Speciale I GRANDI DEL FUMETTO - George Herriman

photo Un gatto col fazzoletto al collo, un cane agente di polizia e un topo armato di mattone. Sono Krazy Kat, Offissa Pupp e Ignatz Mouse: ingredienti base di Krazy Kat, striscia surreale e sublime che dal 1913 al 1944 apparve sui quotidiani americani del gruppo Hearst. L’autore, George Herriman, aveva iniziato occupandosi di grafica decorativa per il Los Angeles Herald, finché non approdò al San Francisco Examiner, sulle cui pagine domenicali produsse una serie di eccentriche tavole in quadricromia. Passato poi al Los Angeles Examiner, convince il redattore delle pagine sportive a lasciargli una striscia quotidiana di riempimento: in questa serie appare Baron Mooch, che contiene nel personaggio del “gattino pazzo”, adottato da un papero, il prototipo di Krazy Kat. Con la serie a tema familiare The Dingbats, invece, Herriman si diverte a isolare, in una piccola striscia posta in fondo, le avventure di un gatto e di un topo, altro annuncio del capolavoro a venire.
vignetta
I tempi sono maturi per dar vita all’epopea di Krazy Kat, per trent’anni ospite delle testate di Hearst, tra strisce quotidiane e tavole domenicali. Il pubblico non lo capisce. Talmente raffinato, talmente folle e bizzarro, da risultare irritante. Tant’è che i lettori cominciano a tempestare di messaggi di protesta la redazione, che a sua volta si rivolge a più riprese all’editore per chiederne la soppressione. Parallelamente alla disapprovazione del pubblico e dei “colleghi”, però, la striscia comincia a conquistarsi la simpatia di alcuni lungimiranti personalità artistiche, fino a vantare una schiera di fan illustri da far invidia: Picasso, Joyce, Capra, Hemingway, Disney, T. S. Eliot, Gertrude Stein, René Clair. Insomma, l’intellighenzia dell’epoca, che giudica l’opera di Herriman quanto meno dadaista. Un poeta e pittore come E. E. Cummings dedicò al fumetto persino un saggio, definendolo «un fulminante melodramma burlesco». Tutto questo grazie alla tenacia di W. R. Hearst, l’editore, che lo difese a tutti i costi e, dopo le lamentele dei lettori, arrivò addirittura a premiare Herriman garantendogli una sorta di vitalizio.

tavola La storia è ambientata nella contea di Coconino, in Arizona, e tutti i luoghi citati da Herriman sono esistenti. Ma cambiano di vignetta in vignetta esasperando il carattere già lunare del paesaggio d’ispirazione, che comprende la Monument Valley e la contea Navajo. Coconino è lo scenario. Il cuore ossessivo, il tormentone della serie, è il desiderio di Ignatz di colpire la testa di Krazy con un mattone. Il topo le prova tutte per riuscire nel suo scopo, ma deve fare i conti col solerte e un po’ ottuso agente Pupp, che ha a cuore l’incolumità dell’innocente Krazy. Se non fosse che lo svampito Krazy è talmente innamorato di Ignatz da interpretare il suo gesto come un caloroso atto d’affetto, e gli inseguimenti del cane e del topo come dei «giochi interessanti». A volte Ignatz la fa franca, spesso finisce in prigione, ancor più spesso la storia prende le pieghe più inaspettate. Il canovaccio è insomma suscettibile di infinite variazioni e la sfida, vinta da Herriman in grande stile, è proprio quella di rinverdire lo schema lasciando ogni volta i suoi lettori rapiti e ammirati.

Krazy parla un linguaggio ibridato e sgrammaticato, pieno di invenzioni e locuzioni prese dalle lingue più varie. Il suo sesso è ancora oggetto di discussione fra gli esegeti e i fan del fumetto, ma Herriman per indicarlo usava indistintamente pronomi maschili e femminili e in un’occasione lo definì «un folletto asessuato». Così com’è, ovviamente, la serie si presta al gioco ermeneutico più sfrenato, e ognuno si può divertire a fornire la propria interpretazione. Ad esempio, si può vedere nel rapporto fra un topo sadico e un gatto masochista un sovvertimento delle “leggi naturali” che l’istanza censoria, incarnata dall’agente Pupp, si preoccupa di combattere; senonché proprio il suo atteggiamento paterno nei confronti del gatto nasconderebbe un affetto contro natura, essendo egli un cane che ama un gatto: una sorta di paradosso che smaschera i limiti della volontà ordinatrice.

O ancora si possono vedere in Krazy e Ignatz le due tendenze opposte dell’animo, una innocente e sognante, l’altra razionale e diabolica, legate fra loro in modo aberrante, e che la coscienza, il Super-Io (ancora l’agente Pupp), cerca inutilmente e continuamente di mettere in accordo. E. E. Cummings, che vede Krazy come un personaggio di genere femminile, chiosa:

«L’eroe e il villano non capiscono o non possono capire la nostra eroina, la fraintendono ognuno a suo modo. Per gli altruisti dal cuore tenero, lei è l’adorabile e indifesa incarnazione della santità. Per gli egoisti dal cuore duro, lei è l’enigmatica e indistruttibile personificazione dell’idiozia. Il benevolo dominatore la vede come una creatura ispirata. Il malevolo sottoposto la vede come il bersaglio ideale. Ma Krazy Kat, grazie a questo duplice fraintendimento, realizza il suo glorioso destino».

Detto questo il fumetto di Herriman è soprattutto un’opera comica, da gustare per il suo lirismo stralunato, quasi un incrocio fra Saint-Exupéry e i fratelli Marx. Perché se Schultz era un esistenzialista allora Herriman era essenzialmente un poeta surrealista. Univa il gusto dell’invenzione a una passione sfrenata per il nonsense, il pastiche linguistico allo scorrere di scenografie caleidoscopiche. Sovvertiva le regole e i generi per creare storie imprevedibili, quasi esoteriche, sempre deliziose.

Il coraggio e la creatività di Herriman hanno aperto le porte agli autori più sperimentali, che vedevano le storie di Krazy e Ignatz come un faro nella nebbia del fumetto di massa. Le migliori opere underground e d’autore del panorama attuale sarebbero inimmaginabili senza la strada tracciata da Herriman: si pensi al gatto Frank di Jim Woodring, ai Mutts di Patrick McDonnell, alle tavole mute del norvegese Jason, al topo Quimby di Chris Ware (autore delle strepitose copertine della nuova edizione di Krazy Kat, targata Fantagraphics), ai vari Berto e Boreto del nostro Stefano Misesti. Ancora oggi, insomma, una sorta di tesoro del fumetto, che si sta riscoprendo negli ultimi anni grazie alla prima riedizione integrale della serie, proposta in Italia dai tipi della Freebooks. A livello istituzionale ed editoriale, segnali dell’importanza che il mondo del fumetto riconosce al lavoro di Herriman se ne trovano un po’ ovunque. Ad esempio, la casa editrice italiana diretta da Igort e dedicata al mondo dei graphic novel (la migliore che abbiamo) si chiama Coconino Press, e non è un caso; mentre uno dei più prestigiosi istituti che ogni anno premia i migliori autori del fumetto mondiale ha un nome inequivocabile: Ignatz Awards.

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