Giornata Mondiale contro l'Aids, come il fumetto ha affrontato il tema negli anni

Oggi è venticinquesima volta che si celebra la Giornata Mondiale contro l'AIDS, terribile virus che ha mietuto (e continua a mietere) vittime in ogni angolo del mondo. E noi di Comicsblog, per parlare di AIDS, abbiamo provato a ricercare in quanti fumetti è stato trattato l'argomento...

a:2:{s:5:"pages";a:5:{i:1;s:0:"";i:2;s:29:"Il fumetto americano e l'AIDS";i:3;s:29:"L'AIDS nel fumetto giapponese";i:4;s:43:"Jo e le Bande Dessinée che parlano di AIDS";i:5;s:42:"Lupo Alberto e l'AIDS nei fumetti italiani";}s:7:"content";a:5:{i:1;s:1183:" Giornata Mondiale contro l'AIDS Comics Gallery

Essendo un veicolo semplice e veloce per la diffusione di tematiche anche difficili, il fumetto è stato spesso usato per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla prevenzione e i sui rischi che si corrono contraendo il virus dell'HIV. Tralasciando i vari opuscoli informativi a fumetti (ce ne sono stati davvero tanti), abbiamo posto l'attenzione sulle storie a fumetti che hanno parlato di AIDS e HIV in maniera più o meno approfondita, e abbiamo scoperto che tanti autori ed artisti hanno voluto prestare il loro contributo per la lotta al virus. E pur non parlando direttamente dell'argomento, molte testate delle grandi case editrici americane hanno ospitato spesso personaggi sieropositivi che, nella stragrande maggioranza dei casi, non sono riusciti a sopravvivere alla malattia. Andiamo quindi a parlare di queste testate e di questi personaggi, cercando di fare un quadro generale delle pubblicazioni a fumetti dedicate all'argomento.

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Il fumetto americano e l'AIDS

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A molti verrebbe da pensare che i supereroi, simbolo per eccellenza della perfezione fattasi uomo, non si ammalino di malattie riservate ai comuni mortali. Niente di più sbagliato: i lettori delle testate anni novanta della Image Comics ricorderanno sicuramente Shadowhawk (al secolo Paul Johnstone), personaggio creato da Jim Valentino sulle pagine di Youngblood che, per colpa di alcuni criminali, è stato infettato dal virus dell'HIV. Nonostante Shadowhawk non sia un personaggio del tutto positivo, la morte dell'eroe è stata davvero toccante, perché questo ha combattuto la sua ultima battaglia proprio quando l'AIDS lo aveva ormai ridotto ad uno straccio. La stessa sorte è toccata a Jim Wilson, nipote del supereroe Falcon della Marvel e grande amico di Hulk/Bruce Banner: il ragazzo, devastato dal virus, ha chiesto a Bruce Banner di donargli parte del suo sangue per provare a curare la malattia (la sua speranza era che lo stesso principio accaduto a She-Hulk funzionasse anche con lui), ma Hulk fingerà di assecondare i desideri dell'amico per paura di creare un nuovo mostro. Wilson morirà, ma sarà consapevole che Bruce ha fatto questo per il suo bene...

Anche la DC Comics si è occupata dell'argomento e, nel 1994, la casa editrice americana pubblicò un fumetto di sette pagine (disegnato da Dave McKean) che metteva a disposizione gratuitamente a chiunque avesse voluto ripubblicarlo. Inoltre, sulle pagine di Flash, l'eroe scarlatto si prodigava affinché i pregiudizi verso i malati di AIDS non venissero perseguiti dalle persone, redarguendo chi tendeva ad isolare i malati trattandoli alla stregua di lebbrosi. Esiste anche un graphic novel, intitolato Lost Raven, che parla di sieropositività dal punto di vista di chi vive questa condizione ogni giorno con una punta di fantascienza (che non guasta mai). L'autore, Darren G. Davis, è sieropositivo dal 1999, e sicuramente sa bene come si vive in questa condizione così difficile...

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L'AIDS nel fumetto giapponese

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Uno dei manga più famosi che parla di AIDS è sicuramente Deep Love - Ayu no Monogatari (scritto da Yoshii e disegnato da Yoshii Yuu) che, oltre ad essere decisamente toccante, riesce a rendere in maniera splendida l'argomento senza annoiare il lettore. La storia è questa qui: Ayu è una giovane studentessa cinica e disillusa che, per amore dei soldi e della "bella vita", si prostituisce con uomini molto più grandi di lei. La ragazza verrà infettata dal virus e, dopo aver conosciuto un'anziana signora e il nipote affetto da una rara malattia cardiaca, Ayu deciderà di aiutare la donna a curare il ragazzo per permettergli così di sopravvivere.

