The Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electro: recensione in anteprima del film

Capitolo di transizione, The Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electro si appresta all'uscita in sala a due anni dall'uscita del reboot di Marc Webb. Un accenno sul passato di Peter Parker con uno sguardo sul futuro della saga sul grande schermo

Chi è Peter Parker? A ben vedere è da questa domanda che trae le fila del discoso Marc Webb per il secondo capitolo di The Amazing Spider-Man. Peter è un giovanotto brillante, bonaccione, a tratti incosciente per via dell’età, ma che soprattutto coltiva un segreto. Esatto, quello che conosciamo tutti. Le prime sequenze, tuttavia, scavano più a fondo nel misterioso passato del ragazzo, andando a ritroso di una generazione: a quel punto la domanda diventa «chi è il padre di Peter»?

Quesito dirimente, se non altro per il diretto interessato. Per l’intero film aleggia questa fase di transizione, quella di un giovane che deve ancora capire come destreggiarsi nell’ambito della sua doppia-esistenza; come conciliare le scorribande ad altezza grattacielo, la lotta la crimine, le ore piccole con la vita di un ragazzo con una vita anche troppo ordinaria, prossimo al diploma, con un solo parente all’attivo (zia May) e con una ragazza alla quale si è legato da poco? Una tematica, quella relativa allo sviluppo di Peter/Spider-Man evocata sì, ma lasciata nell’aria; forse per anticipare e dunque eludere il risvolto marcatamente adolescenziale e ridurre il tutto ad un goffo coming-of-age.

Ma allora quale indirizzo per questo atteso sequel? In realtà, anche dopo la visione del film, la risposta resta tutt’altro che definitiva. Non perché il film si presti a chissà quale speculazione, bensì perché a ‘sto giro Webb ha preferito gettare tutto alle ortiche e lasciare che ad occuparsi di certe domande fossero le buon vecchie caramelle per gli occhi. Forse concepito esclusivamente in funzione del terzo, The Amazing Spider-Man 2 si mostra come un capitolo debole nonché un concentrato di CGI pesante, inutilmente pompato, col dichiarato intento di offrire uno spettacolo che non si sa nemmeno fino a che punto sia davvero tale. Qui troveranno ahinoi terreno fertile gli irriducibili detrattori dei cinecomics, quelli del «giocattolone nerd» o tutt’al più «adolescenziale». E avranno comunque torto, ma intanto avranno di che parlare. Vorremmo che così non fosse, però di argomenti stavolta ce ne sono e per certi aspetti sono inattaccabili.

A partire da una sceneggiatura che non esiste, strutturata con troppo scarso discernimento. È l’improponibilità della scrittura il primo e più rilevante elemento che mina a priori la resa di un progetto che parte svantaggiato dal già citato ricorso alla computer grafica - non un male di per sé, ci mancherebbe, ma talmente invasiva da lasciare poco spazio al beneficio del dubbio. Micro e macro passaggi contraddistinti per lo più da una certa gratuità, come un Harry Hosborn novello Nosferatu che compare improvvisamente all’interno di un ascensore o la gestione dei villain e dei momenti in cui a conti fatti divengono tali. I villain. Difficile immaginare un trattamento più banale e controproducente di quello mostrato in The Amazing Spider-Man 2, e questo a prescindere da qualsivoglia aderenza alla fonte. Perché qui, signori, siamo al cinema, e nel processo d’adattamento bisogna tener conto di alcune cose.

Electro che passa dall’idolatria all’odio più sfrenato verso Spider-Man in maniera così comica non ha fondamento neanche se questa fosse la verità ultima sulla sua “mutazione”: il personaggio di Electro è qui un ragazzino di quarant’anni circa, infarcito di cliché ed in rotta con un modo verso il quale coltiva una rabbia repressa bestiale. Finché non viene investito da questo inimmaginabile potere, ed allora ecco la sua immancabile rivincita. Ma la cosa che più lascia perplessi è “come” si consuma questo passaggio, attraverso quali situazioni, battute, finanche sentimenti. Tutto è di una piattezza tremenda, così come piatti sono questi villain che non fanno paura e che invece appaiono goffi, quasi fuori luogo. Personaggi infantili, che oltre a non incutere timore o anche solo reverenza vengono a più riprese sbeffeggiati da Spider-Man, oppure si infliggono da soli certi trattamenti – in maniera, è bene dirlo, rigorosamente involontaria. Perché se l’atteggiamento in fondo cialtronesco dell’Uomo-Ragno ha un suo fondamento e non dispiace, l’accidentale mancanza di credibilità dei suoi nemici ha radice nell’esasperazione smodata di alcune loro peculiarità specifiche. Electro, come in parte accennato, sfascia tutto in preda ad una ribellione riguardo alla quale puerile è il meglio che si può dire: quella tenerezza da disadattato mina a priori la sua portata da "cattivo", a prescindere dalla minaccia che rappresenta.

