Non solo Rigor Mortis: Comicsblog intervista Riccardo Crosa

Siracusano di nascita ma ravennate d’adozione, Riccardo Crosa è stato ospite di Riminicomix lo scorso 19 luglio in compagnia dello sceneggiatore Federico Memola. Lo abbiamo incontrato al termine dell’incontro ufficiale calendarizzato dalla kermesse per rivolgergli qualche domanda.

Non solo Rigor Mortis: Comicsblog intervista Riccardo Crosa

Siracusano di nascita ma ravennate d’adozione, Riccardo Crosa è stato ospite di Riminicomix lo scorso 19 luglio in compagnia dello sceneggiatore Federico Memola. Lo abbiamo incontrato al termine dell’incontro ufficiale calendarizzato dalla kermesse – dal titolo “Quando si dice Rigor Mortis!” – per rivolgergli qualche domanda. E’stata un intervista decisamente travagliata, fra interruzioni continue e “sfratti” (iniziata in sala conferenze, l’intervista si è conclusa con l’autore e la sottoscritta appollaiati sul gradino di un marciapiede!) ma è stato davvero piacevole ed interessante chiacchierare con Crosa e beh, ecco qui l’intervista, buona lettura!

A cosa stai lavorando ultimamente? Sei sempre impegnato nel campo delle illustrazioni o stai sperimentando qualcosa di diverso?
E’ una domanda interessante. Prima (riferendosi alla conferenza) abbiamo parlato di fumetti, ma io non mi occupo solo di fumetti, in realtà. Faccio anche illustrazioni. Attualmente sto lavorando a due serie per il mercato francese. La prima, in tre volumi, si chiama Vigilant ed è per Soleil; l’altra si chiama Synchrone, edita da Le Lombard, in 4 volumi. Oltre a questo, ho un impegno fisso con Focus Junior. E’ una delle mie valvole di sfogo, faccio illustrazioni per bambini. Lavoro anche per i libri di religione di EDB, per cui realizzo illustrazioni di genere fumettistico. Poi, se capita, faccio anche qualche illustrazione su commissione; ma con Mondadori, per adesso, non lavoro più.

Quali sono le tue fonti di ispirazione? Quali sono i tuoi autori preferiti?
A me è sempre piaciuto moltissimo il cinema. Ho sempre amato il fumetto con elementi cinematografici, non tanto quello artistico quanto quello più comunicativo attraverso le immagini, cinematograficamente parlando. Gli autori che ho studiato fino alla nausea sono quelli della mia generazione: Magnus, Moebius, Bilal e comunque molti della scuola francese. Amo alla follia Tin Tin e sono cresciuto con Asterix. Ovvio che quando trovo un disegnatore che mi piace lo studio e cerco di assimilarlo. Quando mi è stato chiesto di disegnare una storia manga – che non è una cosa che mi capita spesso – ho studiato il genere. Non sono un lettore abituale di manga ma mi piacciono moltissimo Otomo, di cui apprezzo lo stile di disegno europeo e molto cinematografico, e Miyazaki. Ho tante passioni, ma come ho detto la principale è il cinema, ho sempre cercato il modo di inserirlo nei miei fumetti. Mi piacevano molto i registi horror degli anni ’80 perché erano dei grandissimi sperimentatori. Sam Raimi, Carpenter… persone che mi hanno insegnato qualcosa di nuovo, che erano grandi artigiani in grado di inventarsi movimenti di macchina ed inquadrature particolari, soluzioni registiche originali. Oggi con i computer si può fare tutto, ma all’epoca…
Non solo Rigor Mortis: Comicsblog intervista Riccardo Crosa

