Chimera di Mattotti, l'edizione definitiva

Spesso gli artisti combattono per ultimare l'opera più personale, quella più vicina al proprio inconscio e perciò più faticosa e più pericolosa. E' stato così per Fellini, ad esempio, consumato dal progetto del Viaggio di G. Mastorna, che non riuscì mai a trasformare in film. Alle volte opere di questo genere restano incompiute, come se l'autore non riuscisse ad affrontarne fino in fondo le implicazioni, che richiedono uno straordinario impiego di energie psichiche.

E' il caso di Chimera, opera a sé di Lorenzo Mattotti, realizzata nel 1999 e pubblicata deliberatamente incompiuta. Un viaggio negli oscuri paesaggi interiori, affidati a un feroce bianco e nero, per Mattotti la tecnica ideale per rappresentare l'inconscio. I temi centrali della sua poetica - il sogno, la fiaba, il mito - emergono in un mondo espressivo in cui a dominare è il segno e l'arte sequenziale si libera della parola per tornare alla sua essenzialità comunicativa. "Non avevo più la concentrazione per andare avanti - dice Mattotti -. Pubblicai il libro pensando che quello era il suo destino. Del resto era una storia senza testo. Ognuno poteva guardarla con piena libertà creativa e magari immaginare un finale in proprio".

Ma poi accade che la scorsa estate l'autore riprende in mano il progetto e decide di ultimarlo. La nuova edizione, quella definitiva, è pubblicata oggi in tandem da Coconino e Fandango e conta ventiquattro tavole in più rispetto alle trenta originarie. "A ripensarlo adesso è stato molto faticoso ricominciare. E reggere così a lungo quella tensione. Calandomi dentro al mio mondo parallelo da cui non so mai se riuscirò a tornare indietro". Chimera è un'opera imperdibile, prepotentemente lirica ed ermetica, lo scrigno segreto dell'artista, da cui bisogna lasciarsi trasportare senza fare domande, seguendo i percorsi muti e inquietanti dell'archetipo.

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