Sempre da parte della Kodansha (che pare la casa editrice giapponese più sensibile riguardo all'argomento) abbiamo avuto, nel 2008, una storia in due parti intitolata 15 no Yoru, manga che parla di un ragazzo che scopre, da un giorno all'altro, che la sua ragazza è sieropositiva e che potrebbe avergli trasmesso il virus. La storia faceva parte di un programma di iniziative atte a sensibilizzare i giapponesi verso varie tematiche, AIDS incluso (anche se in Giappone, a quanto pare, la malattia non è diffusa come in altri paesi del mondo).

Per il resto, a parte qualche ciclo di storie brevi, in Giappone non c'è mai stato (almeno, fino ad oggi) un personaggio di un fumetto "mainstream" che ha avuto problemi con l'HIV.

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Jo e le Bande Dessinée che parlano di AIDS

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Una delle prime Bande Dessinée che hanno parlato di AIDS in Francia è stata sicuramente Jo, opera che l'autore e disegnatore Derib ha pubblicato per la Le Lombard nel 1991. La storia di Jo è semplice e struggente allo stesso tempo: Jo reincontra il musicista Laurent dopo tanti anni e i due, scoprendosi innamorati, intraprendono una relazione proprio mentre il mondo inizia a parlare di AIDS e di quanto pericoloso possa essere il virus. Laurent scopre che suo fratello è diventato sieropositivo a causa di un ago infetto e, per paura, Jo obbliga il ragazzo a fare il test. Laurent risulterà poi negativo mentre Jo, che aveva deciso di accompagnarlo, risulterà positiva (aveva contratto il virus da una relazione avuta in precedenza). Comincia per Jo un periodo molto difficile della sua esistenza che, per sua fortuna, sarà mitigato dalle cure costanti di Laurent...

Decisamente più distrofico e allucinato è invece Péché Mortel, fumetto del 1989 scritto da Toff e disegnato da Béhé: in un 1996 dove il virus dell'HIV si è diffuso a macchia d'olio tra la popolazione mondiale, è stata creata dal governo francese una milizia che ha come compito quello di cacciare i malati, arrivando persino a percuoterli e imprigionarli in maniera abbastanza brutale. Il sesso è diventato quasi un tabù, ma un dottore riesce a sperimentare una cura per il virus proprio a ridosso delle elezioni politiche. Il finale non ve lo svelo perché è davvero troppo, troppo allucinato!

I francesi, al pari degli americani, hanno dimostrato una buona predisposizione all'uso del fumetto per contrastare la diffusione dell'HIV, proponendo sempre ottimi prodotti che parlano dell'argomento in svariati modi.

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Lupo Alberto e l'AIDS nei fumetti italiani

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In Italia abbiamo avuto un caso decisamente originale perché, e questo i più giovani tra voi non lo ricorderanno, uno dei primi personaggi a parlare di AIDS e HIV da noi è stato nientepopodimeno che...Lupo Alberto! Era il 1992 e, grazie alle strisce di Lupo Alberto, i ragazzi ricevevano consigli dal personaggio su come "fregare il virus" usando le giuste precauzioni, ma nonostante la commissione ministeriale anti-Aids di allora approvò le strisce, il Ministero della Pubblica Istruzione (presieduto da Rosa Russo Iervolino) censurò il fumetto nelle scuole! Inutile dire che questa censura scatenò una serie di polemiche feroci all'indirizzo della Iervolino (con tanto di super-polemica tra il Ministero dell'Istruzione e il Ministero della Sanità, guidato allora da Francesco De Lorenzo)...

Per fortuna quello fu solo un caso isolato e, con il tempo, parecchi enti, autori e case editrici italiane si sono prodigati nel promuovere fumetti che parlano di AIDS e di prevenzione. Uno degli ultimi è Leonèrd, web-series di Gianfranco Fuoco voluta dall'Asl di Varese con l'interessamento dell'Informagiovani (ne ha parlato il nostro Marte qui). Il fumetto è assolutamente gratuito e, cosa abbastanza intrigante, il formato è stato pensato per essere stampato come tovaglietta da ristorante, in modo che questo possa avere la massima diffusione possibile.

Persino Dylan Dog, nel 1998, diventò testimonial della lotta all'AIDS: il comune di Milano fece affiggere in città dei manifesti dove l'indagatore dell'incubo si faceva promotore della prevenzione e, insieme al calciatore Ronaldo (che aveva aderito all'iniziativa), il personaggio è stato usato per sensibilizzare i giovani all'uso del preservativo. ";}}

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