Ascensore per l'inferno, Dylan Dog n° 250 - Le recensioni

Kafkiano, per stessa ammissione del protagonista e soprattutto onirico, con una struttura a scatole cinesi, tipica sclaviana, costituita da un racconto che ad incubi fa susseguire altri incubi e così via in un intreccio continuo. Un minimo comune denominatore: un tribunale misterioso, un ascensore ed il ricorrente numero 666.

Si può riassumere così la struttura di "Ascensore per l'inferno", l'ultimo albo di Dylan Dog in edicola, frutto della fatica di Tiziano Sclavi in persona e disegnato da Bruno Brindisi in una versione a colori. Un albo dalla storia decisamente labile, quasi eterea, che più puntare sull'intreccio della sceneggiatura e sul colpo di scena finale vuole invece comunicare al lettore simbolici messaggi sul mistero della vita e della stessa morte attraverso il vissuto del protagonista che, incubo dopo incubo, affluisce dalla memoria per trasformarsi in brevi e kafkiane avventure. Che cosa rappresenta quel tribunale? Chi è quell'affascinante donna che tanto ricorda la Lillie di "Finche morti non vi separi" ma anche Morgana e tante altri amori di Dylan (vedi il Lungo addio)? Chi giudicherà il protagonista e perchè? Tutte domande alle quali la storia risponde solo parzialmente e la cui soluzione, in definitiva, è lasciata al lettore.

Voto: 7. La storia, come detto, è un po' troppo sfilacciata ma cercare di interpretarla è divertente. Il giudizio si alza, però, soprattutto grazie ai disegni di Brindisi.

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