Le interviste di Comicsblog - Ferramosca e De Francisco (Un Caso di Stalking)

un caso di stalking

Comicsblog ha intervistato Ilaria Ferramosca, sceneggiatrice del fumetto edito da Edizioni Voilier, intitolato Un Caso di Stalking. All'interno dell'intervista troverete anche un intervento a sorpresa di Gian Marco De Francisco, disegnatore dell'opera. Non perdete il booktrailer, posto alla fine di questo articolo ed accompagnato dalla presentazione ufficiale proposta dalla casa editrice! Cliccate qui per iscrivervi al gruppo Facebook di Un caso di Stalking.

Comicsblog: Quale è stato l'input iniziale che ti ha spinto ad impegnarti su un tema delicato come quello dello stalking?

Ilaria Ferramosca: Quando scrivo, solitamente, tendo a raccontare ciò che mi circonda: a volte parlo di episodi personali, inserisco come personaggi gente che conosco, e nel far questo non posso ovviamente prescindere dal contesto sociale in cui viviamo. Purtroppo, nella società odierna, sono sempre più diffusi i comportamenti così detti “disturbati”, “malati”; emerge una sorta di disagio generalizzato e credo sia difficile non notarlo e, di conseguenza, è giusto raccontarlo con i mezzi che si hanno a disposizione: nel mio caso la scrittura, sotto varie forme e stili. Di recente, in ambito narrativo (raccolte di racconti), avevo già parlato delle nuove “sindromi psicologiche”, ritenendo esse frutto dei nostri tempi, e lo stesso ho fatto con il fumetto. Tra tali comportamenti insani, che forse nascono da un bisogno spasmodico di attenzione e considerazione che noi esseri umani proviamo, è annoverato sempre più spesso lo stalking. È per questo che ho sentito la necessità di trattarlo come argomento. Naturalmente a modo mio, con le caratteristiche che mi contraddistinguono nel narrare: il noir, l’introspezione psicologica e la metafora.

Un caso di Stalking

Cb: Per realizzare un soggetto credibile e realista ti sei basata su un particolare caso di cronaca o, dopo uno studio più allargato, hai estrapolato la storia dalla tua fantasia? Hai effettuato approfondimenti normativi?

Ho attinto a molte fonti, tra cui quella personale. L’idea, in realtà, è nata proprio per esorcizzare un episodio reale in cui mi sono trovata e in cui, per fortuna, non ho subìto reazioni estreme, come accade invece al protagonista della storia. Quello che mi è accaduto, di fatto, aveva persino degli elementi che si prestavano al grottesco, ma nella mia mente l’ho rielaborato in “toni noir”, attingendo anche ad altre fonti. Principalmente a episodi di cronaca, in cui erano gli uomini ad essere vittime di stalking; mi sono riferita inoltre a un film francese, visto qualche anno fa, in tempi in cui di stalking si parlava ancora poco. Il titolo è M’ama non m’ama: qui Audrey Tautou interpreta la parte di una ragazza che vive in solitudine e una singola attenzione inaspettata da parte di un suo vicino di casa, un sorriso, la porta a invaghirsi di lui e a immaginare una relazione che esiste solo nella sua fantasia. Tale costruzione mentale, pian piano, la spinge a comportamenti ossessivi verso l’uomo e violenti verso sua moglie.

Cb: L'idea dell'inversione dei ruoli (una donna che tormenta un uomo) è solo un escamotage per accendere l'interesse del pubblico o è più una necessità per lanciare un messaggio sociale di uguaglianza e parità di diritti?

L’idea dell’inversione dei ruoli nasce dal fatto che, a mio parere, questo fenomeno non va classificato come “di genere”; purtroppo accade sia a donne che a uomini essere oggetto di attenzioni morbose, solo che le donne hanno fortunatamente iniziato per prime a denunciarlo. Pian piano, però, anche gli uomini stanno prendendo coraggio nel farlo. Mi incuriosiva, tuttavia, capire il perché di questa reticenza da parte degli uomini nel rivelare di subire stalking. È questo che mi ha spinto a scegliere di narrare la storia da un punto di vista maschile; in più, come anche tu dicevi, mi interessava palesare che ci troviamo dinanzi a un reato, che va quindi trattato come tale, non come un ulteriore elemento discriminatorio tra universo maschile e femminile.

