Charlie Hebdo, lo staff della rivista chiede una redistribuzione delle proprietà intellettuali

La tragedia del Charlie Hebdo ha aperto gli occhi al mondo, ma soprattutto ha aperto i portafogli di chi ha voluto contribuire a far si che il giornale satirico francese potesse continuare a vivere...

Ne consegue che, vista l'impennata di donazioni da parte di lettori, redazioni, enti, privati e aziende di tutto il mondo, i collaboratori del Charlie Hebdo e le famiglie degli autori scomparsi hanno guadagnato un bel gruzzoletto. La cosa non è un male ed anzi, visto e considerato che ora il Charlie Hebdo è diventata la rivista satirica più famosa del mondo, da ogni parte del globo fioccano proposte di collaborazione e richieste di ripubblicare le vignette di Charb e degli altri autori assassinati in tutti i formati più disparati. Da essere una rivista in chiusura, il Charlie Hebdo è diventata una vera e propria miniera d'oro...una miniera controllata dalla famiglia di Charb, dal nuovo direttore editoriale Riss e da Eric Portheault, socio e co-editore della rivista. E siccome non si vive di sola aria, tutti i collaboratori che hanno lavorato (e che continuano a lavorare) per il Charlie Hebdo hanno richiesto che questo tesoretto venga ridistribuito in parti uguali a tutti i ragazzi che hanno collaborato alla rivista francese. I primi a mobilitarsi sono stati Patrick Pelloux e Luz che, tramite i rispettivi legali, hanno fatto presente alla direzione le osservazioni che sono state poi perorate anche dal resto della direzione. E quando vengono messi in mezzo gli avvocati, le cose diventano sempre molto, molto complicate!

Charlie Hebdo: la satira a colpi di carta bollata

charlie-hebdo-7-gennaio-2015

Se da un lato ritengo che Luz e gli altri abbiano fatto bene a chiedere la redistribuzione degli introiti del Charlie Hebdo per tutti i membri della redazione, dall'altro sento come che gli ideali di libertà di Charb e gli altri autori assassinati siano andati letteralmente in fumo davanti all'odore dei soldi. E ripensando proprio a Charb e al concetto di satira espresso dall'autore scomparso, questa notizia stride tantissimo con la linea editoriale portata avanti dal compianto direttore della rivista che, proprio verso i soldi e il potere che questi esercitano sulle masse, aveva prodotto delle belle vignette che spiegano molto bene "Charb-pensiero" sul denaro. E anche se Luz e la redazione del Charlie Hebdo cercano di rivendicare (giustamente) la proprietà intellettuale delle vignette e dei contenuti pubblicati sulla rivista, a livello temporale la cosa può sembrare sicuramente un modo poco ortodosso per mettere le mani su un patrimonio che, per il momento, è (ingiustamente, purtroppo) nelle mani di poche persone.

Ripeto ancora una volta che Luz e Pelloux han fatto molto bene a chiarire sin da subito che il tesoretto del Charlie Hebdo dev'essere ristribuito in parti uguali, ma credo che la cosa si poteva risolvere anche senza interpellare dei legali che, ben abituati ad usare la carta bollata per esporre le proprie ragioni, possono fare molti danni alla redazione del settimanale parigino. E capite anche voi che, se le iniziative legali andranno avanti, per il Charlie Hebdo le cose potrebbero mettersi molto, molto male. Spero solo che Luz, Pelloux e i ragazzi della redazione riescano a trovare una quadra e a chiudere pacificamente gli accordi con Riss e gli editori della rivista, senza scomodare avvocati e quant'altro.

E visto che ho parlato così tanto di Charb, mi permetto di onorare l'autore scomparso con le immagini del suo funerale (pubblicate da Euronews) dove, tra le altre cose, è stato trasmesso in filodiffusione "L'Internazionale", inno dei lavoratori di tutto il mondo.

via | Bleeding Cool

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