Intervista esclusiva a Daniele Caluri, disegnatore di Nirvana e Don Zauker (ultima parte)

Continua con questa seconda parte conclusiva la chiacchierata con Daniele Caluri. Succose anticipazioni su Nirvana e Don Zauker nonché riflessioni interessanti sul mondo del fumetto. Buona lettura.

Nirvana è una miniserie?
Nirvana
nasce come miniserie bimestrale. Si alterna a Rat-man ed esce nei mesi dispari per 6 numeri. Sia da parte nostra che da Panini è un esperimento. Rat-man è un successo consolidato e meritatissimo, anche perché è fenomenale. Esiste da diversi anni e si è costruito nel tempo la sua fetta di pubblico. Nirvana è un prodotto assolutamente nuovo e destinato a tante persone che non ci conoscono. Don Zauker è un caso editoriale però tutto sommato è nato circoscritto alla Toscana (pubblicato su Il Vernacoliere dal 2003 al 2010); grazie al sito www.donzauker.it si è esteso al territorio italiano, però ha acquisito un’identità diversa con i due albi autoconclusivi pubblicati da Double Shot (ne faremo almeno altri 2, quando avremo tempo). Ma ora parte del pubblico di Don Zauker è anche nuovo e grazie a internet e al passaparola ne è venuto a conoscenza. Nirvana quindi potrebbe piacere per l’impatto, per la novità. Potrebbe però anche scandalizzare e respingere perché è un tipo di umorismo forte, grottesco e sopra le righe per cui tanti potrebbero trovarlo sgradevole. E’ un rischio che ci siamo assunti sia noi come autori che la Panini come editore. Se c’è un merito è questo: hanno avuto il coraggio di investire su larga scala su una cosa rischiosa. Non ci sono tanti editori in giro disposti a rischiare così. Si sono cautelati mettendo il codice rosso in quarta di copertina dal punto di vista legale, rimane però il rischio economico. In realtà Nirvana non è tanto differente da quello che si vede in televisione o al cinema. Il fatto è che il fumetto è percepito ancora da tanti, troppi, come un prodotto per l’adolescenza o l’infanzia o per una nicchia in cui permane l’innocenza. Un modo di comunicare storie tutto sommato innocuo, carino, per bene, mentre invece è un mezzo di espressione come gli altri, come il cinema, come la letteratura, per cui si possono raccontare cose tranquille, soavi ma anche cose grottesche, con un linguaggio adeguato ai tempi. E’ chiaro che se due criminali si rincorrono non si chiamano più come negli Anni ‘50 “lestofante” o “canaglia” ma “carogna”, “pezzo di merda”, “figlio di puttana”. Non è una cosa di oggi, sono decenni che il linguaggio si è adeguato ai tempi, agli altri mezzi di comunicazione. Mentre invece nel fumetto i personaggi si danno ancora del voi. Non ci piace l’idea che debba valere per tutti i fumetti, quindi abbiamo questa volontà di scuotere almeno il fumetto umoristico.

Quindi per Nirvana è già previsto un finale?
Sì, ora che ritorno a Livorno finisco d’inchiostrare il quarto numero che è quello che uscirà a maggio. I primi tre sono già finiti, mancano però gli extra del terzo, dato che abbiamo preteso negli accordi con Panini che nelle restanti pagine (il fumetto è di 46 e l’albo di 64 pagine) non ci fossero solo dei riempitivi e abbiamo proposto l’idea di creare degli extra all’episodio raccontato. Spesso ci divertiamo più a fare gli extra che la storia stessa. E’ un’estensione dell’universo raccontato che ci fa divertire. Nel terzo numero ci sarà una particolare vicenda nel mondo dell’estetica, del body care e del benessere psicofisico e anche lì ci saranno extra a tema.

