Tintin: non c'è razzismo secondo la Corte di Appello di Bruxelles

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Mentre tutti i fumetti devono combattere contro la crisi, la carenza di idee, le vendite a picco, il caro Tintin ha ben altro per la testa.

Il personaggio creato da Hergé è stato trascinato in tribunale con terribili accuse. C'è chi considera alcune sue opere non adatte al pubblico di tutte le età, per la presenza di scene razziste e degradanti. Il volume Tintin in Congo ha scatenato un putiferio legale, sollevando l'indignazione di chi ben conosce il fumetto e lo ama per tutte quelle qualità positive che non siamo qui ad elencare. Colpevole o innocente? La Corte d’Appello di Bruxelles ha voluto chiarire una volta per tutte che Tintin non è razzista.

Ci sono sequenze realizzate negli anni trenta che possono legittimamente preoccupare chi ha l'ansia di eliminare dal mondo ogni genere di diseguaglianza, ma adesso possono/devono mettersi il cuore in pace e rileggersi più rilassati l'avventura dove il personaggio si ritrova tra gli abitanti del Congo.

Le parole della Corte di Appello sono chiare e decise a spegnere ogni genere di polemica. Viene ribadito che Hergé ha prodotto un’opera di pura fantasia puntando a divertire i suoi lettori attraverso un umorismo candido e gentile. Tintin rimane la figura di un bravo ragazzo, diversamente da quanto sostenuto da Le Cran (Consiglio rappresentativo delle delle Associazioni dei Neri) e dal congolese Welcome Mbutu Mondondo. Si chiude - speriamo in maniera definitiva - una polemica che va avanti dal 2007, introdotta dalla Commissione per l'uguaglianza razziale inglese (Commission for Racial Equality) che si permise di giudicare l'opera a fumetti e di consigliare a tutte le librerie britanniche di bloccarne la vendita per la presenza di un pregiudizio razziale orribile.

via | Afnews

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