Daniele Caluri ci parla di Don Zauker, Martin Mystere e molto altro - prima parte

Caluri-01In occasione dell'uscita del nuovo albo di Martin Mystere che trovate in edicola a partire da oggi, Il mistero di Caravaggio, sono felice di presentarvi la prima parte dell'intervista esclusiva a Daniele Caluri, autore dall'esperienza ventennale con il Vernacoliere alla sua seconda prova con il Detective dell'impossibile di casa Bonelli. Ma bando alle ciance e partiamo con l'intervista dell'uomo dietro alla ghigna di Don Zauker, Luana la babisitter e molto altro.

ComicsBlog: Partiamo dal principio. Tu hai iniziato la tua carriera professionale giovanissimo, a 14 anni per la precisione, con la collaborazione al Vernacoliere che va avanti da ben 22 anni. Vuoi raccontarci com'è andata? Come sei entrato in contatto con la redazione, come sono stati i primi tempi ecc ecc?

Caluri: Tutto è nato nel più classico dei modi: sui banchi di scuola. In prima liceo, fra me e un compagno di classe c'era una sfida in corso: disegnare vignette, passarsele sottobanco per riuscire a far ridere l'altro e, nel migliore dei casi, farlo buttare fuori dall'aula. Quando ci riuscii davvero, mi venne l'idea di imbucare la vignetta nella cassetta della posta del Vernacoliere, che leggevo già da un paio d'anni. Il mese successivo era pubblicata. Ci rimasi di sasso, ma continuai a imbucare vignette su vignette, rigorosamente nella massima segretezza, e quasi ogni mese molte di esse finivano stampate. Ci vollero tre anni perché mi decidessi a presentarmi in redazione, dove mi proposero subito di diventare collaboratore. Una proposta che - per dirla con don Vito Corleone - non potevo rrifiutare.

L'essere diventato collaboratore a tutti gli effetti mi spinse a buttare su carta miriadi di idee che mi vorticavano per la testa: vignette satiriche, comiche, personaggi assurdi, strisce grottesche, un fermento incessante che mi portò a creare il mio primo fumetto, Fava di Lesso, nel '93. I lettori del Vernacoliere lo gradirono moltissimo, anche se i primi tempi giocavo con la struttura della tavola e i ritmi narrativi in maniera confusa, disordinata e caciarona. Se devo dirla tutta, i primi tempi sono in realtà la maggior parte della mia ultraventennale collaborazione, nel senso che, pur sognando da sempre di vivere facendo l'autore di fumetti, le cose che facevo per il Vernacoliere erano perlopiù un gioco, un divertimento, prima per me che per gli altri. Come dire, scherzavo con le mie cazzatelle sognando però L'Eternauta. E non mi rendevo conto che invece stavo imparando davvero il mestiere. Tant'è che è grazie proprio a Fava di Lesso se sono stato avvicinato da Alfredo Castelli, che mi ha voluto nello staff di Martin Mystère.
Avrei dovuto capirlo prima, ma il Vernacoliere è stata la mia vera e propria palestra.


ComicsBlog: Durante l'ultima edizione dei Premi Micheluzzi tu ed Emiliano Pagani avete dato il bianco grazie a Don Zauker, il vostro personaggio che appare sul Vernacoliere, vincendo tre premi (noi ne avevamo parlato qui). Come ci si sente in questi casi?

Caluri: Basiti. E gratificati, veramente. Quando ci venne comunicato che eravamo candidati in ben tre categorie rimanemmo increduli, per più d'un motivo. Il primo è dovuto alla diffusione poco più che locale del Vernacoliere, che è distribuito in tutta la Toscana e poche altre città, fra cui Roma, Milano, Genova, ecc... e quindi non pensavamo di poter prendere parte ad un riconoscimento così prestigioso assegnato a Napoli, dove ci conoscono in dodici. E sebbene io ed Emiliano sperassimo di poter vincere almeno uno dei tre premi, magari quello per la miglior serie (giusto per la soddisfazione di entrambi), in realtà eravamo già contenti per la nomina.
Quando ci hanno chiamato per dirci che le tre candidature si erano trasformate in altrettanti premi, per giunta con il plebiscito della giuria, siamo rimasti senza fiato. Il secondo motivo dell'incredulità, infatti, è che Don Zauker è una serie cattiva davvero. In breve, presenta le gesta di un sedicente esorcista che ha capito benissimo che l'abito fa il monaco, eccome; lo ha capito e se ne approfitta facendo le cose più spregevoli, cosciente del fatto che la tonaca gli conferisce una specie di immunità universale.