the-amazing-spiderman-2

Su questa falsa riga si gioca pure l’innesto di Green Goblin, salvato appena da un DeHaan come sempre eccezionale ma che poco poteva fare alla luce di una sceneggiatura che lo descrive senza estro né incisività. Un sodalizio, quello con l’altro villain principale di questo sequel, che trova la sua espressione massima nell’immancabile scontro finale, quando l’avvicendarsi dei due somiglia più a certi picchiaduro di videoludica memoria: round two... fight!

Abbiamo menzionato De Haan. Ecco, ciò che lascia più di tutto l’amaro in bocca è che il cast di questo reboot di Spider-Man è a nostro avviso di gran lunga più azzeccato rispetto alla precedente operazione di Sam Raimi. Garfield è un ottimo Peter/Uomo-Ragno, ed anche Emma Stone è in parte. Ma come soprassedere su un Rhino che poco compare ma che Giamatti (coadiuvato "alla grande" dal doppiaggio italiano) rende alla stregua di un Ivan Drago qualunque, assecondando il tipico russo da barzelletta nostrana? Così come volendo non si può nemmeno glissare su colui che per un po’ ha in “cura” Electro, tale dottor Kafka, il quale ricorda pericolosamente il professor Birkermaier, svalvolato dietologo dell’Università di Jena apparso in Fantozzi contro tutti. Oppure peggio, come inquadrare il vagone fantasma di cui si ha traccia nei giornali dell'epoca (a voi scoprire quale) ma che solo Peter scopre anni dopo?

Quasi tutto in The Amazing Spider-Man 2 appare raffazzonato, privo di mordente. Quello proposto al suo interno è uno spettacolo scialbo, tecnicamente strabordante e proprio per questo scarsamente godibile: a tratti si ha l'impressione di stare assistendo ad un film d’animazione camuffato. Insomma, è questa sua impermeabilità al contesto cinematografico, questo suo volersi ostentatamente porre al di là del mezzo, a piagare in maniera irrimediabile un lavoro che poteva e doveva rispondere meglio ad un primo The Amazing Spider-Man tutto sommato godibile - e che ad ogni modo aveva fatto faville al botteghino. Tanto più insincero nella misura in cui sul finire ci somministra alcune svolte sostanziali (una su tutte), a quel punto però edificate su un terreno, quello costituito dagli eventi che le hanno precedute, troppo incerto.

In piena epoca da cinecomics, perciò, un film come The Amazing Spider-Man 2 lo si digerisce a fatica. Tanto si è fatto, e non dall’oggi al domani, per sradicare la convinzione di certi presunti cinefili e affini per cui un film tratto dai fumetti fosse (o peggio, dovesse essere) nient'altro che un mero prodotto "made for dumbs", sebbene certi puristi abbiano spesso sentenziato che tra un lavoro decente ed uno fedele fosse sacrificabile il primo ed un must il secondo. Da qualunque prospettiva la si guardi, questa seconda iterazione del “nuovo” Uomo-Ragno ci porta indietro di troppi anni; anni di sbandamenti, certo, di scosse d’assestamento, passi falsi e quant’altro. Ma pur sempre un periodo in cui i supereroi al cinema sono cresciuti e si sono imposti non solo come fenomeno di costume buono giusto per far scrivere saggi a certi addetti ai lavori, bensì prodotti appetibili tutto sommato trasversalmente. Tanto più che appena da poco ci siamo lasciati alle spalle il film che è forse il migliore tra i Marvel di sempre, quel Captain America: The Winter Soldier che ha dimostrato come si possa fare intrattenimento ma con criterio. Ci voleva solo qualcuno che ci credesse. Meglio continuare a battere quello di sentiero.

  • shares
  • Mail

I commenti sono momentaneamente disabilitati. Saranno nuovamente abilitati nei prossimi giorni.
Ci scusiamo con i nostri lettori.