Illustrare giochi molto apprezzati come Rigor Mortis e Sì, Oscuro Signore, non deve essere stato facile. Puoi descriverci con quale approccio ti sei buttato in queste imprese?
Non è stato facile, dici? ...Neanche tanto. Sì, Oscuro Signore nasce dal fatto che non mi piace avere uno stile fisso. Mi piace sperimentare cose sempre diverse. In fondo sono sempre un fumettista più che un illustratore, quindi un segno di contorno c’è sempre – e mi piace che ci sia – però per i giochi ho scelto uno stile di disegno più cartoon esco. Per la copertina di uno dei giochi – che rappresentano un mercato a sé stante, con uno stile particolare – ho lavorato in coppia con un altro disegnatore. Lui ha fatto lo sfondo e io mi sono occupato solo del design dei personaggi. Idem per la plancia del gioco da tavolo, di cui io ho realizzato solo i personaggini.

Parliamo di Rigor Mortis: hai in mente qualche spin-off o ritieni conclusa quella che possiamo considerare come la tua opera più famosa?
No, no, conclusa proprio no. Spin-off avrei tanto voluto farne. Uno lo avevo anche realizzato, una quindicina di anni fa. Avevo creato un robot che viveva nell’inframondo, in mezzo ai demoni. Mai lettori volevano il Rigor… a me sarebbe piaciuto allargare all’infinito il mondo del Rigor e creare nuovi personaggi che vivessero, poi, di vita propria, di ide ne ho sempre avute tante, ma la vita mi ha portato in altre direzioni. Però adesso stiamo tornando a lavorare sul Rigor, concentrandoci su di lui e su alcuni dei vecchi personaggi, aggiungendone anche molti nuovi. Ma per ora non ti posso dire di più.
Sono almeno sei anni che lavoro con case francesi che mi hanno sempre chiesto cose iper-realistiche. A me le sfide piacciono e lavorare su qualcosa che io non scriverei è una sfida che ho sempre raccolto con passione. Ma dopo sei anni sento il bisogno di tornare un po’ alle origini, a lavorare su qualcosa di mio, soprattutto sento il bisogno di tornare a divertirmi. Anche perché il lavoro per i francesi è molto stressante. Le pagine devono essere perfette, non si può sgarrare, non van bene neanche i grafismi: le vignette devono essere tutte perfette. Così ho contattato il mio vecchio editore di giochi e gli ho chiesto come stesse andando il gioco di carte. Mi ha risposto che è sempre andato bene e negli anni le vendite sono sempre state buone. Mi serviva qualcosa che mi offrisse una valvola di sfogo, così gli ho proposto – visto che non sono previste nuove espansioni del gioco – di disegnare delle nuove carte e regalarle via internet una alla settimana. L’editore ha detto sì e così ho fatto, per divertirmi. Da lì è nata l’idea di tornare a disegnare il Rigor. Mi chiedevo cosa potessi fare che non fosse troppo impegnativo, è venuta fuori l’idea delle web comics. Una paginetta a settimana, storie autoconclusive disegnate in modo molto cartoonesco. Quando ne avremo raccolte un po’ stamperemo anche un libro. Da lì è arrivata la proposta di lavorare un nuovo gioco… si sta muovendo tutto in questa direzione. Cosa che mi piace perché non si tratta di un progetto ben definito, è tutto molto liquido ed è un divertimento. Non so se o quando tornerà Rigor oppure no. Per adesso è così.

Dicevi che a parte l’aspetto “carogna” Rigor sei un po’ tu…
Sì, beh, nel senso che quando scrivi un personaggio e non sei uno scrittore come Federico (che nasce come scrittore, mentre io il Rigor mi son trovato a scriverlo quasi per forza) finisci col mettere un po’ di te in tutti i personaggi. E forse sì, anche in Rigor c’è un po’ di me… ma se dovessi essere del tutto come lui mi vergognerei.

