L'Anna Kournikova, la recensione

villain comics

L'Anna Kournikova è un volume della giovanissima casa editrice Villain Comics.

Il primo a credere in questo prodotto è stato Roberto Recchioni (sceneggiatore di Dylan Dog), il quale si è reso disponibile per realizzare la copertina ed ha disegnato una tavola semplice, semplice con uno sfondo arancione che non passa indifferente e riempita semplicemente dalla figura solitaria di una bionda trasandata. Il fumetto L'Anna Kournikova è stato scritto da Michele Monteleone e Stefano Marsiglia, disegnato da Marco Digloria. Grazie a quest'opera, chi ha visto il film Cogan - Killing Them Softly - scritto e diretto da Andrew Dominik e con protagonista Brad Pitt, basato sul romanzo di George V. Higgins - può rituffarsi in quelle atmosfere bastarde e spietate.

Anche gli elementi di base per costruire la storia sono simili: ci sono i giocatori incalliti di poker, ci sono i killer, c'è un protagonista che si ritrova in un gioco più grande di lui e con in mano un mucchio di quattrini spropositato.

Gli sceneggiatori hanno creato Orlando Serpieri, il peggior giocatore della storia, un uomo talmente testardo ed innamorato delle sue carte da essere disposto a perdere anche la dignità. Una figura che parte dal basso per poi conquistare le simpatie dei lettori grazie alla sua capacità di riscatto ed alla sua grinta che gli rivoluzionerà la vita. Nathasha, una prostituta russa, diventa all'improvviso la sua compagna di avventure e lo trascina in un gioco di vendetta, in una caccia all'uomo dove nessuno dimostra di provare pietà. Sangue, sesso, poker giocano sono come dadi sbattuti in un pugno e che una volta sul tavolo creano situazioni narrate con un ritmo squillante, inafferrabile e scorrevole.

Nel noir italiano a fumetti mancava un pezzo così forte, costruito con un taglio cinematografico e disegnato con forme esplosive, disordinate, taglienti. Il dinamismo totale suggerisce quel fuoco interiore, alimentato da sentimenti contrastanti e poco canditi, che anima ogni personaggio. Il poker si respira nell'aria fino all'ultima goccia di sangue. A questo punto bisogna chiedersi: non siamo un po' tutti giocatori incalliti? La vita è e resta un gioco troppo grande e rischioso.

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