Intervista a Alessandro Bilotta: "La Francia non è un luogo preferibile all'Italia"

alessandro bilotta

Alessandro Bilotta, il giovane sceneggiatore corteggiato dalla grandi case editrici italiane, si è reso disponibile per un'intervista in esclusiva a Comicsblog. Noi ne approfittiamo per presentarvi la sua ultima grande fatica: Il lato oscuro della Luna (le Storie n. 5 della Sergio Bonelli Editore). Alessandro Bilotta, classe 1977, non è un semplice narratore. I suoi soggetti esplorano i vari aspetti dell'animo umano, dipingendo figure non comuni, ma probabili e che intimoriscono il lettore invitato ad approcciarsi ad un realismo crudo, condito da un'ingannevole fantasia.

Prima di conquistare l'odierno e prestigioso ruolo di autore Bonelli, ha scritto “Le strabilianti vicende di Giulio Maraviglia - inventore” (in coppia con Carmine di Giandomenico), andando a vincere il Premio Fumo di China come “miglior nuovo autore di fumetto realistico” e “miglior personaggio”. Ha fatto innamorare tanti di noi con l'opera nota come "La Dottrina", edita da Magic Press, aggiudicandosi con il terzo volume il Premio Attilio Micheluzzi nel 2006, per la categoria “miglior sceneggiatura”. E' stato sceneggiatore e story editor dei cartoni animati di "Winx Club", per poi dedicarsi anima e corpo all'acclamata serie Valter Buio (Star Comics), grazie alla quale nel 2010 si è portato a casa il Premio Romics/Repubblica XL come “Personaggio italiano dell’anno”.

Andiamo adesso a conoscere l'autore attraverso le sue stesse parole, impressioni su un universo fumettistico che gli sta dando grandi soddisfazioni, avendogli riservato un ruolo da protagonista del tutto meritato.

Segue l'intervista integrale ad Alessandro Bilotta, sceneggiatore anche del recentissimo Dylan Dog n. 317 - L’impostore, avventura tetra e che pone sotto i riflettori l'enigmatica mente di un geniale imitatore:



Ho letto Il Lato Oscuro e l'ho trovato un racconto profondo, pungente, in grado di far emergere quei sentimenti nascosti nella scatola dei ricordi, grazie ad una visione dell'infanzia così spontanea e delicata, seppur rivestita da drammaticità. Hai mai pensato di offrire il soggetto del quinto numero de Le Storie per la produzione di un film? Riesci a vedere delle potenzialità del genere o credi sia un bene che rimanga "figlio della Nona Arte"? Credi nel cinema come premio per lo sforzo creativo di uno scrittore di fumetti?

No, non credo in questo, né vedo i diversi campi artistici in una graduatoria. O almeno credo che ognuno abbia una personale classifica. Io sono sempre stato interessato dai libri e dai fumetti, dal leggere e scrivere. In particolare penso che il fumetto migliore sia quello che sfrutti il mezzo tanto da non essere adattabile in altre forme, né ne sia debitore. Miro a questo quando faccio un fumetto, ma non sempre ci si riesce, non sempre è possibile.

bonelli

Il tuo esordio in Bonelli risale al 2004 su Martin Mystère. L'editore italiano è oggi la tua dolce dimora, il luogo dove vieni apprezzato e cullato. Dopotutto sappiamo che hai avuto anche "una residenza estiva": la Francia. Come giudichi l'esperienza francese? Esiste davvero un approccio diverso e pro-autore nel mercato d'oltralpe? Quale buona abitudine deve prendere l'Italia dal mercato Francese per migliorarsi e cosa la Francia da quello Italiano?

Il mio giudizio sugli editori francesi è molto duro ed è strettamente legato al giudizio su un Paese che in questi ultimi dieci anni ho potuto scoprire e che si è fatto conoscere a tutti grazie alle pagine di politica europea. La Francia non è un luogo preferibile all’Italia, non ha un’economia migliore, non ha politici né cittadini migliori dei nostri, lì non c’è una maggiore attenzione nei confronti della cultura, né del sociale, eppure c’è una grande capacità di vendersi, che nasce da un’immotivata fiducia nelle proprie capacità. Di certo questo atteggiamento gioverebbe anche agli italiani, se si impegnassero a valorizzare quello che possiedono e che sono.


autore bonelli

Non sei affatto un autore monotono. Una delle tue doti principali è quella di non limitare la tua creatività e di metterla a servizio di progetti nuovi. La serie Valter Buio, targata Star Comics, è proprio un esempio che caratterizza questa esplosività del tuo carattere che pretende di proporsi al pubblico con prodotti del tutto inediti e originali. Cosa ci dobbiamo aspettare in un prossimo ed in un remoto futuro? Hai in mente di lanciare l'ennesima "novità mangia-premi"?