Cb: Le tue storie sono solitamente mature e cariche di emozioni che intendi trasmettere a chi ti legge. È da escludere un tuo impiego su soggetti contenenti avventure spensierate e prive di un particolare spessore? Riusciresti a trovare ugualmente l'ispirazione?

Ti ringrazio per la definizione che hai dato alle mie storie, ne sono lusingata. Devo dire che stranamente questo mi succede con il fumetto, mentre nella narrativa tendo ad essere molto più sdrammatizzante e ironica, pur trattando argomenti altrettanto forti. Non so perché ciò accada, fino a oggi è stato così e non nego di essere al lavoro su un paio di sceneggiature che ancora mantengono questo tono. Eppure sdrammatizzare mi viene facile, in genere, quindi non è escluso che prima o poi, anche nel fumetto, mi dedichi a qualcosa di più leggero e divertente.

Cb: Vivere in Puglia è un'avversità per la carriera di sceneggiatrice? Come sei entrata in contatto con la casa editrice Voilier? Ci puoi dare un parere sul loro operato?

Non credo che le difficoltà, in questo settore, siano prettamente legate a una questione geografica. Ci sono difficoltà oggettive per chiunque decida di intraprendere un’attività di tipo artistico e creativo; di per sé non è facile emergere e lo è ancor di meno nel campo della scrittura, dove c’è un proliferare di editori e di autori, questi ultimi spesso relegati in una sorta di “sottobosco” dell’industria libraria. Forse il mio limite maggiore, in realtà, sono io stessa, il mio carattere. Per natura sono riservata, tendo a non espormi, né a dichiarare apertamente tutto ciò che faccio; invece, in ambito artistico, chi più si fa vedere e fa circolare il proprio nome, avendo il coraggio di proporsi e autopromuoversi, ha maggiori chance. Per chi è come me le cose accadono, ma con minore velocità.

Sono entrata in contatto con Voilier, che all’epoca non era ancora una società, a Piacenza nel 2008, durante un’edizione di Fullcomics; allora Voilier aveva prodotto un solo titolo: “Nuvole rapide” volume 1. Mi sorprese la qualità dei disegni e della stampa, sebbene fosse solo uno spillato. Successivamente ho incontrato di rado Salvatore Primiceri, che ne era il titolare, finché a novembre del 2009 non ebbi modo di ritrovarlo in occasione della fiera “Città del libro”, a Campi Salentina. Aveva ripubblicato “Nuvole rapide” in brossurato, assieme a un altro paio di titoli, e in quell’occasione disse che era intenzionato ad aumentare il numero delle sue produzioni, per cui accettava in valutazione nuove proposte editoriali. In quello stesso periodo collaboravo con Gian Marco De Francisco, scrivendo racconti brevi, da lui illustrati, per una rivista tarantina di cui è editore e avevamo già in mente di realizzare un romanzo a fumetti insieme. Lui, in particolare, era intenzionato a sperimentare e utilizzare un tratto vicino a quello dell’autore di “Nuvole rapide”, Paolo Castaldi, utilizzando però un acquerello esclusivamente digitale. Così gli proposi di raggiungermi in fiera a Campi Salentina, per sottoporre la nostra idea a Salvatore Primiceri. Ora Voilier è cresciuta: come organico, come ragione sociale e come pubblicazioni e non posso esprimere che un parere positivo sul suo operato, visti i riconoscimenti ottenuti da alcuni dei suoi titoli e autori, tra cui spiccano nomi storici del fumetto italiano. In più, cosa non trascurabile, tratta i suoi autori, “grandi” e “piccoli”, allo stesso modo, promuovendoli adeguatamente e dando a tutti la stessa attenzione.

Cb: Quale è stato il tuo fumetto "della svolta" che ti ha fatto render conto delle tue doti e di una maturità acquisita per essere etichettata come professionista? Quale consiglio daresti ad un esordiente intenzionato a dedicarsi con serietà e costanza al mondo del fumetto?

