Intervista a Chef Rubio al Festival del Giornalismo: "Vorrei che i bambini leggessero Zerocalcare"

Chef Rubio e ZeroCalcare insieme al Festival del Giornalismo di Perugia. Ecco cosa ci ha raccontato Gabriele Rubini in una intervista.

Nella cornice dell'International Journalism Festival 2015 di Perugia, uno degli appuntamenti più seguiti ha visto confrontarsi Chef Rubio, lo chef Unto e Bisunto di DMAX (canale 52), con il fumettista ZeroCalcare nell'incontro "Social Fighters": come si può coniugare l'impegno sociale con il coinvolgimento del pubblico?
Entrambi avevano già dimostrato l'attenzione e l'impegno sociale attraverso la propria attività: per fare alcuni esempi legati al mondo del fumetto, Gabriele Rubini, a.k.a. Chef Rubio, aveva toccato il tema della sofisticazione alimentare diventando protagonista del fumetto Food Fighter, mentre per Zerocalcare ricordiamo soprattutto il reportage da Kobane per Internazionale. Potete trovare il video dell'intero incontro nel video in apertura dell'articolo.
Durante il festival abbiamo incontrato Chef Rubio, a cui abbiamo rivolto alcune domande.

Può nascere oggi un'alleanza artistica tra i "social Fighters" Rubio e Zerocalcare?

Con Michele ci conosciamo da pochissimo. Una conoscenza che sembra quasi strategica, ma invece è spontanea, perché per vie traverse lui era molto interessato a come mi muovessi nell’ambito della cucina – anche se è lui uno di quelli che si nutre solo plumcake, come tutti sanno –, mentre io l’ho conosciuto tramite un'amica che mi ha detto "da’ un’occhiata alla roba che fa questo tizio, che è un mostro di bravura". All’inizio ero restio a leggerlo perché non avevo tempo, le vignette di primo acchito mi sembravano tutte confusionarie… e invece appena ci ho messo la testa si sono rivelate ricche di contenuto, di spunti. Come succede per i migliori libri, è il libro che ti chiama, non sei tu che vai a scegliere il libro: quindi c’è il momento esatto in cui una cosa t’appassiona, ed è stato così anche con Zero. Da là è partita la ròta perché lui è geniale, mi ricorda gli anni Novanta con le sue citazioni, mi riporta alla mente perfino Kenshiro, e in più ha il potere di saper raccontare ogni tipo di tema, anche il più pesante, senza essere mai sgradevole né superficiale, con una leggerezza che può arrivare anche ai bambini… Anzi, auspicherei che i bambini leggessero Zerocalcare, perché sicuramente in questo modo acquisirebbero un altro punto di vista, e quindi un’apertura mentale maggiore, che non ascoltando solo i propri genitori.

Quale è il grande nemico in comune con Zerocalcare che combatteresti armato di forchette e matite?

Social-fighters

Il nemico comune da combattere con Zero sarebbe sicuramente l’ignoranza, una piaga dilagante. Ma mi piacerebbe che non fossero solo un cuoco e un fumettista a vestire i panni degli antieroi e salvare le anime perse, che spesso non si vogliono nemmeno salvare… comunque, mi piacerebbe contribuire alla lotta all’ignoranza e all’approssimazione; poi a cascata ci sarebbero mille cose da combattere, però credo che queste siano le tematiche che a me e Michele interessano di più. Io posso senz’altro dire la mia per quanto riguarda la tradizione culinaria, ma se mi si lascia parlare ritengo di poter sparare due parole anche sul resto del mondo con qualche congiuntivo azzeccato… e lui con le sue tavole riesce ad arrivare dove magari una persona un po’ più ingessata non ce la fa.

Il fumetto è una vera e propria cultura. Un sacco di persone non riesce ancora a capirlo. Molte delle graphic novel che sono in circolazione, o che stanno uscendo anche di questi tempi, sono dei capolavori, mentre tanti identificano il fumetto ancora soltanto con “Topolino”; senza togliere nulla a Topolino e Paperino, là fuori è pieno di prodotti appartenenti all’ambito fumettistico culturalmente molto rilevanti.

Abbiamo visto la tua videoricetta realizzata in LIS. Come è nato il progetto della cucina nella lingua dei segni? E' stato difficile imparare il linguaggio?

Innanzitutto non ho ancora finito di imparare e non finirò mai. Prima dell’inizio delle riprese di Unti e Bisunti 3 avevo un po’ più di tempo; mi sono interessato alla materia e ho iniziato a studiarla. Le lezioni andavano benissimo, perché ci potevo mettere la testa… poi ti distrai un attimo e ti dimentichi tutto. E' una cosa che va allenata costantemente, la LIS: impararla non è facile perché è tutto mnemonico e ritornare dopo tanti anni dietro i banchi di scuola è complicato; la prima volta ho retto venti minuti, la seconda trenta; insomma è una bella sfida, soprattutto per una materia che richiede di dimenticare l’alfabeto come l’hai sempre conosciuto e di ripartire dall’età di sei anni.

Hai in mente qualche altro progetto che vuoi svelarci in anteprima?

Se dovesse piacere l’idea del video in LIS e qualcuno richiedesse una serie, con più tempo a disposizione mi piacerebbe fare le ricette di altri piatti. Vorrei poter contribuire a far conoscere la situazione in cui si trovano le persone sordomute; ricordiamo che la LIS, la Lingua Italiana dei Segni, non è considerata una lingua ufficiale dallo Stato italiano, per cui coloro che la usano non possono beneficiare di tutta una serie di tutele che invece sarebbero loro utili.

Televisione, internet, fumetti... Non è che prima poi ti vedremo protagonista e ambasciatore della cucina anche al cinema o a teatro?

Non lo so, adesso non ci penso, perché sono già molto preso da altri progetti, ma se dovessi venire chiamato in causa, se mi venissero proposti dei progetti interessanti e qualcuno mi ritenesse all’altezza, ci proverò volentieri!

Si ringrazia Vera Gheno per aver realizzato l'intervista

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