Dopo Valter Buio ho avuto modo di pensare e di sviluppare nuovi progetti seriali. Credo naturalmente di avere qualche idea interessante, ma i progetti ad ampio respiro, che sono quelli che adesso mi interessano di più, hanno bisogno di editori che gli vogliano molto bene.


Quando hai la possibilità di scrivere su Dylan Dog, ti poni come obiettivo quello di rispettare pienamente l'idea originale di Sclavi o cerchi di personalizzare il personaggio? Hai provato ad aggiungere qualcosa di tuo, un qualche elemento utile per diversificati dagli altri tuoi colleghi?

Penso che uno sceneggiatore che si avvicina a una serie che ha già una storia e delle regole debba soprattutto rispettarle e mantenere viva quella tradizione. Poi certo è importante che chi scrive sviluppi delle storie che sono nelle sue corde perché è così che può rendere al massimo ed è capacità del curatore della serie sfruttarlo in quella direzione. Dylan Dog in particolare è un personaggio complesso perché al suo interno coesistono temi e atmosfere differenti, dall'esistenzialismo più colto all'horror da b movie. Cerco anch'io di muovermi all'interno di questo ampio spettro sviluppando i temi che sento più vicini, ma che sono già tutti presenti nella serie.


star

Degustando il tuo ultimo Dylan Dog n.317, intitolato L'Impostore, si denota una cura rigorosa nella caratterizzazione dei personaggi, anche quelli secondari. La lettura dei dialoghi è attraente, non ci sono parole fuori posto o prese in considerazione come mero riempitivo. Il tutto porta ad una esplorazione psicologica che supporta rigorosamente ed arricchisce la trama stessa. C'è teatralità nei movimenti dei protagonisti, nelle loro espressioni come se tu stesso fossi l'attore principale, pienamente immedesimato nei molteplici ruoli che descrivi. Nascondi da qualche parte una laurea in psicologia?

Sono dei temi che mi interessano molto. I narratori che più mi influenzano sono quelli che danno vita a personaggi tridimensionali con un profilo psicologico approfondito e credibile, che compiono azioni mai scontate.


Dylan Dog ha ancora qualcosa da dire o ha bisogno di una rivoluzione in pieno stile "Nathan Never". Come si fanno a convincere quei lettori che hanno perso entusiasmo?

Penso che Dylan Dog avrà qualcosa da dire finché l’uomo continuerà a farsi domande sulla vita e la morte. I lettori che dicono di aver perso entusiasmo fanno parte di fazioni che difendono tanti tipi di Dylan Dog diversi e sono per questo incontentabili e non troveranno mai soddisfazione. Come dicevamo prima, nella serie coesistono temi e atmosfere differenti, da lì la sua complessità. Un esempio tra tutti? Molti lettori si dicono delusi dal fatto che nessun autore ha scritto storie come Tiziano Sclavi, ed è una tesi che condivido, ma altrettanti adesso stanno criticando ferocemente le storie di Sclavi che leggono nella ristampa di Repubblica. Questa è una delle poche certezze che ho, i primi a non sapere cosa vogliono sono proprio i lettori di Dylan Dog.


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C'è una domanda che ho sempre voluto rivolgere ad un soggettista/sceneggiatore di Dylan Dog. Apparentemente Groucho sembra un comprimario facile da utilizzare, visto il suo ruolo troppo spesso superficiale nelle vicende. Invece c'è quel suo "fattore simpatia" che potrebbe trasformarlo in un personaggio scomodo per voi autori. Per rendere azzeccata la sua caratterizzazione, è necessario iscriversi ad un corso di barzellette o ripassare le puntate dello show televisivo "La sai l'ultima?"? Non tutti possono essere dotati del senso dell'ironia, quindi prima di scrivere le sue battute le sottoponi a qualcuno per testarne l'effetto?

Come per gli altri personaggi, inevitabilmente Groucho acquista un po’ dell’ironia di chi lo scrive. Io sono un po’ più sarcastico e cerco prima di tutto di mettergli in bocca battute che fanno ridere me. Questo è in genere il test più pratico.


bonelli

C'è un giovane autore italiano rivale - in senso positivo - che stimi e credi possa dare tanto al fumetto italiano? Cosa vorresti prendere in prestito dal suo stile per perfezionare il tuo?

Con Francesco Cattani, l’autore di Barcazza, ultimamente ho avuto la fortuna di lavorare e di parlare dei suoi prossimi progetti. È uno sceneggiatore e un disegnatore da cui vorrei imparare uno sguardo nuovo sui personaggi, ma anche sulle inquadrature e il modo di raccontare. Spero soprattutto di poter leggere in futuro molti suoi fumetti.

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