Credo che “la svolta” debba ancora arrivare. Personalmente non mi sento etichettabile come “professionista”, credo di avere altro da imparare e strada da fare e in fin dei conti sono contenta che sia così. Forse per natura non mi sentirò mai un’esperta, perché parto dal presupposto che in ogni cosa ci sia sempre da apprendere e da crescere; per me, poi, il professionismo non è semplicemente relegabile al guadagno, al vivere della propria arte, è qualcosa che va oltre e quell’ “oltre” è un traguardo che andrebbe sempre spostato di qualche metro in più. Altrimenti, una volta raggiunto, si rischia di ritrovarsi senza un obiettivo, senza qualcosa che dia il giusto stimolo creativo. Non mi sento in grado di dare suggerimenti ad altri esordienti, perché io stessa mi ritengo ancora tale. L’unica cosa che posso suggerire è di insistere, di credere in ciò che si fa e utilizzare le critiche come opportunità per migliorare, senza lasciarsi abbattere, benché ciò non sia sempre facile, sono la prima a riconoscerlo.

Cb: Dai un parere sincero sul disegnatore che ti ha accompagnato in questa avventura chiamata Un caso di Stalking. C'è qualcosa che ti ha stupito particolarmente di lui? C'è qualcosa, qualche particolare, su cui dovrà lavorare con cura per raffinare il suo stile e la sua tecnica? (Ti anticipo già che quest'ultima domanda è stata rivolta anche a lui con te come "oggetto della discussione". È sempre interessante avere un giudizio critico dagli interessati).

Mi sono trovata davvero molto bene con Gian Marco De Francisco. Di fatto avevamo già avuto piccole collaborazioni, prima di confrontarci su qualcosa di più lungo e complesso e ribadisco che la trovo un’ottima sinergia, tanto che non nascondo che abbiamo deciso di riprovarci con un nuovo progetto. Di lui mi ha stupito il coraggio nello sperimentare, per questo volume ha adottato uno stile grafico e di narrazione per immagini molto vicino a Eisner. In “Un caso di stalking”, infatti, non è prevista una griglia con una scansione netta per vignette e quest’idea ha dato un andamento quasi cinematografico alla storia. Non nascondo che in un primo momento ne ero perplessa, ma mi sono fidata e devo dire che il risultato mi ha entusiasmata e piacevolmente sorpresa. Immagino che lui stesso desideri lavorare per affinare la sua tecnica, ma non essendo una disegnatrice non posso esprimere un giudizio in tal senso. So che ha ricevuto dei buoni feedback, come anche dei consigli da altri disegnatori ed esperti del fumetto, quindi credo proprio che farà tesoro tanto dei complimenti quanto dei suggerimenti.

A questo punto Comicsblog ha rivolto la stessa domanda al disegnatore De Francisco, per avere un parere sull'autrice!

: Come giudichi il lavoro di Ilaria? Indicaci un suo pregio (tecnico, stilistico) ed un difetto da migliorare.

De Francisco: Mi è piaciuto molto lavorare con Ilaria. Su molti aspetti ci siamo ritrovati in sintonia. Non c’è stato nessuna barricata reciproca nella costruzione del prodotto finale. Il confronto è stato il leitmotiv della nostra collaborazione. Se esigenze visive evidenziavano delle possibili modifiche nella sceneggiatura si è lavorato insieme per valorizzare quel determinato punto.

Da un punto di vista tecnico Ilaria ha poi, una grande capacità di dare spessore ai personaggi. Per un disegnatore è importante lavorare su un character a 360 gradi piuttosto che con una “quinta scenica” ossia con quei personaggi con una gamma di stati emozionali appena abbozzati in sceneggiatura. Forse perché donna, certamente perché brava, ha il suo punto di forza nella capacità di costruire un serio impalcato della personalità dei vari protagonisti.

Se poi devo per forza indicare un difetto nel gioco “bignardesco” della pistola alla tempia, la scrittura di Ilaria non è per tutti. Ha diversi livelli, si perde molto se ci si ferma ad una prima lettura superficiale. Riesce a descrivere gli eventi con semplicità, ma nasconde nella narrazione dettagli e particolari che acquistano senso solo se poi ricercati con consapevolezza e tenacia da parte del lettore. Ma per un pignolo e maniaco del dettaglio come me questo difetto è chiaramente un altro punto di forza. E quindi ho giocato a “salve”.

Segue la conclusione dell'intervista a Ilaria Ferramosca.

Cb: Con questo Comicsblog tutto ti ringrazia per la cordiale disponibilità e ti fa i migliori auguri per l'apprezzabile sforzo creativo con cui è nato Un caso di Stalking.