E’ difficile fare fumetti comici/satirici o adesso è un po’ più semplice?
Non te lo so dire perché veniamo sì dal fumetto umoristico ma comunque eravamo nel recinto. Pubblicando su Il Vernacoliere siamo cresciuti con la dissacrazione nel DNA e abbiamo fatto sempre cose comiche. Poi con Bonelli sono passato al realistico con uno sforzo notevole (tuttora faccio fatica a contenere le espressioni di Dylan Dog e Martin Mystere) però non ho mai abbandonato la vena grottesca, che per è una valvola di sfogo, mi fa sentire libero. Quindi abbiamo sempre trovato la maniera di farlo con il nostro linguaggio, con il nostro humor che ripeto è forte e non piace a tutti. Però in tutto quello che abbiamo fatto non abbiamo mai pensato alle mode, alle vendibilità. Di pensieri tipo “Facciamo Don Zauker, però stiamo attenti che magari facendo questa cosa ci pregiudichiamo questa fetta di pubblico” ce ne siamo sempre fregati. Abbiamo sempre cercato di raccontare una nostra visione delle cose (fa ridere, ma è una cosa serissima) e l’unico modo è facendola in maniera onesta nei conforti del lettore. Per cui ogni progetto che portiamo avanti lo facciamo dentro un quadro che, nonostante i personaggi differenti, è coerente. Il pubblico la riconosce questa cosa e si sentirebbe tradito se noi facessimo qualcosa di diverso. Invece portando avanti la nostra visione ci segue con affetto e speriamo che possa crescere anche grazie all’uso di internet, alla grande distribuzione di Panini e alla grande bontà dei lettori.

Quindi Don Zauker non è finito ma solo sospeso?
Don Zauker è finito nella formula ad episodi brevi, ovvero quella pubblicata su Il Vernacoliere dal 2003 al 2010 in episodi di due pagine mensili (raccolti recentemente in volume NdMe). Da lì l’abbiamo interrotto per fare le storie lunghe perché secondo noi avevamo già detto tutto o quasi in quelle poche vignette a disposizione. Un episodio breve constava di 30 vignette o poco più. Avevamo l’esigenza di raccontare qualcosa di più ampio respiro, non solo nelle dimensioni delle vignette ma anche nelle sequenze, nel numero di personaggi, negli sfondi; pertanto abbiamo fatto degli albi autoconclusivi. Ne abbiamo fatti due, il terzo è in programma ma ci sono due componenti da considerare. La prima: non lo facciamo finché non ci viene un’idea convincente. Non lo facciamo solo perché dobbiamo farlo dato che il pubblico lo chiede. La seconda: io finora tra Bonelli, Nirvana (mancano ancora due albi e mezzo) tempo non ne ho. Se ne parla o per la prossima Lucca Comics o per quella del 2013 addirittura, però sono anche convinto che un periodo di pausa faccia bene. E’ il maggese, lasci il campo a rinutrirsi e poi da buoni frutti.

Quali sono gli autori che vi ispirano?
Abuli e Bernet sicuramente, sia per i testi che per i disegni, perché entrambi hanno un senso della sintesi, una cattiveria, una genialità nell’inventare situazioni e nel caratterizzare personaggi che è unica.
Poi tra gli ultimi sicuramente Garth Ennis perché ha rinnovato il linguaggio del fumetto non solo come linguaggio verbale ma anche come personaggi. E’ molto cinematografico. Tra i disegnatori ci piacciono... ma ce ne sono talmente tanti! Alla fine non ho mai avuto un maestro da imitare perché sono sempre stato affascinato da persone brave. Quindi mi piace sia Bilal, sia Jimenez, sia Mandrafina. Che hanno in comune? Nulla. Breccia, Alfonso Font. Ecco, sono sempre stato più attratto dagli argentini che dai francesi, nonostante Nirvana sia molto francesizzato (anche se c'è tanto Ibañez). Tra gli sceneggiatori appunto Morrison, Ennis, Jason Aaron, autori così. Il discorso è simile: ci sono degli sceneggiatori ottimi (Moore è imprescindibile, unico, non si può catalogare) che ci sembra abbiano rinnovato il linguaggio fumetto adeguandolo al resto degli altri media, dotandolo di una profondità, di una maturità che prima mancava in tante produzioni.

Permettereste che altri autori si cimentassero con i vostri personaggi? O siete gelosissimi?
Quando ci siamo incontrati con la Panini a Mantova Comics a febbraio abbiamo portato loro le bozze del primo numero. Già quello li esaltò, tanto che ci proposero addirittura di farlo mensile. Non acconsentimmo per due motivi: il primo perché già così muoio, il secondo perché non si terrebbero i ritmi e si rischierebbe l’effetto saturazione. Forse ci sarebbe stato il pericolo di bruciarlo. Ripensandoci, però, non sarebbe stato male farmi affiancare da altri disegnatori. Magari io alle matite e gli altri a inchiostrare... non la accantoniamo come idea. Per quanto riguarda Don Zauker che non è un prodotto seriale e quindi è soggetto solo ai tempi che decidiamo noi, non ha bisogno di aiuti. Quindi probabilmente no, come Abuli e Bernet - mi si perdoni il paragone - non affiderebbero ad altri.

Ringrazio il disponibilissimo Daniele Caluri e lo staff del Salerno Comicon per la collaborazione.

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