Si è spento a soli 47 anni Satoshi Kon, acclamato regista di Paprika, Tokyo Godfathers e Perfect Blue

Satoshi Kon

Solo cinque ore fa si è diffusa tramite Anime News Network la terribile notizia della scomparsa, a soli 47 anni, del mangaka e pluripremiato regista giapponese Satoshi Kon.

Ne dà annuncio Jim Volwes dell'Otakorp Board of Directors per l'Otakon, con la conferma su Twitter di Masao Maruyama, fondatore di Madhouse, lo studio del quale era diventato una colonna portante grazie a film come Millennium Actress (del 2001), Tokyo Godfathers (2003), Paprika – Sognando un sogno (2006), tratto da un romanzo di Tsutsui Yasutaka, e The Dreaming Machine, opera alla quale stava ancora lavorando.

Dopo aver studiato comunicazione visiva alla Musashino Art University con aspirazioni da pittore, Kon inizia la sua carriera da professionista in qualità di mangaka producendo, nel 1990, La stirpe della sirena (Kaikisen), che desta l'attenzione del grande Katsuhiro Otomo (Akira, Steamboy). L'anno successivo, infatti, il regista nipponico richiede la sua collaborazione al manga World Apartment Horror. Entrambi i titoli, il secondo affiancato agli episodi autoconclusivi “I visitatori”, “Waira” e “Joyful Bell”, sono stati pubblicati in Italia da Star Comics. Realizza invece nel 1995 il breve Seraphim – 266613336 Wings in collaborazione con un altro mostro sacro dell'animazione giapponese, Mamoru Oshii (Ghost in the Shell).

Paprika

Il suo primo approccio al mondo degli anime lo ha nel 1991, proprio in seguito all'incontro con Otomo che gli affida il compito di direttore artistico nel film Rojin Z. Lo stesso ruolo lo ricopre nel 1993 in Patlabor the Movie 2 di Oshii. Nuova importante collaborazione con Otomo tre anni dopo, quando si occupa della sceneggiatura, direzione artistica e del layout in Magnetic Rose, primo corto del film in tre parti Memories, prodotto su idea di Otomo dagli studi congiunti di Madhouse e Studio 4°C.

E' del 1997, con il thriller psicologico Perfect Blue (in DVD Yamato Video), ambientato nel mondo delle idol, il suo debutto come regista. L'opera nasce come OAV destinata al solo circuito dell'home video, ma considerata la sua elevatissima qualità viene distribuita nelle sale cinematografiche e premiata al FantAsia Film Festival di Montréal e al Fantasporto Film Festival di Oporto (in Portogallo).

Staccatosi momentaneamente dal cinema, nel 2004 si prende il tempo di scrivere e dirigere la sua prima, e purtroppo unica, serie televisiva, Paranoia Agent (in Italia per Panini Video). Sviluppata in soli tredici episodi, la serie è un titolo complesso e ricco di simbolismi. Ambientata nella Tokyo odierna in cui un misterioso criminale aggredisce dei passanti a colpi di mazza da baseball, la serie, ammetteva l'autore, è stata un modo di radunare in un un'unica storia diverse piccole idee rimaste escluse dai film, “idee accumulate nel tempo, che non avrei potuto sviluppare diversamente, le ho riciclate e trasformate in Paranoia Agent".

Paranoia Agent

Non meno interessante si preannunciava The Dreaming Machine (Yumemiru kikai in giapponese), lungometraggio in gestazione da oltre due anni, annunciato al Tokyo International Anime Fair 2008. Lo stesso Kon lo descriveva come un'opera originale di sicuro interesse da concretizzare nell'arco di due anni, due anni e mezza. Il target del film, secondo la tempistica annunciata quasi ultimato, è quello dei bambini:

“Sarà una storia per divertire i bambini, ambientata nel futuro. In un anime spesso creiamo un futuro prossimo, che possiamo immaginare, ma questo film è sul futuro del futuro, una storia di miti del futuro. La lettura della storia cambierà in base alla prospettiva dello spettatore e un ragazzo avrà un film d’avventura, mentre un adulto troverà altri significati".

In questo modo, Kon ribadiva il suo particolare interesse per i film fantastici e il “sogno”, uno “strato” diverso dalla nostra realtà che, come diceva in una vecchia intervista, può capitare che ad essa si sovrapponga. I fatti restano fatti, ma sottomessi a una soggettività umana possono trasformarsi! Buon viaggio, maestro Kon!

The Dreaming Machine

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