Ovviamente, esagerando al massimo i toni, la serie ci dà la possibilità di fare una doppia satira: una nei confronti di una Chiesa asfissiante, ormai mal sopportata perfino da migliaia di credenti, l'altra nei confronti di certi credenti stessi, che di fronte ad un'autorità ecclesiastica chiudono gli occhi e spengono il cervello.
Quando abbiamo concepito la serie, io ed Emiliano gli abbiamo dato un taglio a nostra immagine e somiglianza, cioè quello della risata ferocissima, irriguardosa, spesso ai limiti del buon gusto. Non riusciamo proprio a produrre qualcosa che ammicchi sbarazzino ma tutto sommato in maniera bonaria, per evitare di disturbare troppo e piacere al più vasto pubblico possibile. Da qui la sorpresa: ci siamo resi conto che probabilmente ha pagato proprio il fatto che la serie sia volutamente un pugno nello stomaco, che abbia scelto di oltrepassare un limite a costo di inimicarsi un bel po' di gente. Tutti gli altri, invece, ringraziano, e noi ringraziamo loro!

ComicsBlog: Nel 2005 è uscita la tua prima storia di Martin Mystere, La tredicesima fatica, sui testi di Alfredo Castelli e a giorni uscirà la tua seconda prova sul Detective dell'impossibile, sempre sui testi di Castelli, Il Codice Caravaggio. Com'è nata questa collaborazione?

Caluri: Come ho accennato prima, grazie alla raccolta delle storie di Fava di Lesso. Con il Vernacoliere ci presentammo a Lucca Comics in uno stand minuscolo con due sole pubblicazioni: l'albo del mio pellerossa e Il libro cuore (forse) di Federico Sardelli. Il successo fu tale che ci spinse a pubblicare negli anni anche le raccolte degli altri miei personaggi, Luana la Bebisìtter, Nedo e dei personaggi degli altri autori. E proprio a quel microstand si presentò Castelli che, da lettore del mensile satirico, conosceva le mie storie ed aveva apprezzato i miei progressi. Ancora mi sfugge cosa lo abbia spinto a collegare Fava di Lesso a Martin Mystère, ma ormai non m'importa più.

ComicsBlog: Attualmente sei al lavoro sulla riduzione del romanzo Michele Strogoff sui testi di Frédéric Brémaud per il mercato francese, un'occasione che sul tuo blog hai definito irrinunciabile e che ti da modo di confrontarti con un mondo editoriale solitamente considerato l'eden del fumetto. Come si entrato in contatto con Brémaud e quando dovrebbe uscire il volume?

Caluri: Non so di preciso quando dovrebbe uscire il volume, so solo che ho nove mesi di tempo per finirlo. Diciamo che a fine anno lo dovrebbero già avere, poi da quel momento non conosco le dinamiche né le tempistiche dell'editore. Il contatto con Frédéric lo devo all'amico Giovanni Rigano, che lavora già da tempo - e con risultati ottimi - con lo sceneggiatore francese. Quest'ultimo cercava un disegnatore realistico per l'adattamento a fumetti di un romanzo di fine '800 (sono stato io a scegliere Michele Strogoff fra una rosa di una dozzina di titoli) e Giovanni ha fatto il mio nome. Gli devo ancora una birra.
Da sei ettolitri.

Domani la seconda parte, con un paio di consigli direttamente dall'esperienza di Daniele e un paio di immagini, non mancate!

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