Karigurashi no Arrietty - recensione in anteprima

karigurashi no arietty

Ho avuto il piacere di vedere in Giappone, proprio la sera in cui è uscito nelle sale, Karigurashi no Arrietty, il nuovo film dello Studio Ghibli. Ispirato al romanzo per ragazzi di Mary Norton, vede il debutto alla regia Hiromasa Yonebayashi, naturalmente insieme all'eccelso Hayao Miyazaki, che ha supervisionato l'intera produzione.

La vicenda è ambientata nel Giappone moderno, ma ovviamente non ci si lascia sfuggire l'opportunità di spostare l'azione dalla rumorosa città alla tranquilla campagna. L'inizio dell'anime vede appunto il trasferimento di Shō, un ragazzino che si deve riprendere da una degenza in ospedale, dalla sua città natia ad una bellissima casa di campagna dove abita sua nonna.

Dopo i primi cinque minuti, si resta già fortemente impressionati dall'armonia di disegni, grafica e paesaggi mescolati con musiche assolutamente azzeccate. Il tema del film è infatti ad opera della cantante Cécile Corbel che, con la sua voce, ci emoziona e ci accompagna nei momenti salienti. Mi sono chiesta molte volte cosa si possa dire di questo film senza essere troppo banali. Attenzione agli spoiler dopo il salto.

Partendo dalla trama, organizzata magistralmente, inquadriamo immediatamente i due protagonisti: Shō, ragazzino malinconico e solo, e Arrietty, giovane fanciulla altrettanto sola, desiderosa di fare qualcosa in più nella vita. Arrietty vive con la propria famiglia sotto la casa di campagna della nonna di Shō, è altra qualche centimetro e per vivere prende in prestito tutto ciò che non serve alla famiglia ospitante. Badate bene, non ruba, ma riutilizza molte cose che altrimenti resterebbero dimenticate. La sua cameretta è tutta un fiorire di colori, in totale contrasto con la sua personalità: la piccina si sente inadatta allo stile di vita che conduce e vorrebbe essere più utile alla famiglia andando insieme al padre a recuperare i generi di necessità per la casa.

La madre, una donnetta perennemente spaventata, non può fare altro che farci sorridere: vive nel terrore di tutto, ed è contraria al fatto che la figlia se ne vada in giro da sola, men che meno vorrebbe che il marito la portasse con sè nella casa degli esseri umani.

La prima missione di Arrietty è disastrosa, non tanto perchè mette in pericolo la sua vita, quanto perchè viene immediatamente notata da Shō che le parla vedendola sul proprio comodino, mentre lei tenta di prendere e portare a casa propria un fazzoletto di carta.

I dialoghi non sono mai stati l'interesse maggiore di Miyazaki, che ama soffermarsi sul dettaglio, sul disegno e sull'ambientazione. Posso però garantire che tutti quanti i personaggi sono comunque ottimamente caratterizzati: la malinconia dei protagonisti trasuda dai gesti, dai comportamenti. Non c'è bisogno di dire a parole quello che si può sentire.

Non mi soffermo a descrivervi l'amicizia che nasce tra l'essere umano Shō e Arietty, gli episodi comici e non, quelli che portano alle lacrime, fino all'inevitabile finale. Per nulla scontato, sempre armonioso, rilassante, ti coinvolge completamente portandoti nella splendida campagna giapponese, accompagnandoti perfino con tutti i dettagliati rumori e il suono forte ed insistente delle cicale estive.

I film dello studio Ghibli, non lo nego, mi piacciono praticamente tutti, questo anche avrà un posto speciale nella mia classifica personale: ti lascia il malinconico ricordo quando esci, ti fa scendere una lacrima all'aumentare del volume della musica in alcuni punti focali, ti fa sorridere per le trovate simpatiche nel piccolo meraviglioso mondo di Arrietty. Il libro di Mary Norton è stato definito una delle migliori opere per l'infanzia degli ultimi 70 anni, non esito a dire che il film non è da meno. Assolutamente da vedere appena approderà in Italia.

  • shares
  • Mail

I commenti sono momentaneamente disabilitati. Saranno nuovamente abilitati nei prossimi giorni.
Ci scusiamo con i nostri lettori.