Come è stato disegnare su Jonathan Steele della Star Comics?
Conosco Federico da sempre, abbiamo provato a lavorare insieme tante volte, ma quando lui mi contattò per propormi di lavorare con lui - a quei tempi stava lavorando su Zona X – io rifiutai perché non mi sentivo ancora maturo, completo, non riuscivo a disegnare in maniera realistica, non pensavo di esserne capace. Sono nato come disegnatore umoristico, non pensavo di potermi trasformare (ce ne sono pochi che, arrivando dal fumetto umoristico, riescono a disegnare in modo realistico). Mi avevano proposto anche di lavorare su Jonathan Steele edito da Bonelli, ma il mio stile non andava bene. Poi quando Federico si è trovato a lavorare per Star Comics, con meno pressioni sul disegnatore, senza dover rispettare i canoni di Bonelli, è tornato da me e questa volta ho detto sì. Però avevo già altri progetti, un numero intero di Jonathan Steele non avrei potuto farlo. Ho lavorato solo su metà del primo numero. E’ stato un primo passo per me verso il realismo, ho alzato l'asticella. Poi abbiamo collaborato su Agenzia Incantesimi, caratterizzata da uno stile di disegno un po’ più sopra le righe, più cartoonesco. Io mi sono sempre divertito molto a lavorare con Federico e ritengo che l’ultimo extra di Jonathan Steele, sempre una storia di Agenzia Incantesimi, sia uno dei lavori più belli che abbiamo fatto assieme. Sia a livello di storia che di disegno, mi soddisfa… e io non sono mai soddisfatto di quello che faccio…

Come ci hai detto, sei molto attivo anche in Francia, dove il fumetto ha tutt’altra collocazione rispetto al mercato italiano. Quali sono, secondo te, le differenze tra il mercato francese e quello italiano?
In Francia considerano il fumetto un’arte a tuttotondo, al pari della letteratura. Là fumetti vengono venduti in tutte le librerie, in misura uguale ai libri. Da noi, per quanto siamo cresciuti in questi anni, è ancora molto lunga la strada da percorrere. Nelle librerie, in Italia, i fumetti sono relegati in spazi molto piccoli. Un’altra differenza è l’importanza che viene data all’autore. In Italia si segue il personaggio più che l’autore. Siamo cresciuti col fumetto popolare da edicola, leggiamo Dylan Dog ma sono in molti a non ricordarsi che è stato creato da Slavi, e che dopo Sclavi lo hanno disegnato in tantissimi. Mentre in Francia, esiste il concetto di “seguire” l’autore. Come uno scrittore che scrive un romanzo horror, poi passa ad una storia d’amore per poi sperimentare un fantasy… e il fedele lettore a cui piace lo stile di quello scrittore legge tutti i suoi romanzi. In Italia questo non succede quasi mai,salvo qualche piccolo caso sporadico. Quando vai a lavorare in Francia ti trattano come un autore.
Da noi c’è un approccio al lavoro legato ai tempi stretti ed al pagamento tavola. Più tavole fai più ti pagano. Quindi tendi a macinare ed a lavorare più velocemente possibile. In Francia questo è visto come la peste. Lì ci si deve mettere tutto il tempo necessario, la paga è uguale. Molti disegnatori italiani che cercano di lavorare oltralpe non lo capiscono e falliscono. Lì non serve lavorare velocemente ma farlo al meglio possibile, non importa quanto ci metti. I francesi amano guardare ogni singola vignetta, ciascuna deve essere perfetta. Magari tutti quegli sfondi non servono e a noi possono sembrare eccessivi e ridondanti, ma per i francesi deve essere fatto così. Qualcuno ha detto che i disegnatori italiani sono velocisti, mentre i francesi sono maratoneti. Chi è abituato al primo stile difficilmente riesce ad adattarsi al secondo. Mi hanno fatto morire per poi rinascere a quella maniera lì. E’ stato molto difficile, molto traumatico, però alla fine il sacrificio ha pagato. Il fatto di avercela fatta è un’enorme soddisfazione.

Non solo Rigor Mortis: Comicsblog intervista Riccardo Crosa
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