuccheri

La villa degli amanti
Soggetto, Sceneggiatura e Disegni: Vanna Vinci

Dylan accetta di indagare sul caso di una misteriosa dimora storica dove, ciclicamente, si ripete una tragica commedia in cui gli abitanti della casa sono costretti a impersonare i ruoli di vittime e carnefici. Riuscirà il Nostro a sfuggire al drammatico destino che lo attende?

La camera chiusa
Soggetto e Sceneggiatura: Rita Porretto & Silvia Mericone
Disegni: Simona Denna

Imprigionato in un piccolo monolocale dove si era recato per aiutare una ragazza a liberarsi da un anonimo persecutore, l’Old Boy inizia a vivere situazioni surreali nel tentativo di trovare un’impossibile via di fuga. Il tutto sotto l’occhio indifferente di un crescente numero di spettatori. 

La predatrice
Soggetto e Sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Lola Airaghi 

Thelma è bella, simpatica, intraprendente, amante dell’horror e della pizza. Bloch e Groucho l’adorano. Insomma, sembra la donna perfetta per Dylan e i due sono follemente innamorati. Attenzione, però, mai come in questo caso le apparenze ingannano… 

Tagli aziendali
Soggetto e Sceneggiatura: Chiara Caccivio 
Disegni: Valentina Romeo

La vecchia vita dell’inquilino di Craven Road è finita. Ora il Nostro, abbandonata Londra, abita nella sonnacchiosa cittadina di Stepdorf, dove lavora come impiegato per una grande azienda di elettronica. Un’esistenza che una volta Dylan avrebbe definito semplicemente come un “incubo”. Ma ciò accadeva tanto tempo fa, prima di avere una moglie… e una figlia.

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