Io ringrazio di cuore te, Marcello (Marte), e tutto lo staff di Comicsblog. È stato davvero un piacere! Grazie per l’attenzione che avete voluto rivolgere alla nostra storia, che è ancora una piccola creatura e ci auguriamo possa crescere.

La presentazione ufficiale dell'opera:

SINOSSI

Paolo è uno scrittore, entrato in fase di declino e conseguente depressione dopo aver vissuto un periodo di successo. Le attenzioni telematiche di una sua fan, lo portano per un po’ a recuperare l’autostima perduta e gli forniscono lo stimolo per portare a termine un lavoro per il suo editore, lasciato in sospeso ormai da troppo tempo. Tuttavia questo evento, da lui vissuto inizialmente come provvidenziale, si rivela ben presto un vero dramma; la donna, infatti, dopo aver instaurato un rapporto con Paolo mediante lettere e telefonate adulatorie, decide di sottoporre alla sua attenzione un proprio manoscritto. Vedendosi rifilare una risposta negativa dal suo idolo, se pur non priva di tatto, la donna diviene repentinamente minacciosa e aggressiva. Da quel momento, Paolo inizia a essere oggetto di comportamenti ossessivi e morbosi, che lo conducono lentamente in una spirale di angoscia e terrore. A poco a poco inizia a perdere il senso della realtà, tanto da non riuscire più a comprendere se la sua persecutrice sia reale, una proiezione della propria smania per il successo perduto, o una sorta di “mercenaria” appositamente assoldata per portarlo alla follia; i sospetti ricadono, nella sua logica ormai malata, su sua moglie e sul proprio agente letterario. Tale diffidenza, mista al senso di inquietudine, lo trascinano verso una crisi nei rapporti con le persone che lo circondano, cui reagisce in maniera sempre più violenta e autodistruttiva. La vicenda è condotta a metà strada tra il giallo e l’esplorazione psicologica e indaga nel vissuto di chi, in apparenza, dovrebbe vivere un’esistenza di gloria e agi grazie al successo e alla fama, e che spesso ne rimane invece vittima, mettendo inoltre in risalto quanto possa essere difficile, in un caso di attenzioni morbose, essere uomo e rivelare di subire molestie proprio da una donna.
“Nella maggior parte dei casi” commenta infatti il protagonista, “ti verranno a dire che evidentemente hai fatto qualcosa per meritartelo”.

Collana: Oblò – Brossurato 72 pagine b/n – € 10.90 – Uscita: 30 ottobre 2010

Biografia di Ilaria Ferramosca (dal suo blog):

ILARIA FERRAMOSCA, nata a Maglie (Lecce), ha iniziato a scrivere curando alcune rubriche su riviste del settore R.U. Successivamente si è dedicata alla narrativa, vincendo alcuni concorsi nazionali di scrittura con pubblicazione di brani inediti in antologie di autori vari. Con il suo primo libro, "Cambi di prospettive", ha vinto il concorso letterario internazionale "Maestrale S.Marco Marengo d'oro" (terza classificata) nel 2007. La sua seconda raccolta di racconti è "Sindromi e altri fatti d'inchiostro", edita da Akkuaria, premio della giuria al "Tammorra d'argento". Scrive sceneggiature per il fumetto e ha sceneggiato il romanzo grafico noir "Un riflesso nel vetro", per il quale ha ricevuto il premio "miglior sceneggiatore", in occasione del "Gran Premio Autori ed Editori 2010" a Fullcomics 6. Ha collaborato con il periodico Talkink, per il quale ha creato anche il personaggio seriale W.I.L.D. e ha scritto alcune storie (non ancora edite) per il free press mensile Zeto, distribuito nel Lazio. Collabora inoltre con alcune riviste pugliesi (Lecce e Taranto). Da aprile 2010 è coordinatrice editoriale per Edizioni Voilier. Per l'associazione nazionale A&C Artists & Creatives, è coordinatrice delle attività culturali in Puglia.

Sul profilo Facebook di De Francisco leggiamo:

"Bari, Italy.
Mi occupo di spazi virtuali dalle rappresentazioni tridimensionali, agli avatar di Second Life, e di comunicazione pubblicitaria attraverso le illustrazioni.
Per non parlare dell'arredamento d'interni..."

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